Là dove vola il condor Galliani

Là dove vola il condor Galliani

Il condor ha il collo e la testa privi di piume. La pelle è in grado di arrossire rapidamente in risposta a uno stato emotivo. Il colore può variare tra giallastro e arancione, rossastro.

Il fenomeno cromatico è stato osservato chiaramente allo stadio Rigamonti di Brescia il 23 aprile 2011. Nelle tribune centrali riservate alle autorità il volto del condor Adriano Galliani assume una espressione statica, il colore del cranio in pochi secondi si trasforma dal consueto giallo pallido a un rosso accesso. Le mani si muovono all’impazzata. Gli occhi rimangono aperti per diversi secondi, ma non vedono niente.

Robinho, al 38° del secondo tempo, ha appena siglato il gol della vittoria per il Milan contro la squadra di casa. È la marcatura che, anche se ancora non matematicamente, consegna di fatto il diciottesimo scudetto ai rossoneri. Il brasiliano era stato l’ultimo acquisto della campagna di rafforzamento estiva di quella stagione. Era arrivato al Milan il 31 agosto 2010, per 18 milioni, dal Manchester City. Solo tre giorni prima era diventato rossonero Zlatan Ibrahimovic. Entrambi decisivi in quell’annata, entrambi giunti a Milano durante i famigerati “giorni del condor”: il momento finale del mercato, a fine agosto, in cui Galliani plana implacabilmente su nuovi calciatori da aggiungere alla rosa.

L’epopea del condor comincia però due anni prima, nell’agosto 2008 quando, a fine mercato, l’amministratore delegato del Milan porta a casa il cartellino del centralone difensivo dell’Arsenal Senderos. L’acquisto è salutato dalla stampa come un colpo da maestro. Lo svizzero va a puntellare la difesa, secondo i critici il reparto più bisognoso di rinforzi. Durante quella calda estate, a Milanello sono già arrivati Zambrotta, Ronaldinho, Borriello e, dopo la deludente esperienza londinese al Chelsea, un biondissimo e imbolsito Andriy Shevchenko.

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