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Lombardia, la prima regione con una legge sull’home sharing

La Lombardia diventa la prima regione d’Italia ad avere una legge sull’home sharing. Dopo anni di vuoto legislativo e normative poco chiare, cambiano le regole per chi affitta case in maniera occasionale e non professionale. «Abbiamo sempre detto che ci vogliono delle regole, ma che non possono essere le stesse degli albergatori», dichiarano soddisfatti da Airbnb Italia. Il portale online di affitto alloggi, nato in California nel 2008, da mesi ha intavolato una discussione con l’assessore al Turismo di Regione Lombardia, Mauro Parolini, del Nuovo centrodestra. «Un dialogo che andava avanti da quasi un anno con il Comune di Milano e che ha trovato terreno fertile anche in Regione nelle settimane di Expo».

Il testo approvato al Pirellone in materia di turismo, con 40 voti a favore, è lo stesso che in questi giorni ha suscitato critiche e scatenato l’infuocata polemica fra il governatore Roberto Maroni e gli albergatori che accolgono profughi e migranti nelle proprie strutture. Al netto delle polemiche, le nuove norme varate in materia di sharing economy e turismo rappresentano un grande passo in avanti: solo nell’ultimo anno in Lombardia 400mila persone hanno dormito nelle case caricate sulla piattaforma, facendo segnare un clamoroso segno +200 per cento rispetto ai dati dell’anno precedente. E per Airbnb si tratta del quarto anno consecutivo di crescita record.

Il testo approvato al Pirellone è lo stesso che ha scatenato le polemiche fra Maroni e gli albergatori per l’accoglienza dei profughi. Ma sulla sharing economy è un enorme passo in avanti

Inoltre Milano e la Lombardia vanno ad affiancarsi alla lista sempre più folta di città e nazioni in Europa che stanno legiferando in materia di sharing economy. Lo hanno già fatto capitali di prima importanza per il turismo nel vecchio Continente: da Londra ad Amsterdam passando per Parigi e Lisbona.

Fino a oggi, i lombardi che affittavano o condividevano oltre tre alloggi di proprietà dovevano gestirli in forma d’impresa alberghiera. In caso contrario si ricadeva nell’illegalità. Le nuove norme stabiliscono invece che l’home sharing non è classificato come attività professionale e che i residenti in Lombardia sono liberi di condividere le loro case occasionalmente, in cambio di un pagamento.

Rimangono ovviamente dei paletti per chi affitta in più di tre alloggi: bisogna rispettare alcuni standard in materia di igiene, abitabilità e fasce di prezzo, comunicando in anticipo dei minimi e dei massimi. Ad esempio non si viene esentati dalla dichiarazione S.C.I.A. – la Segnalazione Certificata di Inizio Attività – che permette alle imprese di iniziare o modificare un’attività produttiva nei settori del commercio, dell’artigianato o dell’industria. La S.C.I.A invece non è più necessaria per chi affitta le prime e le seconde case. Si deve inoltre compilare un modulo online da inoltrare alla Questura del proprio Comune, per denunciare alle autorità quali e quante persone sono ospitate nella propria abitazione.

Su questo campo serve una collaborazione a tre fra Regione Lombardia, singole città lombarde e servizi di social housing. Bisogna trovare una procedura univoca, che non è ancora del tutto chiara, «ma in ogni caso la nuova legge, per noi, rimane di vitale importanza, perché riconosce l’occasionalità dell’affitto per le prime e seconde case, oltre alla natura non imprenditoriale di questa attività – proseguono da Airbnb – stabilendo degli oneri diversi da chi affitta in materia professionale». Rimangono comunque da stipulare delle assicurazioni di responsabilità civile mentre viene tolto invece l’obbligo di segnaletica fuori dagli appartamenti, oltre ad essere alleggeriti i complessi oneri di notificazione vigenti fino ad oggi.

La legge stabilisce che affittare occasionalmente case non è un’attività professionale. Per gli host molti meno oneri burocratici. Rimane l’obbligo di comunicare alla Questura i propri ospiti 

Sebbene rimangano alcuni punti da definire nelle prossime settimane, la soddisfazione fra gli addetti ai lavori è molta: «Facciamo un plauso al Consiglio regionale per l’annuncio di queste nuove regole», ha dichiarato Matteo Stifanelli, il country manager di Airbnb Italia. Anche Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro del Comune di Milano, che da mesi ha intavolato una discussione con gli operatori della sharing economy, si dice soddisfatta: «Dobbiamo ancora vedere nel dettaglio la nuova normativa, abbiamo chiesto in Regione che ce la inviassero proprio in questi giorni. Ma comunque il fatto di avere finalmente una legge regionale permette, a noi Comune che non siamo ente legiferante, di concludere gli accordi singoli che stiamo prendendo da mesi con le aziende come Airbnb», dice a Linkiesta.

Il riferimento dell’assessore è ai protocolli che, una volta firmati da tutte le parti in gioco, stabiliranno nel concreto alcuni punti fondamentali: la tassa di soggiorno da versare al Comune di Milano (o agli altri Comuni) e la possibilità di utilizzare in futuro gli appartamenti degli host di Airbnb, per affrontare particolari emergenze cittadine. Una su tutte potrebbe essere quella legata proprio alla prima accoglienza di profughi e rifugiati: «Su questo punto specifico non abbiamo ancora raggiunto un accordo. Ma è chiaro che ci si sta pensando».

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