Lista d’attesaPrima dei sondaggi, Vannacci e Onorato devono fare i conti con la raccolta firme

Le due novità politiche del momento dovranno raccogliere almeno 1.500 sottoscrizioni valide per ognuno dei 75 collegi plurinominali. E se passerà lo Stabilicum, bisognerà capire se le firme dovranno essere raccolte anche sui nomi comuni scelti dalle coalizioni

Unsplash

Futuro Nazionale e Progetto Civico Italia sono le due novità più interessanti di questa fase politica, ma prima dei sondaggi devono preoccuparsi della scheda elettorale. Il generale Roberto Vannacci prova a costruire una forza alla destra del centrodestra, capace di contendere voti alla Lega e a Fratelli d’Italia e di obbligare Giorgia Meloni a guardarsi dal suo stesso fianco. L’Assessore ai Grandi Eventi, Turismo, Sport e Moda di Roma, Alessandro Onorato, tenta l’operazione opposta: dare al centrosinistra una lista civica nazionale per intercettare un elettorato che non si riconosce più nei partiti tradizionali, ma non vuole uscire dal campo progressista. La legge elettorale li tratta nello stesso modo: se vogliono correre da soli, devono dimostrare di esistere nei territori.

Il primo ostacolo non è la soglia del tre per cento prevista dalla legge elettorale, il Rosatellum, ma la raccolta delle firme necessarie per presentare il simbolo nella scheda elettorale. Ne servono da 1.500 a 2.000 per ogni collegio plurinominale in cui la lista si presenta. I collegi sono settantacinque: quarantanove alla Camera e ventisei al Senato. Per una presenza nazionale completa significa raccogliere tra 112.500 e 150.000 sottoscrizioni valide. Non firme raccolte ovunque, ma di elettori del collegio giusto, autenticate, accompagnate dai certificati elettorali e depositate entro i termini previsti. 

Il problema non riguarda i partiti che hanno creato un gruppo parlamentare in entrambe le Camere all’inizio di questa legislatura: dalla maggioranza (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) alle opposizioni (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra), sono comprese Azione e Italia Viva, anche se alle ultime elezioni si sono presentate insieme. Futuro Nazionale e Progetto Civico Italia non hanno questo requisito. Il movimento di Vannacci ha una componente alla Camera dentro il gruppo Misto, “Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free”, nata il 27 maggio e arrivata già a otto deputati, ma non è un gruppo parlamentare autonomo, non esiste al Senato e soprattutto non c’era all’inizio della legislatura. Non parliamo neanche di Progetto Civico Italia, che è stato presentato ufficialmente come partito due settimane fa, il 12 giugno. Se le Camere venissero sciolte con un anticipo superiore a centoventi giorni rispetto alla scadenza naturale della legislatura, le firme richieste sarebbero dimezzate: 750-1.000 sottoscrizioni per collegio plurinominale e tra le 56.250 e 75.000 a livello nazionale.

Tutto quanto detto finora riguarda il Rosatellum. Ma il governo Meloni sta cercando di approvare una nuova legge elettorale, lo Stabilicum che eliminerebbe l’impianto misto con collegi uninominali e quota proporzionale, introducendo un proporzionale con premio di governabilità: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla lista o coalizione arrivata prima in entrambe le Camere, se raggiunge almeno il 42 per cento dei voti validi. In ogni caso non risolverebbe il problema della raccolta firme perché Vannacci e Onorato avrebbero dovuto formare un gruppo parlamentare entro il 31 dicembre 2025. 

C’è poi il nodo delle coalizioni, che per Vannacci diventerebbe decisivo se Futuro Nazionale cercasse un accordo con il centrodestra, mantenendo il proprio simbolo. Con il Rosatellum, ogni coalizione presenta nei collegi uninominali candidati comuni, sostenuti da tutte le liste alleate. Una lista nuova non esonerata che vuole entrare nella coalizione deve quindi raccogliere le firme su moduli che riportano anche quei nomi. Ma i candidati comuni sono il prodotto di una trattativa tra partiti e spesso vengono chiusi solo a ridosso del deposito delle liste. Per Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, esonerati dalla raccolta firme, il ritardo è gestibile. Per Futuro Nazionale no: prima di andare nelle piazze deve avere moduli completi, poi raccogliere le sottoscrizioni, farle autenticare, ottenere i certificati elettorali e depositare tutto entro i termini. Se i nomi arrivano tardi, non si accorcia la trattativa: si accorcia il tempo per raccogliere firme valide. Un problema che avrà sicuramente Progetto Civico nel campo largo: i partiti maggiori possono permettersi di definire gli accordi all’ultimo, mentre una lista non esonerata deve avere i moduli pronti molti giorni prima.

Se venisse approvata la nuova legge elettorale, il problema cambierebbe forma ma non sparirebbe. I collegi uninominali verrebbero superati, ma al loro posto entrerebbero le liste circoscrizionali comuni per il premio di governabilità: elenchi di candidati legati alla coalizione, da presentare nelle circoscrizioni interessate. Anche questi nomi dovrebbero essere concordati dagli alleati. Il testo della riforma prevede che, in caso di coalizione, le liste circoscrizionali siano le stesse per tutti e siano presentate da ciascuna lista coalizzata. Non chiarisce però in modo netto se questi nomi debbano comparire anche nei moduli di raccolta firme delle liste non esonerate.

È una zona grigia con effetti concreti: se quei nomi dovessero stare nei moduli, Futuro Nazionale o Progetto Civico Italia non potrebbero iniziare la raccolta finché la coalizione non avesse chiuso anche quelle candidature comuni. Se invece bastasse la firma del legale rappresentante della lista, con l’accettazione dei candidati indicati dalla coalizione, la raccolta firme potrebbe riguardare solo le liste nei collegi plurinominali. La differenza è enorme: nel primo caso i partiti grandi potrebbero rallentare di fatto le liste nuove; nel secondo, la raccolta firme resterebbe autonoma e più gestibile.

X