C’è del calcio in Palestina

Tra Cisgiordania e Gaza, il pallone continua a rotolare nonostante le difficoltà, e diventa una via per sublimare il conflitto

Gerusalemme, data e luogo imprecisati.

C’è un’aria strana per le strade di Gerusalemme. La città, sempre affollata di turisti e religiosi di ogni tipo sembra immobile, come in un fermo immagine. Nessuno in giro per la strada, nessuno dentro chiese, sinagoghe o moschee. La Città santa, come viene ribattezzata già dalle prime crociate, per un attimo sembra aver distolto lo sguardo dalla sua sacralità e distrattamente si concentra su un punto specifico della sua zona Est.

Il ragazzo palestinese ha l’aria decisa, guarda dritto davanti a sé. Guarda lui, il ragazzo israeliano, con aria di sfida. Gli è già capitato altre volte di incontrare lo sguardo con uno di loro, all’inizio lo distoglieva per paura, poi la paura era diventata sfida. Ora lo guarda con l’aria di chi si sente sicuro, di chi non ha paura, di chi ha, per la prima volta nella sua vita, il futuro nelle proprie mani. L’israeliano guarda il ragazzo palestinese con occhi diversi dal solito. Da sempre gli avevano insegnato che erano un pericolo, che erano una minaccia per il suo paese. Anni e anni di bombardamento mediatico gli aveva fatto diventare una cosa normale il fatto di odiare i palestinesi. In quel momento non c’era odio nel suo sguardo, ma attesa.

Il palestinese inizia a correre verso l’israeliano, lo sguardo è fisso su di lui. La tensione sale, il battito accelera. La corsa si ferma 11 metri prima dell’israeliano. Il ragazzo calcia il rigore che potrebbe dare il pareggio alla squadra palestinese nella sfida tra due squadre giovanili provenienti dagli opposti lati del muro. Durante il calcio il tempo sembra fermarsi. Il pallone scivola sulla destra del portiere israeliano, che intuisce, sfiora, ma non riesce a respingere. Gol. Pareggio.

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