
Se non richiamasse così da vicino l’incubo di Minority Report, potrebbe essere anche una bella notizia. L’azienda di software giapponese Hitachi sostiene (in modo anche abbastanza convinto) di aver messo a punto un sistema per predire il crimine. Cioè per localizzarlo prima che accada, proprio come nel libro (e nel film).
La questione è dibattuta da tempo, i tentativi sono stati anche numerosi ma pochi sono andati in porto. La Hitachi pensa di essere di fronte a una svolta, più o meno buona. Si chiama Hitachi Visualization Predictive Crime Analytics, per gli amici solo PCA, e sarà messo alla prova “in una dozzina di città degli Stati Uniti, tra cui Washington”. Il sistema di videosorveglianza della capitale Usa è, già ora, controllato e gestito dalla Hitachi.
Il meccanismo si basa sull’immensa mole di dati a disposizione delle macchine (trasporti, previsioni, passaggi di persone, dati personali, registri criminali e, soprattutto, conversazioni su social media) e su un programma di machine learning, cioè in grado di “imparare” dai nuovi dati, modificare gli algoritmi di reazione e acquisire nuove informazioni in modo costruttivo.
Le bande criminali, spiegano i portavoce di Hitachi a FastCompany, utilizzano i social – e in particolare Twitter – servendosi di parole chiave per definire luogo e tempi delle loro azioni. Il computer, in grado di analizzare tutti queste informazioni, sa individuare, con sistemi probabilistici, quali parole siano più “sospette” e definire gli obiettivi dei criminali. Le forze di polizia seguiranno le sue indicazioni e pattuglieranno con maggior frequenza le zone considerate più a rischio. Funzionerà? Sarà abbastanza aperto per rispettare i diritti umani? Chissà.