Il nuovo centrodestraDagli immigrati all’Euro, per Berlusconi e Salvini non sarà facile scrivere il programma

Salvini chiede tolleranza zero con i clandestini, ma con gli immigrati Berlusconi ricorda le radici cristiane dell’Europa. Per il leghista il nemico è Renzi, mentre il Cavaliere teme Grillo. La pensano diversamente anche sulla lotta all’Euro e il ritorno alla Lira

Tutti e due sono nati a Milano e tifano il Milan. Entrambi sono convinti sostenitori del presidente russo Vladimir Putin. Sono abili comunicatori. L’uno e l’altro sono inoltre convinti che la leva economica sia la chiave per conquistare gli italiani. Su tutto il resto, o quasi, la distanza fra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini resta ancora da colmare. Il vecchio leader e quello nascente stanno provando a ricostruire il centrodestra partendo da un programma comune. Secondo alcune indiscrezioni il lavoro per stilare un documento condiviso è già stato avviato. E su molte voci la distanza è ancora molta, forse troppa.

Immigrazione. Salvini ha proposto di lasciare a largo i barconi di migranti e radere al suolo i campi rom. Ma per Berlusconi «l’Europa dalle radici cristiane non può voltare le spalle»

IMMIGRAZIONE

Se sulle tasse Lega e FI troveranno facilmente un accordo, sulle politiche per l’immigrazione sarà difficile conciliare il messaggio. Almeno nei toni. Questo è uno dei cavalli di battaglia della Lega. Tolleranza zero contro i clandestini. «È in atto un genocidio del popolo italiano – è il Salvini pensiero diffuso in diverse salse – E il premier Matteo Renzi è complice degli scafisti. Migranti e profughi stanno sostituendo gli italiani in maniera organizzata». Nel recente passato il leader leghista ha proposto dl lasciare a largo i barconi di disperati, ma anche di radere al suolo i campi rom (una volta sgomberati). La stessa ruspa che ha evocato più volte per riportare la “normalità” è divenuta in questi mesi il simbolo della politica leghista. Berlusconi non la pensa esattamente allo stesso modo. Certo, in prospettiva di un accordo con il Carroccio è pronto a introdurre norme più stringenti per le politiche di accoglienza. Eppure le parole del Cavaliere sul fenomeno dei nuovi migranti sono più sfumate. «La situazione oggi è diventata drammatica, l’Europa dalle radici cristiane non può voltare le spalle di fronte a ciò che sta accadendo in Siria e in altri Paesi», ha affermato l’ex premier lo scorso settembre, intervenuto in collegamento con una manifestazione di Forza Italia organizzata dal vicepresidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. Berlusconi ha spiegato senza mezze misure che è necessario «accogliere e distribuire in tutti i Paesi Ue i cristiani perseguitati e i profughi in fuga dalla guerra che sono già entrati nei nostri confini».

EUROPA

Rilancio dell’economia e politiche per l’immigrazione s’intrecciano sul piano della collocazione europea di Lega e Forza Italia, dove le contraddizioni sono le più evidenti. Antieuropeisti convinti, schierati con orgoglio al fianco della francese Marine Le Pen, a Bruxelles i leghisti siedono insieme al Front National nel gruppo “Europa delle nazioni e della libertà”. Matrice comune è lo scetticismo verso questa Unione Europea, con la richiesta revisione di gran parte dei trattati fondativi per “tornare alla sovranità nazionale”. Forza Italia, invece, resta fortemente ancorata al Partito popolare europeo (a cui aderiscono, tra gli altri, gli esponenti del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano). Una vicinanza ribadita anche recentemente, quando lo scorso 22 ottobre Silvio Berlusconi ha partecipato al congresso del Ppe di Madrid. Un incontro che il Cavaliere ha sfruttato per chiarire vecchie incomprensioni con la cancelliera Angela Merkel. «Cara Angela – queste le parole secondo alcune ricostruzioni giornalistiche -, tutto quello che ti hanno riferito è solo frutta di fantasia giornalistica. Sono frasi che non ho mai pronunciato». A giudicare dalle posizioni di partenza, una sintesi tra Lega e Forza Italia sembra difficile. Ma nulla è impossibile. Da questo punto di vista non sembra casuale la richiesta di “meno Europa“ che Silvio Berlusconi ha iniziato a ripetere. A partire dall’ultima manifestazione congiunta di Bologna. Un’apertura che Salvini sembra gradire. «Sono felice che (Berlusconi, ndr) sia venuto – ha spiegato il leader padano al Corriere – E ho apprezzato il fatto che sull’Unione Europea abbia parlato una lingua più vicina alla nostra».

Antieuropeisti convinti, schierati con orgoglio al fianco della francese Marine Le Pen, a Bruxelles i leghisti siedono insieme al Front National nel gruppo “Europa delle nazioni e della libertà”. Forza Italia, invece, resta fortemente ancorata al Partito popolare europeo (a cui aderiscono, tra gli altri, gli esponenti del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano)

EURO

La diffidenza leghista verso l’Europa si concretizza soprattutto nell’avversione alla moneta unica. «Ad oggi con Berlusconi non c’è un accordo, a Bruxelles sediamo su banchi diversi, lui difende l’euro che per noi è una moneta sbagliata». Così sintetizzava Salvini qualche mese fa. Oggi le posizioni dei due leader sembrano meno lontane, ma le differenze rimangono. Dopo aver a lungo tuonato contro la valuta europea, Matteo Salvini sembra aver realisticamente abbandonato la battaglia per il ritorno alla Lira, anche se resta convinto che presto la stagione dell’Euro sarà inevitabilmente archiviata. Eppure, ecco la novità, secondo alcune indiscrezioni Berlusconi avrebbe trovato un possibile punto di intesa. Nelle bozze di programma condiviso a cui sta lavorando l’ex premier, sarebbe allo studio l’ipotesi di una nuova moneta. Una valuta nazionale, parallela all’Euro. Chissà se potrà essere questo il compromesso. E se sarà fattibile.

ALFANO

Dall’Europa al fronte interno. Sarà il perimetro della coalizione di centrodestra – più verso il centro o più verso la destra – uno dei punti caratterizzanti della nuova fase. Sul territorio un’intesa con il Nuovo Centrodestra è già in atto. In Lombardia, ad esempio, la Lega guida la Regione con il sostegno del partito di Angelino Alfano. Sul piano nazionale, però, lo scenario pare irrealizzabile. Anche stavolta le differenze tra Berlusconi e Salvini sono evidenti. Il Cavaliere non ha mai smesso di sognare una ricomposizione con l’ex segretario del Pdl. E ha sempre coltivato l’idea di poter rappresentare l’ala più moderata della coalizione. Nel frattempo è convinto che alcuni ex forzisti che hanno seguito Ncd potrebbero presto rientrare nei ranghi (seguendo le orme dell’ex ministro Nunzia De Girolamo). Certo, anche Berlusconi sa che ormai la prospettiva è quasi impossibile. Alfano e suoi sono già entrati nell’orbita renziana. Salvini, invece, a un’intesa con Alfano non ha mai sperato. Anzi. Il leader padano non perde occasione per confermare la sua incompatibilità con il Nuovo Centrodestra. Ancora una volta è stata la manifestazione di Bologna a chiarire ulteriormente le posizioni. «Con noi – queste le parole di Salvini – un personaggio inutile e incapace come Alfano non ci sarà mai: occupati dei poliziotti, cretino che non sei altro, e lascia perdere la politica che non fa per te». Botta e risposta. «Salvini non è un piccolo uomo – questa la replica del ministro – ma un quaquaraquà incolto e ignorante cui nessun paese al mondo affiderebbe neanche la delega alle zanzare». Minaccia di Roberto Formigoni: «A questo punto siamo al lavoro per uno schieramento autonomo alle prossime Comunali».

TASSE

La ricetta della Lega di Salvini in materia fiscale è chiara da tempo: è l’introduzione di una flat tax, un’aliquota unica del 15%, a cui si accompagna una deduzione fissa di 3mila euro per ogni contribuente o carico familiare. Una rivoluzione fiscale, se fosse realizzata. Alla Camera, peraltro, il gruppo del Carroccio ha già presentato una proposta di legge in tal senso. Berlusconi è d’accordo. Eppure sembra che i suoi consiglieri economici abbiano proposto di alzare l’aliquota al 22%. Differenze minime, certo. Ma sostanziali, viste le cifre in ballo. Nei mesi scorsi sono state avanzate alcune stime: con la flat tax della Lega, rispetto alle entrate attuali di Irpef e Ires, verrebbero a mancare circa 105 miliardi di euro. Una cifra che si ridurrebbe di oltre dieci miliardi di euro con la proposta fiscale di Forza Italia. Non proprio dettagli.

Per il leader della Lega c’è solo un avversario: Renzi. Per il Cavaliere, invece, il vero nemico è Beppe Grillo. Se Berlusconi ha stretto il Patto del Nazareno con il premier, Salvini ha spesso cercato un dialogo con i Cinque Stelle, senza mai riuscirci

DIRITTI CIVILI

C’è però un terreno su cui la Lega è più vicina a Ncd che a Forza Italia. Ed è quello dei diritti civili. Difendere le tradizioni significa abbracciare tutte quelle battaglie conservatrici sul piano etico. La Lega è ufficialmente contro l’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio. È contro l’adozione di bambini da parte di genitori dello stesso sesso. È contro i programmi di educazione al rispetto delle diversità di genere. Su questo, nei convegni in Lombardia ma anche nelle piazze dei Family Day, i leghisti parlano la stessa lingua dei cattolici di Ncd e dei ciellini, con cui collaborano. In questi anni, invece, Forza Italia è approdata a posizioni di maggiore apertura. Complice anche il ruolo della compagna Francesca Pascale, Berlusconi ha sostenuto più volte che lo Stato deve lasciare la libertà di affetto ai suoi cittadini. Difficile trovare una mediazione. Anche perché – attenzione – anche all’interno dei singoli partiti non tutti la pensano allo stesso modo. Attorno a Salvini c’è un’area libertaria che vorrebbe che la Lega non si impicciasse di questi temi e lasciasse libertà di coscienza. Dall’altra parte in Forza Italia in molti non vogliono staccarsi troppo dalla linea della Chiesa. Linea su cui Ncd è invece attestato in pieno.

GRILLO

A dividere idealmente Salvini e Berlusconi è infine l’avversario. Per il leader della Lega ce n’è uno solo: Renzi. Il Cavaliere, invece, considera il premier Pd troppo simile a lui per poterlo definire un nemico. Quindi, il vero “Hitler” (suo copyright) è Beppe Grillo. Se Berlusconi ha stretto il Patto del Nazareno con Renzi, Salvini ha spesso cercato un dialogo con Grillo, senza mai riuscirci. Solo in Lombardia i grillini hanno votato a favore del referendum sull’autonomia regionale offrendo al governatore Maroni i numeri decisivi. Stesso copione in Parlamento, dove Lega e Cinque Stelle si sono trovati più volte sulla stessa barricata in opposizione alla maggioranza. Ma per Salvini e Berlusconi si tratta di un ostacolo per la verità di poco conto. Alla fine un accordo, i due, potrebbero trovarlo così: cercando di recuperare voti sia a Renzi sia a Grillo.

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