Ebreo accoltellato a Milano, la paura è l’unica certezza

Il deputato pd Emanuele Fiano, ex presidente della comunità ebraica, evita di fare allarmismo: «L’obiettivo del terrorismo è di isolare e di fare paura»

L’accoltellamento di un ebreo ortodosso in una strada di Milano ha suscitato grande preoccupazione. Nathan Graff è di nazionalità israeliana e genero di uno dei rabbini della comunità ebraica cittadina. È stato accoltellato da un uomo incappucciato mentre rientrava a casa, la sera del 12 novembre.

Si teme che l’aggressione avvenuta in via San Gimignano sia stata mirata: la vittima (che è stata poi soccorsa e operata, non è più in pericolo di vita) era ben riconoscibile nella sua appartenenza religiosa. Indossava la kippah, tradizionale copricapo degli ebrei osservanti.

Il livello di allerta è stato subito elevato attorno agli obiettivi sensibili, anche se ancora non si sa chi sia l’autore della violenza. E se, appunto, avesse un movente antisemita. L’episodio ha però fatto capire, con il clamore che ne è seguito, quanto gli appartenenti alla comunità ebraica vivano quotidianamente una sensazione di pericolo anche quando il pericolo non si vede: fare piccole cose quotidiane, come portare a scuola un figlio, è anche una questione di sicurezza.

Fino a quando le autorità non stabiliranno il perché dell’aggressione a Nathan Graff, e se c’entri con l’Intifada dei coltelli, la matrice antisemita resta un’inquietante suggestione giornalistica

«Un allarme specifico? No, in questi mesi direi di no, anche se nelle intercettazioni di diverse inchieste emergiamo come un obiettivo», risponde Emanuele Fiano a Linkiesta, deputato del Pd, aspirante sindaco ed ex presidente della Comunità ebraica milanese. Fiano, che nei suoi spostamenti è accompagnato da una scorta, spiega che la Comunità ha valutato di non aprire le scuole all’indomani dell’aggressione ma che poi si è deciso di non farlo. «Non ci sono segnali tangibili, ma – continua parlando delle minacce – i luoghi della comunità ebraica sono sempre presidiati. I nostri bambini e ragazzi sanno fin da piccoli che devono sottostare a sistemi di sicurezza per accedere alle scuole. Mi ha colpito il post di una mamma su Facebook: diceva che i bambini sono entrati a scuola sorridenti come sempre, i genitori si guardavano invece alle spalle».

La famiglia di Fiano è un pezzo di storia. Il padre del deputato del Pd, Nedo, è stato deportato ad Auschwitz e poi a Buchenwald, diventando per le generazioni successive lucido testimone di quelle atrocità.

Fino a quando le autorità non stabiliranno il perché dell’aggressione a Nathan Graff, e se c’entri – come ha ipotizzato più di uno – con l’Intifada dei coltelli, la matrice antisemita resta un’inquietante suggestione giornalistica. Da non sottovalutare, però.

«La reazione deve essere non solo della Comunità ebraica, ma corale»

«Posso solo formulare ipotesi sul dato simbolico della vicenda – risponde Fiano sul caso specifico: è stata accoltellata una persona ben riconoscibile e ben conosciuta. Poi la vicenda potrebbe avere anche altre spiegazioni, anche se non mi sembra di scorgerle. Se ci fosse una matrice antisemita, sarebbe scioccante, perché sarebbe la prima volta in Italia e perché potrebbe collegarsi con altri episodi simili avvenuti altrove, in Francia e in Israele».

Si continua a usare il condizionale. «L’allarmismo va combattuto», riconosce lo stesso Fiano, che nel partito di Renzi è presidente del forum nazionale sulla Sicurezza. Di fronte al sospetto comunque «la reazione deve essere non solo della Comunità ebraica – conclude – ma corale. Lo scopo del terrorismo è di isolare e fare paura».

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