Speciale dopo ExpoTutta la Milano di Sala, il ”sindaco di Expo“ che punta Palazzo Marino

Amici, nemici, alleati e avversari del nome che più di tutti rappresenta l’eredità politica dell’Esposizione Universale. Dietro cui aleggia una sola domanda: ce la farà un “super-tecnico” a diventare il primo cittadino del capoluogo meneghino?

Ci sarà anche un’eredità politica di Expo 2015. Ad avvantaggiarsene di più vuole essere il centrosinistra. È un’eredità che c’entra solo indirettamente con la passerella di capi di Stato e di Governo che si sono fatti un giro fra i padiglioni in questi sei mesi. Se verrà sfruttata, dipenderà dai suoi protagonisti. Dagli elettori. E anche, maligna qualcuno, dalla magistratura rimasta silenziosa dopo il primo maggio. Un fatto è certo, però, ora che i cancelli dell’Expo sono stati chiusi con grandi sorrisi: quasi tutti quelli che hanno lavorato direttamente alla buona riuscita dell’evento milanese godono della piena fiducia del premier Matteo Renzi, che sta facendo progetti per il futuro. Sarà un caso che, nelle stesse ore in cui l’Expo chiudeva, il prefetto Francesco Paolo Tronca, funzionario di più alto grado del Governo a Milano, sia stato scelto per il ruolo di commissario al Comune di Roma dopo l’affaire Marino. È un po’ meno un caso che stia circolando l’ipotesi che Renzi voglia schierare il ministro all’Expo, Maurizio Martina, giovane bergamasco che arriva dalla scuola di Pierluigi Bersani, come candidato presidente della Regione Lombardia nel 2018 (traguardo però lontano e difficile), premiandolo per il suo ruolo di luogotenente del Governo senza smania di prendere la scena.

È inutile girarci troppo attorno: la più concreta eredità politica che Renzi e il Pd vogliono raccogliere dall’Expo è la candidatura del commissario unico Giuseppe Sala a sindaco di Milano.

Ma è inutile girarci troppo attorno: la più concreta eredità politica che Renzi e il Pd vogliono raccogliere dall’Expo è la candidatura del commissario unico Giuseppe Sala a sindaco di Milano. Giuliano Pisapia non ci ha ripensato, non cercherà un secondo mandato. Sala ci sta invece pensando, eccome, a un possibile futuro da sindaco nel Comune di cui è stato anche direttore generale ai tempi del centrodestra. Ora che l’Esposizione universale si è conclusa dovrà dare una risposta definitiva al dilemma politico che si trascina ormai da mesi sotto la Madonnina. I suoi giurano che Sala non ne parlerà fino al 31 dicembre, quando è prevista la scadenza del contratto come amministratore delegato della società Expo. I sostenitori più entusiasti dicono che invece scioglierà le riserve a giorni. Probabile alla fine, se la virtù sta ancora nel mezzo, che Sala prenda una decisione fra qualche settimana, verso la fine del mese di novembre. Non prima di aver ottenuto garanzie sul sostegno che avrà: un super-candidato non può candidarsi a perdere. «Chiunque dice che ho preso una decisione è fuori strada – ha tenuto a precisare prima della cerimonia di chiusura -. Ho bisogno di tempo. Ovviamente ci ragiono, ma voglio prendere una decisione con calma e fare qualcosa che sia per il bene mio ma anche per il bene di chi rappresenterò, che si tratti di un’azienda o di un’istituzione».

Se si mettono in fila gli elogi e i canti delle sirene intonati a Sala in questi sei mesi negli ambienti che contano, sembra comunque che nessuno possa resistergli. Perché ha organizzato un evento mondiale che in tanti pensavano sarebbe stato un fallimento: ha ridotto il faraonico progetto iniziale ma lo ha fatto funzionare, più di 20 milioni di biglietti sono stati venduti, le code di queste settimane per vedere i padiglioni non mentono. E poi perché Sala ha dialogato con tutti, da destra a sinistra, persino coi 5 Stelle che vedono nell’Expo solo un bluff. Ha lavorato con piglio da manager ma anche con la volontà di incidere sui contenuti più politici: la Carta di Milano e il coinvolgimento della società civile sono, per esempio, caratteristiche dell’Expo 2015 che senza di lui non ci sarebbero probabilmente state.

Su chi può contare, dunque, il super-candidato Sala? Sugli ultimi tre capi del Governo, anzitutto. Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi. E, forse, anche su chi c’era prima di loro,

Un’altra definizione di Sala, dunque, è: trasversale. Il candidato alla candidatura a sindaco di Milano per il centrosinistra, che per la cronaca ha 57 anni, viene dal mondo imprenditoriale. Fra gli incarichi ricoperti dopo la laurea in economia aziendale alla Bocconi, un ruolo da amministratore delegato della Pneumatici Pirelli e quello di direttore generale di Telecom Italia. Ma la sua biografia parla anche di altro: nel 2009-2010 è stato direttore generale del Comune di Milano con Letizia Moratti, il sindaco che ha conquistato l’Expo. Poi è arrivata l’ondata arancione di Giuliano Pisapia, e Sala ha goduto della fiducia anche della nuova Giunta come uomo-Expo. Irrobustendo al contempo anche il rapporto con il presidente leghista della Regione Lombardia, Roberto Maroni, con cui i rapporti si sono però raffreddati dopo l’indagine aperta a carico del governatore per sospette pressioni nell’assegnazione di due contratti legati al lavoro per Expo ad altrettante sue collaboratrici. E soprattutto dopo che Maroni ha nominato il suo avvocato difensore, Domenico Aiello, nel cda della società Expo. Maroni in campagna elettorale gli sarà avversario e cercherà di girare al centrodestra l’eredità politica dell’Esposizione.

Su chi può contare, dunque, il super-candidato Sala? Sugli ultimi tre capi del Governo, anzitutto. Mario Monti è il presidente della “sua” Bocconi, che due settimane fa lo ha premiato alla cena annuale dell’università e gli ha pubblicamente manifestato il suo sostegno per quello che vorrà fare adesso. Enrico Letta lo ha nominato, nel 2013, commissario unico per l’Expo, dopo gli anni della diarchia Moratti-Formigoni: con il pragmatismo politico di Letta, Sala dicono abbia molte affinità, non ultima quella delle moderazione e dell’equidistanza dagli estremi. E poi c’è Renzi, e di questo si è già detto: all’attuale capo del Governo piacciono i personaggi di successo che non vivono di politica.

Anche dentro il Partito Democratico, se Sala si candiderà, ci saranno molti delusi: quelli che preferirebbero dialogare con la sinistra appena accennata e quelli che non vogliono imposizioni dall’alto e vivono il commissario come un esterno

Ma questi tre nomi non bastano a diventare un buon candidato sindaco. La mappa dei potenziali sponsor di Sala in città è più ramificata. Dall’ambiente bocconiano, di cui si è detto, all’area cattolica che è pronta a sostenerlo: c’è molta attenzione verso di lui da parte della Chiesa ambrosiana, anche la parte di Cl meno politicizzata potrebbe stare dalla sua parte, spegnendo in partenza gli entusiasmi per una possibile contro-candidatura di Maurizio Lupi per il centrodestra. Poi c’è la macchina del Pd, ovviamente: la segreteria regionale guidata da Alessandro Alfieri sta tessendo la tela per Renzi. Con Sala ci starebbe inoltre quella parte di sinistra che ha partecipato all’Expo dal punto di vista “culturale’”e che si spenderebbe per lui, senza passare per eretica (Carlo Feltrinelli, Salvatore Veca). I grandi vecchi ci hanno già pensato: uno come Piero Bassetti non ha nascosto di vedere nel commissario Expo una scommessa vincente. E infine gioca a favore l’ottimo rapporto, condito di elogi pubblici incrociati anche in questi giorni di chiusura dell’Esposizione, con il sindaco uscente Pisapia, che potrebbe cedergli il suo attuale assessore Cristina Tajani per costruire un ticket più politico.

Tutto così facile? No. Anzitutto, Sala dovrà fare i conti con i problemi che si apriranno proprio a sinistra e che si ritroverebbe a gestire anche dopo un’eventuale vittoria. Lo schema Pisapia non funziona più con Renzi. Il Pd va sempre più verso il centro, e il commissario Expo sarebbe l’incarnazione perfetta di questa prospettiva. Pezzi di sinistra che si sentono davvero di sinistra faranno gara a sé. Rifondazione Comunista, Sel, ambientalisti. E tutto il mondo che ruota attorno a Pippo Civati. Anche dentro il Partito Democratico, se Sala si candiderà, ci saranno molti delusi: quelli che preferirebbero dialogare con la sinistra appena accennata e quelli che non vogliono imposizioni dall’alto e vivono il commissario come un esterno. Il 7 febbraio sono già state convocate delle primarie per il candidato sindaco. Corrono due figure doc come Emanuele Fiano e Pierfrancesco Majorino: accetteranno di recitare un ruolo da comprimari per il bene della ditta? E Sala accetterebbe di recitare con loro?

È un fatto che prima dell’apertura della manifestazione internazionale due manager di primo piano della squadra di Sala sono stati arrestati (Angelo Paris e Antonio Acerbo) con l’accusa di essere al centro di un giro di mazzette. E se finito l’Expo la magistratura tornasse a guastare la festa?

Gli avversari di centrodestra, che ancora non hanno una posizione comune né un candidato, puntano proprio a queste divisioni come elemento di debolezza del super-candidato. Ritengono che i numeri, per Sala, non saranno così scontati. Lo dicono anche alcuni sondaggi basati su una composizione aritmetica degli schieramenti più che sui nomi. Certo, il centrodestra non potrà usare la critica all’Expo come argomento di campagna elettorale, perché il merito del successo è anche loro, visto il ruolo avuto dalla Moratti e dai suoi governatori. Ma più di uno, in Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, è pronto a scommettere che tempo che si arriverà al voto (giugno 2016?) l’ondata di emozione popolare per l’Expo si sarà esaurita. È la Lega che fa campagna elettorale da mesi sui disagi delle periferie, le occupazioni abusive degli alloggi popolari, la paura dei nuovi immigrati. Saranno sicuramente quelli del Movimento 5 Stelle – partendo proprio da questi temi di scontro più veri, i problemi della metropoli che in questi sei mesi non sono scomparsi nonostante la città sia diventata più bella – a cercare di smontare pezzo per pezzo la narrazione dell’Expo. Spulciandone i conti definitivi. E parlando anche della questione morale: è un fatto che prima dell’apertura della manifestazione internazionale due manager di primo piano della squadra di Sala sono stati arrestati (Angelo Paris e Antonio Acerbo) con l’accusa di essere al centro di un giro di mazzette. E se finito l’Expo la magistratura tornasse a guastare la festa?

A Sala, dunque, se si candiderà e vorrà vincere, toccherà di mettersi in sintonia con altri pezzi di città. Nei bar si parla spesso dell’Expo. E’ una gara fra chi ci è andato e chi è dispiaciuto di non esserci riuscito. Ma se si passa dall’altra parte del bancone, i commercianti di Milano, sempre molto attenti all’argomento, dicono di non averci guadagnato granché in questi sei mesi. I musei, sicuramente. Gli alberghi, forse. Qualcosa i bar per i turisti del centro. Ma la barista di zona Fiera (quella vecchia) dice che i suoi clienti sono spesso entrati all’Expo alla sera, con il biglietto a 5 euro, e non sono andati a bersi lo spritz da lei. Il negoziante di camicie e cravatte made in Italy vicino al Duomo sostiene di non averne vendute più degli altri anni. E il titolare della discoteca sostiene che una volta che uno ha speso tutti i soldi all’Expo, l’ultima cosa che poteva fare era permettersi una serata anche dopo.

Sala deve decidere. E quando deciderà si capirà anche quale sarà lo sfidante del centrodestra a caccia di una rivincita sul 2011. Un altro grande manager tipo l’ex ad di Eni, Paolo Scaroni, come vorrebbe Silvio Berlusconi, portando tutto lo scontro politico sui fatti più che sui pedigree politici? O una battaglia identitaria di tutto il centrodestra facendo leva sull’orgoglio dell’appartenenza? Gli osservatori più cinici aggiungono una terza domanda, che aleggerà per molto tempo: e se Berlusconi giocasse a perdere a Milano, facendo l’alleato ombra di Sala? Se Renzi perdesse nella città di Expo e magari anche a Roma e la situazione precipitasse verso le elezioni politiche anticipate, dicono, il Cav non avrebbe la forza di prepararsi in tempo.

Twitter @ilbrontolo

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