Violenza sulle donne, in Italia le vittime sono sempre più giovani

Secondo il rapporto Eures nel 2014 ci sono stati 152 casi di femminicidio. Spesso avvengono in ambito familiare, quasi sempre all’interno di relazioni di coppia. Nel 90 per cento dei casi l’assassino è un uomo

Nel 2014 in Italia sono stati commessi 152 femminicidi. È un fenomeno drammatico, ancora radicato nel nostro Paese. Rispetto al totale delle vittime di omicidio, le donne rappresentano il 31,9 per cento dei casi. Nel 1990 erano solo l’11,1 per cento. L’assassino è quasi sempre un uomo. Spesso il partner, spinto dalla gelosia o incapace di accettare la fine di una relazione. Del resto, nel 77 per cento dei casi l’omicidio avviene in ambito familiare. A fare luce sul fenomeno è il terzo rapporto Eures sul femminicidio in Italia.

Colpisce un particolare: con il passare degli anni si abbassa l’età media delle vittime. Nel 2013 era pari a 53,4 anni, nel 2014 è arrivata a 50,3. Paradossalmente è in leggero aumento il numero di donne anziane uccise, che rappresenta il 33,6 per cento del totale. Una su tre. A fare la differenza, però, è il crescente numero delle vittime minorenni. Nel 2014 sono state assassinate 13 ragazze sotto i diciotto anni. Pari all’8,6 per cento del totale.

Gran parte dei femminicidi nasce all’interno di relazioni di coppia. Il 59,3 per cento degli omicidi è stato compiuto dal coniuge o convivente della vittima. Una volta su cinque a macchiarsi del reato è stato un ex partner

Il responsabile, si diceva, è quasi sempre un uomo. La percentuale è del 90 per cento. Prendendo in considerazione solo gli omicidi maturati in ambito familiare si sale al 92 per cento. Non sfugge che gran parte dei femminicidi nasce all’interno di relazioni di coppia. Il 59,3 per cento degli omicidi femminili è stato compiuto dal coniuge o convivente della vittima. Una volta su cinque a macchiarsi del reato è stato un ex. Nel 7 per cento dei casi, infine, si è trattato di partner non conviventi.

Ma cosa scatena la follia omicida? Il movente più comune è legato alla gelosia e al possesso. Spesso si tratta di omicidi nati per l’incapacità dei partner a relazionarsi, sono il frutto di gravi disturbi del comportamento. Ricade in questa casistica il 32,5 per cento di tutti i femminicidi familiari considerati dal 2010 al 2014. Il secondo fattore scatenante più frequente è l’estrema litigiosità, che interessa il 20 per cento dei casi. Seguono i disturbi psichici dell’assassino (13,7 per cento). Spesso è fatale, purtroppo, la decisione di interrompere una relazione. Il rapporto Eures si sofferma anche sul tempo intercorso tra la chiusura del rapporto sentimentale e la violenza. Nella maggior parte di questi casi, il 51 per cento, l’omicidio si consuma nel giro di pochi giorni, tre mesi al massimo dall’interruzione del rapporto. Nel 7,1 per cento dei casi il femminicidio viene compiuto nell’arco di tempo che va da 3 a 6 mesi dopo la separazione. Percentuale che sale al 12,5 per cento nel periodo da 6 a 12 mesi.

La mappa delle violenze riguarda tutta l’Italia. La regione più interessata dal fenomeno è la Lombardia, con 30 casi. Seguono Lazio e Sicilia

La mappa delle violenze riguarda tutta l’Italia. La regione più interessata dal fenomeno è la Lombardia, con 30 casi. Seguono Lazio e Sicilia, che nell’anno passato hanno registrato 19 femminicidi. La provincia più violenta è Milano, con 14 vittime. Dopo viene Roma con 13 casi. Secondo l’indice di rischio evidenziato dal rapporto, però, la macroarea più sensibile è il Centro Italia, con 7 omicidi per milione di donne residenti. Segue il Nord, con 4,5 casi. Nel Settentrione, peraltro, il fenomeno è in crescita. Nel 2013 c’erano stati 60 casi, l’anno seguente sono aumentati di cinque unità. Al Sud, invece, i femminicidi sono in calo del 43 per cento. Nel 2013 si erano registrati 75 omicidi di donne, nel 2014 si è passati a 43. Poche le regioni non interessate. Nel 2014 hanno fatto eccezione a questa tragedia solo Friuli, Trentino, Molise e Valle d’Aosta.

Se possibile, in questa vicenda c’è un aspetto ancora più drammatico. Nella maggior parte dei casi si tratta di atti particolarmente violenti. E la dimostrazione è l’arma del delitto. Se negli omicidi volontari lo strumento più utilizzato è l’arma da fuoco, nel caso dei femminicidi la percentuale più alta riguarda le armi da taglio. Il 30,3 per cento.

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