TaccolaLe imprese e il grande boh! sull’industria 4.0

Tre aziende italiane su quattro non stanno formando i dipendenti in vista dell’arrivo dei processi industriali di nuova generazione. Le attese per i benefici dell’Internet delle cose applicato all’industria sono altissime, ma la realtà è che quasi nessun imprenditore sa di che si sta parlando

Che cos’è l’industria 4.0? Che benefici porterà? Di fronte a queste domande l’imprenditore medio italiano annaspa. Immagina che ci saranno grandi progressi per la propria aziende e per tutto il sistema Paese, ma poi se si tratta di indicare dove si aspetta miglioramenti si trincera dietro risposte vaghe. E di sicuro non investe in formazione.

È il quadro che emerge da un’indagine di una società di consulenza specializzata nel “lean management”, la tedesca Staufen, che ha una sede anche in Italia. Il risultato più sorprendente è quello sulla formazione: più di tre quarti del centinaio di società interpellate (di vari settori manifatturieri e dimensioni) ha dichiarato di non offrire alcun corso di formazione sull’argomento, nonostante otto su dieci pensino che il personale non sia preparato a quello che sta arrivando.

Il futuro è quello appunto dell’industria 4.0: il succo è che le nuove tecnologie e in particolare l’Internet delle cose applicato all’industria portino a un cambio di paradigma, dalla produzione “centralizzata” verso quella “decentralizzata. Per come si stanno evolvendo le tecnologie, finirà l’epoca in cui i macchinari processano semplicemente i prodotti. Macchine e prodotti comunicheranno e il flusso di informazioni permetterà modificare velocemente la produzione, migliorare la manutenzione e aumentare la personalizzazione dei prodotti.

Più di tre quarti del centinaio di società interpellate (di vari settori manifatturieri e dimensioni) ha dichiarato di non offrire alcun corso di formazione

L’argomento è stato affrontato in Germania attraverso un programma, chiamato appunto “Industrie 4.0” che ha coinvolto governo, aziende e istituti di ricerca. E in Italia? «Se ne parla sempre più spesso nei convegni, ma la consapevolezza delle imprese è bassissima», commenta l’amministratore delegato di Staufen Italia, Giancarlo Oriani. «Siamo in ritardo con tutto e il confronto con la Germania è imbarazzante». La società di consulenza ha condotto la stessa indagine in varie nazioni e le differenze emerse non sono da poco. Se tra gli imprenditori tedeschi il 19% dichiara di non avere ancora affrontato il tema, tra quelli italiani la percentuale è doppia: il 37%, che sale al 70% se si tiene conto di chi si definisce in fase di osservazione e analisi.

Industria 4.0? «Se ne parla sempre più spesso nei convegni, ma la consapevolezza delle imprese è bassissima»


Giancarlo Oriani, amministratore delegato di Staufen Italia

Non che in Italia manchino le aspettative positive: sono sette su dieci le imprese italiane che si attendono grandi impatti dall’Industria 4.0 sui loro business. Pensano che potranno effettuare più velocemente azioni correttive, ridurre gli sprechi, abbassare il tasso di difettosità e riconoscere più velocemente i miglioramenti. Anche le attività di ricerca e sviluppo e le caratteristiche dei dipendenti sono viste come positivamente influenzabili dai nuovi processi. Ma il sospetto fondato è che gli imprenditori e i manager non abbiano chiaro quello che sta succedendo: la risposta “abbastanza” domina e testimonia, secondo lo studio, un’insicurezza su quali possano essere i reali benefici della nuova produzione.

C’è una cosa su cui gli imprenditori sono sicuri: ci sarà un impatto maggiore sulla qualità del servizio piuttosto che sulla qualità del prodotto. Anche in questo caso le risposte sono molto diverse da quelle che hanno dato a Berlino e dintorni, ma ciò dipende dal fatto che le nostre imprese producono più spesso prodotti personalizzati su commessa, in cui il servizio gioca un ruolo determinante. C’è poi il mistero dei benefici attese sulle vendite: solo i nostri imprenditori si attendono grandi risultati dall’industria 4.0 su questo versante, mentre i tedeschi sono più concentrati sulla produzione e sulla logistica. «Non abbiamo ancora capito se queste attese sono dovute a degli strumenti che permettano di potenziare i processi di vendita oppure a una mancata comprensione dei benefici. Faremo degli approfondimenti specifici», commenta Oriani.

Quali saranno invece gli effetti dell’Industria 4.0 sul sistema Paese? Quasi otto imprenditori su dieci ritengono che la competitività delle aziende italiane nel loro insieme aumenterà. Tuttavia, non c’è fiducia nella capacità del sistema politico di sostenere il cambiamento. «La speranza – conclude lo studio – è che l’approccio non sia quello tipicamente italiano, per cui “tutto si aggiusta”, senza un piano e un’azione che avvenga solo in emergenza, quando poi è troppo tardi».

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta