Capodanno montanaroMatteo si riscopre leghista vecchia maniera, attacca la Chiesa, e sogna la Le Pen

Discorso di fine anno tra i suoi in Val Seriana. Salvini Punta al 20 per cento alle elezioni e fa il territoriale doc. Ma non sono chiari né il quadro delle alleanze, né tantomeno la proposta politica

Obiettivo alle amminstrative almeno il 20% dei consensi. Anche se non è chiaro con quali candidati ci si presenterà. Matteo Salvini ha fissato questo traguardo minimo per la Lega, incontrando militanti e sostenitori alla tradizionale festa invernale del movimento, in Valle Seriana. Una sorta di discorso di fine anno alla buona – fra felpe, bicchieri di rosso e un anziano babbo natale vestito di verde -, che è un po’ l’eredità di Umberto Bossi, abilissimo nei tempi d’oro a occupare quelle giornate in cui la politica sonnecchia lontano dai palazzi.

Ma dal palco di un palazzetto dello sport stracolmo ad Albino, paese della Bergamasca ai piedi delle Alpi, Salvini ha continuato anche quest’anno a parlare da capo del suo partito (che resta pur sempre padano nell’animo) più che da leader in pectore del centrodestra, un ruolo a cui apertamente ambisce ma che ancora non ha potuto (o voluto) farsi riconoscere, nonostante i crescenti sondaggi gli abbiano fatto sorpassare ampiamente Forza Italia. L’anti-Renzi – o il «Matteo giusto», come lui stesso ha contribuito a dipingersi in questi due anni di governo guidato dal segretario del Pd – per tenere alto il morale delle sue truppe ha ancora bisogno di questi bagni di folla nei panni del leader leghista duro e puro. Che non ha riverenza per nessuno e va a sporcarsi le mani nelle cucine delle feste del partito, che sono un po’ le feste del paese. Nessun riguardo se non per il popolo che lo acclama e si fida della sua ricetta politica.

Lo dico sommessamente dalla terra di Papa Giovanni – ha scandito dal palco Salvini guardando al rapporto con l’Islam -: Chiesa pulita e onesta, se ci sei, batti un colpo. Altrimenti sarai la prima a essere spazzata via dalla faccia della terra

Quest’anno Salvini è andato anche un po’ oltre nella scelta degli avversari per l’anno nuovo. Il segretario della Lega ha criticato in maniera aperta anche la Chiesa cattolica, rea a suo avviso di non capire che con l’arrivo di nuovi migranti sarebbe in atto una «invasione organizzata» dai poteri internazionali per fare dell’Italia una colonia, deprivandola del suo passato. «Lo dico sommessamente dalla terra di Papa Giovanni – ha scandito dal palco Salvini guardando al rapporto con l’Islam -: Chiesa pulita e onesta, se ci sei, batti un colpo. Altrimenti sarai la prima a essere spazzata via dalla faccia della terra. I parroci che spalancano le porte a chiunque vanno ricoverati. Papa Francesco faccia pulizia ma poi riporti la Chiesa con la testa alta». E giù applausi, anche perchè in queste valli sopra Bergamo l’arrivo dei profughi è stato davvero un problema sociale quest’anno.

Salvini poi se l’è presa con la solita Elsa Fornero («a pane e acqua per 22 mesi, quella stronza…»). Con Renzi, ovviamente: «E’ pagato per mandare a fondo l’Italia». Ma anche con il presidente della Repubblica di turno: se con Napolitano guardava Peppa Pig insieme alla figlia piccola, il segretario della Lega ha annunciato che piuttosto che ascoltare il primo discorso di fine anno di Mattarella guarderà stavolta un altro cartone animato, Masha e Orso. Che è pure russo, come l’amato Vladimir Putin.

Salvini è abile nell’adattare il suo messaggio alla platea che incontra: tradizionalista al Nord, nazionalista al Sud. Moderato con Berlusconi «che me lo chiede» (e giù fischi dal pubblico)

Ecco, se la Lega prenderà il 20% alle amministrative, lo prenderà anche così. Ma poi potrebbe non bastare per una proposta (vincente) di governo, anche perché finora con Silvio Berlusconi non ha trovato un accordo definitivo sui candidati sindaco. Salvini è abile nell’adattare il suo messaggio alla platea che incontra: tradizionalista al Nord, nazionalista al Sud. Moderato con Berlusconi «che me lo chiede» (e giù fischi dal pubblico), guerriero con Marine Le Pen «che a gennaio verrà a Milano». Il segretario della Lega sa che lavora su un filo sottile : da un po’ di tempo ha preso ad ammonire i suoi militanti a non pensare a lui come all’uomo della provvidenza che tutto può e tutto farà. Più impegno concreto e meno ore spese suoi social network, chiede. Ma c’è una cosa che Salvini sembra voler rimandare: il momento in cui svestirà i panni del militante leghista per convincere anche gli altri alleati che lui può guidare il centrodestra dopo Berlusconi. Il 2016 è l’anno in cui dovrà decidere se provarci davvero.

Twitter: @ilbrontolo

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