Vanilla LatteTrump, ora è il momento dei complottisti: “È il cavallo di Troia di Hillary Clinton”

Le teorie cospirazioniste che immaginano Trump al servizio della Clinton nella missione di spaccare i Repubblicani sono state riprese anche da Jeb Bush. Complice una telefonata tra i due aspiranti presidenti rivelata dal Washington Post

Donald J. Trump è costantemente al centro dell’attenzione. Dal giorno dell’annuncio della sua candidatura per le primarie del Partito Repubblicano, non si fa che parlare di lui. Nel bene e nel male, il magnate-costruttore-imprenditore-autore-presentatore con ambizioni da Presidente fa sempre notizia: anzi, spesso è lui stesso la notizia. A dispetto di quanto profetizzato dalla maggior parte di esperti, opinionisti, commentatori, che prevedevano che si sarebbe decisamente “sgonfiato” dopo la sbornia mediatico-elettorale estiva, e di coloro che invece pensavano che il suo effetto si sarebbe esaurito dopo il Labour Day, o dopo il Thanksgiving Day, Trump c’è ancora. È ancora in vetta ai principali sondaggi per le primarie del Gop. È ancora su tutti i giornali degli Stati Uniti e del mondo. È ancora intento a spararle grosse, tra toni da comizio e boutade sempre più incredibili. E se Donald Trump fosse il cavallo di Troia delle elezioni presidenziali americane 2016?

Deriso dai Democratici e dai media liberal, sopportato con grande difficoltà dal fronte Repubblicano, tra distinguo, “se” e “ma” di circostanza, prese di distanza dall’establishment, Donald J. Trump è ormai, piaccia o meno, un fattore della corsa alla Casa Bianca per la successione di Barack Hussein Obama. Negli ultimi giorni, tuttavia, l’escalation di dichiarazioni fuori dalle righe e politicamente non corrette sembra aver oltrepassato il confine: con la proposta di proibire l’accesso ai confini Usa ai musulmani e, poche ore dopo, l’idea di contattare Bill Gates per studiare la possibilità di chiudere Internet in alcune zone per contrastare il fondamentalismo, il magnate ha messo a segno una controversa “doppietta” che ha fatto discutere – e non poco – in tutto il mondo. C’è chi lo ha paragonato a Hitler, altri hanno rievocato i campi di concentramento di Franklin Delano Roosevelt per i cittadini di origine giapponese nel corso della II guerra mondiale (o il visto negato agli iraniani da Jimmy Carter durante la crisi di Teheran), J.K. Rowling ha persino detto che Trump è molto peggio di Voldemort. Per non parlare delle reazioni da parte della politica e dei giornali, una condanna pressoché unanime che ha visto persino il Partito Repubblicano, per voce dello Speaker of the House Paul Ryan, prendere ufficialmente le distanze, non senza qualche imbarazzo, dal Trump-pensiero – ed è singolare immaginare che, se dovesse ottenere la nomination, i Repubblicani dovrebbero poi sostenerlo.

Dopo le uscite sulla proibizione ai musulmani di entrare negli Usa e di chiudere Internet in alcune zone, persino il Partito Repubblicano ha preso ufficialmente le distanze. È singolare immaginare che, se Trump dovesse ottenere la nomination, i Repubblicani dovrebbero poi sostenerlo

Per questo, mentre l’asticella dei Trumpismi si spostava sempre più in alto, tra chi lo prende sul serio e chi lo ignora, tra chi pensa che sia una strategia legata ai sondaggi di gradimento (in effetti, non scende mai, neppure dopo gli annunci più azzardati) e chi invece lo ha ormai etichettato come un pazzo/fascista/estremista, qualcuno ha azzardato un’ipotesi tanto suggestiva quanto surreale: in prima linea per diventare candidato del Partito Repubblicano alla presidenza, Donald J. Trump sarebbe in realtà un “agente segreto” inviato dai Democratici per agevolare il successo di Hillary Rodham Clinton. Una ipotesi di complotto che ha iniziato a diffondersi già dalla scorsa estate, che però è tornata prepotentemente alla ribalta per voce del commentatore conservatore Glenn Beck prima, e addirittura del candidato alle primarie del Gop Jeb Bush, fratello di presidente (George W.) e figlio di presidente (George H.W.). Una trama degna del migliore – o del peggiore – episodio della serie di fanta-politica House of Cards con Kevin Spacey. Che però, per quanto assurda, troverebbe più di una spiegazione, almeno sul piano teorico.

Un’ipotesi di complotto ha cominciato a diffondersi dalla scorsa estate: Donald J. Trump sarebbe in realtà un “agente segreto” inviato dai Democratici per agevolare il successo di Hillary Rodham Clinton. Una trama assurda ma che è tornata alla ribalta per voce perfino del candidato alle primarie Jeb Bush

In primis, come già evidenziato dall’unanimità degli esperti e degli addetti ai lavori di entrambi gli schieramenti, per via delle sue idee originali, delle sue posizioni quasi mai in linea con quelle del Gop, e del suo passato di non-militanza, è alquanto difficile etichettare Trump come un “Repubblicano”. Semmai, sarebbe un cosiddetto “Rino”, ovvero “Republican In Name Only”, Repubblicano solo di nome. I commenti di Trump «non rappresentano quelli del nostro partito», ha affermato lo stesso Paul Ryan in una conferenza stampa. In seconda battuta, in molti hanno sottolineato come in questa campagna elettorale, dati alla mano, l’ex protagonista di The Apprentice stia spendendo molto meno rispetto ai rivali in pubblicità: 217 mila dollari per spot radiofonici, niente televisione, quasi nulla se paragonati ai 28.9 milioni di dollari spesi da Jeb Bush e ai 7 milioni di biglietti verdi investiti da Marco Rubio (numeri che dovrebbero anche far riflettere sulla effettiva utilità della pubblicità elettorale, visti i sondaggi).

Ancora, Trump, oltre ad aver più volte votato per i Democratici (per sua stessa ammissione), è in ottimi rapporti con la famiglia Clinton, che è stata ospite del suo terzo matrimonio nel 2005; ha persino versato 105 mila dollari alla Clinton Foundation. Infine, a rendere tutta la storia ancora più intrigante, una misteriosa telefonata, riportata dal Washington Post, avvenuta tra Donald Trump e Hillary Clinton a metà giugno, ovvero prima dell’avvio dei giochi elettorali. Cosa avranno avuto da dirsi?

Il Washington Post ha rivelato una misteriosa telefonata avvenuta tra Donald Trump e Hillary Clinton a metà giugno, ovvero prima dell’avvio dei giochi elettorali. Cosa avranno avuto da dirsi?

Oltre agli indizi, naturalmente, ci sono le immancabili considerazioni politiche ed elettorali. Se infatti l’imprenditore dalla bizzarra capigliatura dovesse conquistare la candidatura dei Repubblicani, per molti ciò rappresenterebbe la fine del Grand Old Party per come lo abbiamo conosciuto finora, alle prese con un candidato outsider, ingestibile e imprevedibile, con conseguente probabilissima vittoria a valanga (anche al Congresso) dei Democratici, ovvero di Hillary Clinton.

Stesso risultato, ma con fattori diversi, se Trump dovesse decidere di azzardare la corsa in solitaria, come terzo incomodo: da un recente sondaggio – riportato da lui stesso – è emerso che il 68% dei suoi sostenitori lo seguirebbe anche da indipendente. Ciò, ovviamente, toglierebbe una consistente fetta di voti ai Repubblicani. Dunque, vittoria a valanga (anche al Congresso) dei Democratici, ovvero di Hillary Clinton.

Il 68% dei sostenitori di Trump lo seguirebbe anche da indipendente. Ciò porterebbe a una vittoria a valanga (anche al Congresso) dei Democratici, ovvero di Hillary Clinton

Ecco perché Jeb Bush, in fase alquanto calante nei sondaggi per le primarie, nel pomeriggio dell’otto dicembre non ha esitato a scrivere su Twitter che “Forse Donald ha negoziato un accordo con la sua amica Hillary Clinton. Continuando su questo percorso, la porterà alla Casa Bianca”. Et voila, la teoria di cospirazione è servita. Uno scenario per certi versi affascinante, ma più simile alla sceneggiatura di un film di serie B, che non alla realtà dei fatti: come pressoché ogni altra conspiracy-theory, anche quella su Donald Trump in versione cavallo di Troia – o lista civetta, per non scomodare la mitologia greca – è probabilmente un’invenzione alquanto fantasiosa che trova vita facile su Internet.

Tuttavia, come si è chiesto l’autore conservatore Allen Ginzburg lo scorso luglio (ripreso da Justin Wm. Moyers sul Washington Post negli ultimi giorni): “Se Trump avesse un accordo con Hillary che le assicurerebbe la vittoria imbarazzando i Repubblicani e correndo come indipendente, cosa farebbe, di diverso rispetto a ciò che sta già facendo?”.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club