Pizza ConnectionNomine: i sei mesi di fuoco del comparto sicurezza

Almeno sei le nomine cruciali. Dai servizi segreti alla Guardia di Finanza. Così il Richelieu di Renzi entra nella stanza dei bottoni.

Si muovono gli apparati di pubblica sicurezza. Tra pensionamenti e incarichi giunti al termine le leve del potere del comparto nei prossimi sei mesi sono destinate a cambiare, e Matteo Renzi non ha di certo intenzione di stare a guardare. Dopo le nomine orchestrate nelle società partecipate, “Matteo” ha intenzione di mettere le mani anche sui posti chiave della sicurezza del Paese.

Nel risiko delle nomine per la prima volta entra di prepotenza la sicurezza informatica. Segno dei tempi, e di un settore che si avvia ad essere sempre più nevralgico non solo nel settore della sicurezza della Repubblica, ma anche a livello economico e infrastrutturale. La partita si giocherà comunque da qui all’estate e a farla da padrone saranno correnti e veti incrociati. In questa ottica, inevitabilmente, i rapporti di potere che si formano all’interno dei ministeri si riverberano sui servizi segreti: gli stessi ministeri dello sviluppo economico, dell’economia, della difesa, dell’interno e degli affari esteri, con la Presidenza del Consiglio costituiscono il Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica, a cui Dis, Aisi e Aise rispondono.

La prima pedina a muoversi sulla scacchiera è quella del Richelieu del Presidente del Consiglio, Marco Carrai, diretto a Palazzo Chigi come responsabile della CyberSecurity nazionale. Per ora è un ipotesi, ma la carta è sul tavolo. Carrai si appresta alla nomina in pieno conflitto di interessi (è consigliere infatti nella società Cys4 che si occupa proprio di sorveglianza e sicurezza informatica), ma giurano che lascerà gli incarichi nella aziende del settore.

Se la nomina sia di tenore politico o tecnico è un tema che si discute in queste ore, anche perché le possibili destinazioni sono tre: al Dis, cioè il servizio segreto militare che risponde alla Presidenza del Consiglio, oppure alle dipendenze del sottosegretario con delega ai servizi Marco Minniti, se non a Palazzo Chigi come consulente. In estate, dopo l’uscita sui giornali delle intercettazioni tra lo stesso Renzi (quando ancora non era a capo del governo) e il Generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, alcuni rumors accreditavano verso la poltrona di Minniti un altro fedelissimo del premier, Luca Lotti. Idea mai del tutto tramontata e che porterebbe Renzi ad avere una bella fetta di potere sui servizi segreti.

La prima pedina a muoversi sulla scacchiera è quella del Richelieu del Presidente del Consiglio, Marco Carrai, diretto a Palazzo Chigi come responsabile della CyberSecurity nazionale

Non tutti all’interno della struttura gradiscono il possibile arrivo di Carrai. Tra chi non ne riconosce le competenze, augurandosi che nel migliore dei casi possibile «abusi dei poteri che gli verranno assegnati, sperperi denari pubblici ma senza fare danni veri», e chi si chiede che fine facciano questi due anni di attività di reclutamento e formazione di nuove leve per la cybersecurity.

In ballo c’è infatti anche la nomina del direttore del Dis, dipartimento che coordina l’azione delle due agenzie di Intelligence, l’Aise e l’Aisi. Giampiero Massolo, attuale direttore, potrebbe infatti non essere riconfermato alla scadenza del mandato quadriennale, e per lui si parla di poltrona pronte al Consiglio di Stato o di un ritorno alla Farnesina. La riconferma è infatti tutt’altro che scontata, soprattutto in virtù dell’interesse del governo per la cibersecurity: la “squadra Carrai” affiancata a quella già esistente del Dis, sarebbe formalmente sotto il controllo di Massolo, ma di fatto il controllo sarebbe direttamente del governo.

Nei prossimi mesi sul tavolo ci saranno le nomine dei vertici di Dis, Aisi, Polizia, Guardia di Finanza e i capi di stato maggiore di Aeronautica e Marina Militare

Sulla nomina dovrà comunque pronunciarsi la Presidenza del Consiglio. L’Aisi invece, vedrà l’uscita per raggiunti limiti di età del generale dei carabinieri Arturo Esposito, che aveva sostituito un altro carabinieri: il generale Giorgio Piccirillo.

Insieme a Esposito in pensione andranno Alessando Pansa, Capo della Polizia e il generale della Guardia di Finanza, Saverio Capolupo. Nuove nomine arriveranno anche per i capi di stato maggiore di Aeronautica e Marina Militare, in uscita il generale Pasquale Preziosa e l’ammiraglio Giuseppe de Giorgi.

Insomma, il comparto sicurezza è in subbuglio, e il governo vuole evitare di trovare qualcuno che rema contro, ma allo stesso tempo evitare figuracce come quelle scaturite dall’ultima nomina di Alessandro Pansa a capo della Polizia durante il governo Letta: Pansa fu nominato dopo due mesi di litigi e beghe di partito. Mesi in cui la Polizia rimase senza capo dopo la morte di Antonio Manganelli, e mesi in cui, complice l’assenza di una guida stabile, arrivò anche il caso Shalabayeva che imbarazzò, e imbarazza, il ministro della Giustizia Angelino Alfano.

Così nei prossimi mesi si consumerà una battaglia, probabilmente anche all’interno dello stesso governo, per mettere le mani sul comparto sicurezza. I servizi segreti e le strutture informatiche in tutto questo sono cruciali: dati e informazioni sono oggi come oggi moneta sonante e patrimonio spendibile nei rapporti politici, e Matteo Renzi questo lo sa bene.

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