Primarie a Milano, i candidati a confronto (LIVE)

Il dibattito fra i quattro candidati alle primarie del centrosinistra a Milano si è acceso solo sui conti di Expo. Tutti vogliono meno tasse e più inclusione sociale. Con una parola dal sapore leghista: autonomia fiscale.

Quattro leggii trasparenti affiancati, in mezzo al palco. La più a sinistra era Francesca Balzani, poi Giuseppe Sala, Pierfrancesco Majorino e Antonio Iannetta. Il primo confronto pubblico fra i quattro candidati alle primarie del centrosinistra a Milano, al Teatro Dal Verme, è andato in scena con il più classico dei copioni all’americana. Una risposta a testa per ciascuna domanda, il cronometro alla mano. E, alla fine, poche sorprese vere. Tutti vogliono meno tasse e più inclusione sociale, con una priorità condivisa: affrontare subito l’emergenza abitativa, valorizzando il grande patrimonio immobiliare pubblico oggi inutilizzato. Non tutti hanno mostrato però di saper convincere la platea allo stesso modo. Si stanno ancora studiando l’uno con l’altro. E hanno per ora puntato sulle proprie storie personali per presentarsi, ciascuno, come il candidato sindaco più affidabile.

Sulle tasse quasi tutti, tranne Iannetta, hanno puntato su una parola dal suono leghista: autonomia. La Balzani, che è vicesindaco in carica con delega al Bilancio, vorrebbe per Milano la possibilità di trattenere tutto il gettito fiscale, senza girarlo allo Stato, per iniziare ad abbassare le tasse a partire dalle fasce più deboli. Proposta condivisibile ma generica, per Sala, il commissario Expo che vuole otttenere questa maggiore autonomia facendo leva sulla nuova città metropolitana che ha bisogno di risorse e di innovazione. L’altro assessore in carica, Majorino, ha aggiunto che non bisogna avere paura a dire queste cose: se fosse lui sindaco, andrebbe a Roma a battere i pugni sul tavolo.

L’hanno presa larga, i candidati. Primo obiettivo, conquistare le simpatie dei potenziali elettori delle primarie, poi si passerà all’attacco finale, all’avvicinarsi del voto del 6-7 febbraio. Majorino è il primo, e alla fine l’unico, che al dibattito ha sfruttato la presenza in teatro del sindaco Giuliano Pisapia (finora non ha preso alcuna posizione pubblica sulla sua successione) per ringraziarlo come il «miglior sindaco del centrosinistra». Applausi. La vera sfida, nel primo dibattito, e’ sembrata proprio tra lui e Sala, i due candidati più distanti per biografia e storia politica.

L’eredità di Expo è stato infatti l’unico argomento che ha acceso la discussione. «Voglio capire, Expo, che bilanci ci lascia», ha attaccato Majorino rispondendo a una sostenitrice di Sala che lo aveva accusato di non aver mai creduto davvero nella riuscita dell’esposizione universale. Sala ha replicato alzando la voce: «E’ pericolosissimo lasciare in giro l’idea che il bilancio di Expo abbia dei buchi. E’ un’ idea sbagliata. Dovremmo essere fieri di quello che abbiamo fatto». Applausi incrociati, ma forse più per Majorino, che ha anche rivendicato il successo dell’Expo come risultato di tutta Milano e non solo di Sala.

Ma perché votare per l’uno o per l’altro? Ciascuno dei quattro ha risposto a modo proprio, prima intervistati da tre giornalisti (Oriana Liso, la Repubblica; Massimiliano Mingoia, Il Giorno; Elisabetta Soglio, Corriere della Sera), poi appunto da un rappresentante sorteggiato per ognuno due quattro comitati elettorali. Majorino: «Se il 2011 è stato l’anno della liberazione dal centrodestra, il 2016 deve essere l’anno della rigenerazione dei nostri quartieri». Iannetta: «La battaglia con il centrodestra sarà sulla sicurezza. Ma noi vogliamo sicurezza insieme all’inclusione sociale». Balzani: «Useremo la città metropolitana per avere più efficienza anche per chi cerca un lavoro. Sala: «Le priorità sono sicurezza, casa, lavoro. Ma con concretezza».

Quindi le proposte concrete e qualche fantasia sul futuro di Milano. La Balzani sogna di aprire una borsa per gli spazi inutilizzati «dove fare incontrare la domanda e l’offerta. Magari al Palazzo della Ragione. O all’ex Ansaldo». Sala l’ha avvertita subito: prima dei sogni (il suo è la riapertura dei Navigli), iniziamo a «lavorare quartiere per quartiere» per risolvere il problema abitativo. Majorino ha rilanciato: vorrebbe una casa delle letterature e del sapere in via Soderini. Per Iannetta, l’outsider che è presidente dell’Uisp, bisogna detassare per tre anni le start up e puntare molto sullo sport.

Di strategie politiche e alchimie fra partiti non c’è stata traccia, in questo primo dibattito. Solo Sala ha ribadito la richiesta di lealtà reciproca fra i candidati dopo che si sarà saputo il vincitore delle primarie. «Non solo dal punto di vista politico, ma anche dei progetti per governare», ha detto il commissario Expo, che ha invitato tutti a non lasciare le periferie a Silvio Berlusconi e al centrodestra.

Un’ora e mezza di dibattito è filata via velocissima. Alla fine, appello conclusivo dei candidati. Un minuto a testa per convincere ad andare ai gazebo.

Balzani: «Le primarie saranno un grande esercizio di democrazia, il protagonismo non è dei candidati ma degli elettori. Andate a votare». Sala: «Speriamo vadano più dei votanti del 2011. Io sono pronto. Faccio questa scelta per pura passione e amore per la mia città». Majorino: «Dobbiamo continuare il cambiamento con maggiore radicalità e passione. Il ‘me ne occupo’ di don Milani contro il ‘me ne frego fascista’”. Iannetta: “Noi siamo l’alternativa. Se non ricevete ordini di scuderia ma vi interessano i contenuti, votate me».

Il pubblico che ha riempito il Dal Verme, e si era messo in coda già tre ore prima dell’inizio, è uscito rassicurato dal dibattito. Ma forse poco emozionato. Il confronto ha offerto pochi spunti per capire che piega prenderanno davvero le primarie milanesi. Ma alla fine il risultato della serata sembra questo: Majorino ha appassionato di più, Sala ha saputo però tenere la scena. La Balzani ha sofferto il duello fra i due. Iannetta si è confermato l’outsider, poco conosciuto ma visibilmente divertito da questo suo ruolo.

Twitter: @ilbrontolo

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