La polemicaDeflazione buona o cattiva? La risposta di Federico Fubini

Il vicedirettore del Corriere della Sera replica ai nostri rilievi sul "panico da deflazione"

Leggi l’articolo “Quella folle e assurda paura per la deflazione” di Thomas Manfredi

Caro direttore,

Dopo tutti questi anni non mi è ancora chiaro perché certe persone non riescano proprio a dissentire senza insultare. Peraltro concordo sul punto sollevato secondo cui è possibile innovare anche quando un’economia in deflazione: il Corriere della Sera lo ha dimostrato nell’ultimo anno portando molti nuovi prodotti e modelli di fruizione dell’informazione di qualità, con un’ottima risposta dei lettori su tutte le piattaforme (a differenza di quanto viene detto).

Sul merito: il confronto con il diciannovesimo secolo è interessante ma questo è il ventunesimo secolo, vari super-cicli di debito dopo. Una cosa è una leggera deflazione quando il debito pubblico e privato è molto basso, un’altra quando supera il 300% del reddito nazionale in quasi tutte le economie mature e il costo medio degli interessi sullo stock (anche se non sui flussi) è intorno al 3%. Notoriamente questo aumenta il peso reale di tutti gli oneri e riduce la capacità di investire.

Fin dalla crisi degli anni Trenta un economista, Irving Fischer, identificò questo problema e lo definì “debt deflation”. Ma forse sono vicende un po’ troppo recenti rispetto ai temi trattati dall’articolista.

Cordiali saluti

Federico Fubini

LA NOSTRA RISPOSTA

Il dibattito sulle idee, schietto e leale, è la cifra di questo giornale. Laddove la forma va a danno della sostanza è il dibattito stesso che si impoverisce. Ci scusiamo pertanto con Federico Fubini e con i lettori per le espressioni inadeguate che abbiamo usato nell’articolo in questione, e che abbiamo modificato. Le posizioni divergenti, nel merito, rimangono. Come è giusto che sia, in quanto esse sono l’elemento essenziale del dibattito intellettuale.

Francesco Cancellato, direttore responsabile de Linkiesta.it

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