Salvini punta su Bologna, ma fatica a trovare candidati leghisti

Pochi i nomi del partito alle Comunali. Il rischio è che i grillini potrebbero prevalere. Anche a Varese c'è un tecnico

Il candidato sindaco ideale di Matteo Salvini è una donna. Come Virginia Raggi, la grillina lanciatissima a Roma. La sua è invece di Bologna e si chiama Lucia Borgonzoni, classe 1974, un anno in più del leader leghista. Anche la Borgonzoni ha un passato di frequentatrice di centri sociali, come lo stesso Salvini a Milano nei primi anni Novanta: a Bologna ha anche lavorato al bancone del Link. I due erano insieme per visitare un campo rom alle porte del capoluogo emiliano, quando degli antagonisti assaltarono la macchina di Salvini, nel novembre 2014. I centri sociali, che li accusano di propaganda razzista, non sono più il loro riferimento da tempo: ora sono solo covi di “zecche rosse” da chiudere.

E nella città rossa per eccellenza, Salvini sogna di strappare il Comune al Pd, come Grillo sogna di farlo a Roma con la Raggi, anche se nel primo caso i sondaggi la danno come una sfida al limite del possibile. La candidata leghista, e alla fine anche di tutto il centrodestra, ha i metodi del suo leader: tanto lavoro d’opposizione in Consiglio comunale (è la capogruppo uscente), banchetti, comparsate nei talk show, parola d’ordine “ascoltare la gente”. E anche “sicurezza”.

Salvini ha, di fatto, solo la Borgonzoni come sua personalissima punta d’attacco da sostenere. Il quadro, altrimenti, è misero: in queste elezioni Comunali emerge solo la crisi profonda del centrodestra – solido a Milano e diviso a Roma e Torino – e l’ascesa del Movimento 5 Stelle. I candidati sindaco riconducibili direttamente alla Lega Nord, il partito che si segnala nei sondaggi come il principale della coalizione a livello nazionale, sono pochissimi. Almeno nei grandi Comuni, dove si può fare la differenza sul piano politico. A Bologna, Salvini si spenderà tantissimo. È dall’Emilia Romagna, del resto, che è partita la sua ascesa come aspirante leader del centrodestra, alle Regionali del 2014 con il suo candidato Alan Fabbri.

A Roma il candidato sindaco è Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. Nella Capitale, il movimento che fa capo a Salvini ancora non sfonda e non ha nomi da spendere per la prima linea. A Milano, la sua città, il leader della Lega ha accettato una candidatura che non è proprio leghista. Stefano Parisi sembra essere subito entrato in sintonia con il suo principale alleato, ma è un ex manager (socialista in passato) sostenuto soprattutto dagli ambienti di centro, da Ncd, da tutta quell’area che mai e poi mai si riconoscerebbe in una leadership di Salvini (i due, non a caso, hanno iniziato a battibeccare sul diritto a una moschea per i tanti musulmani presenti in città). A Trieste, il candidato comune è Roberto Dipiazza, ex Forza Italia ed ex Ncd.

Anche nelle antiche roccaforti, fuori dalle aree metropolitane spesso avare di soddisfazioni elettorali, di nomi del Carroccio in ascesa non ce ne sono. Quest’anno, dopo ventitré al comando, comunque andranno le elezioni di giugno non ci sarà più un sindaco leghista a Varese, la città di Umberto Bossi e Roberto Maroni dove nel 1979 nacque il primo embrione del movimento, l’Unolpa. Il candidato sindaco del centrodestra è infatti un tecnico, Paolo Orrigoni, un imprenditore proprietario della principale catena di supermercati in provincia con ottimi rapporti con tutti. Con Maroni, ma anche con l’area ciellina assai radicata da quelle parti, che ha giocato un ruolo importante nella sua candidatura, come accaduto con Parisi a Milano. A Busto Arsizio, la seconda città del Varesotto con più di 80.000 abitanti, la candidata di Salvini domenica scorsa ha invece perso le primarie del centrodestra. Primarie arrivate dopo che la coalizione non era riuscita a trovare un accordo, ma Paola Reguzzoni (militante leghista di lunga data) è stata superata dal candidato sostenuto dal resto del centrodestra, Emanuele Antonelli, area Forza Italia, il partito che amministra Busto da un ventennio insieme alla Lega. Nel Varesotto solo a Gallarate, terza città della provincia, il partito di Salvini ha strappato con le unghie la candidatura a sindaco del giovane militante Andrea Cassani, che avrà la difficile missione di battere il sindaco di centrosinistra uscente, Edoardo Guenzani.

Da altre parti non va meglio. A Rho, la città di Expo alle porte di Milano, il candidato sindaco del centrodestra è Marco Tizzoni, che fa parte della Lista Maroni al Consiglio regionale lombardo ma che non è leghista di stretta osservanza. A Novara, in Piemonte, c’è il leghista Alessandro Canelli candidato ma con un centrodestra finora diviso. Sarà anche per questo che Salvini, dicono, invidia le candidate di Grillo a Roma e Torino. Perché sembrano a tutti gli effetti un investimento sul futuro. Salvini e Grillo, per il resto, hanno anche un obiettivo comune: battere Matteo Renzi e sostituirlo alla guida del Governo. Ma guai a parlare di accordi per le Comunali di giugno per fare lo scherzetto al premier-segretario del Pd. La Lega continuerà a corteggiare l’elettorato 5 Stelle a Milano, per prenderne poi i voti a un eventuale ballottaggio. I 5 Stelle non disdegnerebbero un voto del centrodestra al ballottaggio di Roma. Niente patti o desistenze, però: da entrambe le parti giurano che sia impossibile. Anche perché si tratta di due elettorati di opinione difficilmente controllabili.

Twitter: @ilbrontolo

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