Il Duce, biciclette e coppie gay, a Roma più dei programmi contano gli slogan

C’è chi cita il Ventennio e chi organizza un comizio nella piazza dei Casamonica. Chi va in giro in bicicletta e chi rinuncia ai manifesti. Le elezioni a Roma sono piene di messaggi subliminali. Allusioni e illusioni per conquistare l’elettorato e convincere gli indecisi

Un passo indietro di settant’anni e nella campagna elettorale di Roma torna d’attualità il Duce. «Il più grande urbanista in questa città? Per mio nonno era Benito Mussolini» ha spiegato pochi giorni fa il candidato Alfio Marchini. Una frase non casuale, c’è da scommettere, pronunciata dall’imprenditore durante un incontro con i candidati della lista Storace. Aperture strategiche. Messaggi lanciati a un certo elettorato per conquistare le simpatie della destra romana. Anche questa è politica. Il giorno prima sempre Marchini aveva sorpreso tutti schierandosi apertamente contro le unioni civili. «Non ho nulla contro il riconoscimento dei diritti civili, ma se sarò eletto sindaco non celebrerò unioni gay». Altro segnale rivolto a quel mondo cattolico che nella Capitale, e non solo, ha un suo peso specifico. La campagna elettorale si combatte anche così. Perché i programmi sono importanti, ma i simboli non contano meno. E come insegna ogni spin doctor che si rispetti, l’immagine è fondamentale per conquistare voti.

Allusioni e illusioni. Sempre attorno al nome del Duce si sta giocando un’altra partita all’interno del centrodestra. Forse è una coincidenza, ma sia Marchini che Giorgia Meloni hanno candidato un aspirante consigliere che si chiama Mussolini. Alessandra, storica deputata ed europarlamentare, guiderà Forza Italia. Rachele, invece, è in una lista civica a sostegno della leader di Fratelli d’Italia. Dai nomi ai luoghi, la sfida per il Campidoglio non prescinde dalla toponomastica. Quartiere che vai, candidato che trovi. Sabato la grillina Virginia Raggi sarà a piazza Don Bosco per presentare i candidati Cinque Stelle. Una location simbolica: è lo stesso posto dove un anno fa i Casamonica avevano organizzato il discusso funerale del boss Vittorio. Il messaggio è chiaro, tutto incentrato su trasparenza e legalità. Dopo aver aperto la campagna elettorale al Pincio, davanti a uno dei panorami più suggestivi della Città Eterna, per la chiusura Giorgia Meloni sta pensando a Tor Bella Monaca, periferia estrema della città. Altra ambientazione, altro messaggio: quello di un sindaco attento al centro storico, ma anche ai quartieri più difficili della Capitale. Dovrebbe puntare tutto su integrazione e migranti il candidato di centrosinistra Roberto Giachetti, che secondo alcune indiscrezioni pensa di organizzare il comizio finale all’Esquilino. A due passi dalla stazione Termini, una delle zone simbolo della presenza straniera a Roma. È un segnale lanciato soprattutto al mondo della sinistra – nei prossimi giorni si saprà se orfano della candidatura di Stefano Fassina – di cui Giachetti non può fare a meno per arrivare in Campidoglio.

I Cinque Stelle puntano su un nuovo modello di mobilità? Ecco Virginia Raggi organizzare una biciclettata dopo l’altra, sorridente mentre pedala davanti ai fotografi

Intanto la campagna elettorale prosegue, tra un messaggio subliminale e l’altro. I Cinque Stelle puntano su un nuovo modello di mobilità? Ecco Virginia Raggi organizzare una biciclettata dopo l’altra, sorridente mentre pedala davanti ai fotografi. Nella partita dei simboli giocano un ruolo importante gli slogan. coRAGGIo, scrive lei, in una campagna di affissioni limitata agli autobus della Capitale. Grande merito anche al Partito democratico, che per volontà del commissario romano Matteo Orfini ha vietato ai suoi candidati di incartare la città con i loro manifesti. «Se ti impegni a lavorare per far tornare a splendere la città – ha spiegato la settimana scorsa su Facebook – non ne aumenti il degrado sporcandola». Forse non tutti hanno compreso il messaggio: in questi giorni il faccione di un paio di aspiranti consiglieri dem è apparso ugualmente sulle plance in giro per Roma. Richiamati all’ordine, i diretti interessati hanno dovuto far staccare tutti i manifesti. Chi non ha badato a spese per diffondere il suo slogan è Alfio Marchini, che per settimane ha tappezzato sorridente la città. Sotto al simbolo della sua lista civica con il grande cuore, un messaggio di autonomia: «Liberi dai partiti». Formula forse destinata a perdere un po’ di efficacia dopo il sostegno di Forza Italia.

Dopo aver aperto la campagna elettorale al Pincio,per la chiusura Giorgia Meloni sta pensando a Tor Bella Monaca. Altra ambientazione, altro messaggio: quello di un sindaco attento al centro storico, ma anche ai quartieri più difficili della Capitale

Libertà, indipendenza, coraggio. Ma anche orgoglio, come lasciano intuire i colossei tricolore scelti come simbolo da più di una lista elettorale. Soprattutto, trasparenza. Dopo la vergogna di Mafia Capitale, ecco un altro messaggio chiave della campagna elettorale. Tra i principali candidati a sindaco è partita una gara per presentare prima degli altri la squadra degli assessori. Non si era mai visto prima. Marchini ha già assicurato che in caso di vittoria l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso lo affiancherà come vice o city manager. La grillina Raggi ha confermato che renderà pubblica buona parte della sua squadra prima del voto. Il 21 maggio, invece, Giachetti presenterà la giunta al completo. Ma stavolta ha bruciato tutti Stefano Fassina di Sinistra Italiana. Poco prima che le sue liste fossero escluse dalla competizione – adesso si attende la decisione del Tar – l’ex viceministro ha promesso che il suo vicesindaco sarà Dario Vassallo, chiedendo pubblicamente la disponibilità a Vincenzo Visco per il Bilancio e a Massimo Bray per la Cultura. Quando si dice la trasparenza.

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