Dopo tanti retroscena, alla Camera arriva la proposta di legge per modificare l’Italicum

La correzione della legge elettorale è stata presentata da Pino Pisicchio e sarà incardinata a breve in commissione Affari costituzionali. Tra le novità c’è la possibilità di costituire coalizioni. Una modifica che finirà per danneggiare soprattutto i Cinque Stelle

In Parlamento si riapre il confronto sulla legge elettorale. Superate voci di corridoio e indiscrezioni, archiviati i retroscena di Palazzo, adesso una proposta per modificare l’Italicum esiste davvero. L’ha presentata il deputato Pino Pisicchio, tra i principali esperti in materia costituzionale e presidente del gruppo misto. A breve sarà incardinata in commissione Affari Costituzionali (il presidente Andrea Mazziotti di Celso è già stato informato). «Il mio è un gesto collaborativo – spiega Pisicchio a Montecitorio – Correggiamo questa legge, oggi che siamo ancora in tempo per farlo». Non è una bocciatura, assicura. «La proposta rispetta l’impianto dell’Italicum, ma prova a modificarne gli aspetti peggiori».

Sono due gli elementi di novità. Anzitutto la proposta di legge prevede la possibilità di costituire coalizioni. Oggi, invece, il premio di maggioranza dell’Italicum viene assegnato solo alla lista che al primo turno raggiunge il 40 per cento dei voti. Resta salva la soglia di sbarramento del 3 per cento. Riservata, però, solo alle liste coalizzate. Per chi deciderà di correre da solo «la soglia di accesso è del 4 per cento». Via libera alle intese tra partiti, dunque. Le coalizioni di liste potranno entrare in Parlamento se a livello nazionale avranno raccolto almeno l’8 per cento dei voti. Non solo. Come prevede l’articolo 2 sarà possibile configurare “apparentamenti” tra il primo e il secondo turno. Come già avviene a livello comunale.

La proposta di legge prevede la possibilità di costituire coalizioni. Oggi il premio di maggioranza previsto dall’Italicum viene assegnato alla prima lista

La seconda novità interessa il ballottaggio. Oggi la legge prevede la possibilità di un eventuale secondo turno, tra i primi due soggetti, nell’ipotesi che la lista con il maggior numero di voti non sia riuscita a superare il 40 per cento. Nel progetto di Pisicchio, il ballottaggio sarà valido solo in caso di partecipazione del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto. In caso contrario i seggi saranno ripartiti con metodo proporzionale. Il motivo? «Si vuole impedire che un soggetto politico espressione di una minoranza nel Paese possa giovarsi di un premio di maggioranza così ampio». È un tema di stretta attualità, che riguarda il crescente astensionismo. Quello che Pisicchio definisce «la desertificazione delle urne» nel turno di ballottaggio.

Nell’eventualità di un ballottaggio, il secondo turno sarà valido solo in caso di partecipazione del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto

La proposta di legge entra con perfetto tempismo nel dibattito politico. Da giorni l’ipotesi di una modifica dell’Italicum agita il confronto all’interno del Partito democratico. Quella presentata a Montecitorio, spiega Pisicchio, è una correzione inevitabile. Necessaria dopo aver preso atto del definitivo tramonto del sistema bipolare. «Siamo di fronte a una realtà mutata. Oggi ci troviamo davanti a un assetto quantomeno tripolare, che l’Italicum non è in grado di contenere».

Le conseguenze della nuova norma, qualora fosse approvata, rischiano di colpire soprattuto un soggetto politico. Il Movimento Cinque Stelle. L’unico che corre senza stringere alleanze con altri partiti, né costituire coalizioni. «Ma non c’è alcun intento punitivo nei confronti dei grillini» assicura Pisicchio. «Anzi, credo di essere tra i pochi cultori della materia costituzionale a guardare i Cinque Stelle con interesse e non con acrimonia. Sono convinto che anche loro debbano entrare nella logica del dialogo e della collaborazione». La buona fede del deputato è nella data di presentazione del provvedimento. Sarà incardinata a breve, ma in realtà la proposta di legge di Pisicchio è stata depositata alla Camera lo scorso luglio. Insomma, «non è stata scritta a ridosso del risultato del M5S a Roma e Torino».

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