Milano, De Corato resta fuori: “I Cinque Stelle sono stati più credibili di noi”

L’ex vicesindaco di Milano chiede al centrodestra (e al suo partito) di riflettere: “Non so se ci ha aiutato l’alleanza con chi a Roma sta con Renzi. I Cinque Stelle hanno raccolto i frutti di un'opposizione seria”

Aveva rischiato di non poterci nemmeno provare, perché i moduli delle candidature non erano corretti. Poi il Consiglio di Stato ha riammesso la lista di Fratelli d’Italia e lui, 64 anni e un ruolo anche da consigliere regionale in Lombardia, ha raccolto circa 2.300 preferenze personali. Ma la sconfitta di Stefano Parisi a Milano lascerà comunque fuori Riccardo De Corato dal Consiglio comunale dopo 31 anni, 14 dei quali trascorsi come vice-sindaco negli anni d’oro del berlusconismo. Una delusione personale, ma accolta con il consueto pragmatismo: «In politica ci sono sempre nuovi inizi, a Milano poi è mancata la struttura del mio partito». Nessun accenno diretto alla gestione della famiglia La Russa, non è il momento delle polemiche personali. Tutto il centrodestra, dice De Corato a Linkiesta, ora però deve riflettere: «Non so se ci ha aiutati fare un’alleanza con chi a Roma sta con Renzi, i 5 Stelle hanno raccolto i frutti di un’opposizione seria».

De Corato, alla fine non ce l’ha fatta…
No. Dopo 31 anni. Rimane un’esperienza bella, entusiasmante. Però in politica si ricomincia sempre, quel momento prima o poi arriva. Personalmente ritengo di aver fatto il mio dovere, sia quando ho fatto il consigliere di opposizione, sia nei 14 anni da vicesindaco, che restano un record. Inizia un nuovo capitolo, lavorerò per Milano dalla Regione.

C’è qualcosa di questi tre decenni a Palazzo Marino che non rifarebbe?
Di errori ne ho sicuramente commessi tanti. Ma credo di aver fatto tutto il mio dovere. Anzi, posso dirle che da queste elezioni non esco sconfitto, perché ho raccolto un dato personale eccezionale rispetto a Fratelli d’Italia. Purtroppo è mancata la struttura del partito, che ha preso il 2,4%: nel 1993 mi ero candidato sindaco per il Msi e presi il 3 per cento. Mi sono sempre battuto in una città che per la destra non ha mai avuto grandi spazi.

Che cosa non funziona nel suo partito?
Intanto ci deve essere una riflessione sul fatto che a Milano ha il 2,4%, quando i sondaggi lo accreditavano di risultati maggiori. Poi è evidente che nelle grandi città il nostro messaggio è stato poco attrattivo. A Milano, a Torino ma anche a Napoli potevamo prendere di più.

«Di errori ne ho sicuramente commessi tanti. Ma credo di aver fatto tutto il mio dovere. Anzi, posso dirle che da queste elezioni non esco sconfitto, perché ho raccolto un dato personale eccezionale rispetto a Fratelli d’Italia»

Dice che è in discussione la leadership di Giorgia Meloni?
No! Perché Giorgia a Roma ha avuto un successo personale che ha dimostrato che quando Fratelli d’Italia si presenta senza orpelli ottiene buoni risultati. A Roma siamo al 12 per cento. Mi chiedo invece perché a Milano abbiamo rosso invece così poco. Se il capolista prende un voto su cinque della lista, ci sarà qualche problema? È facile capire dov’è questo problema, ma non è facile trovare una soluzione.

Invece al centrodestra che cosa è mancato a Milano? La candidatura di Parisi aveva rianimato un’alleanza che sembrava ormai impossibile, ma poi avete perso l’unica occasione di rilievo nazionale.
Quando si perde per meno di 20mila voti, parliamo di poco più di 17mila, si tratta di una sconfitta relativa. Parisi ha dato tutto quello che poteva dare e ci ha portato a un risultato che a febbraio era inimmaginabile. Il candidato a Milano, quindi, c’era. Che cosa è mancato?

Ce lo dica lei.
Forse dobbiamo rivedere il tipo di coalizione. Il fatto di esserci messi tutti insieme non so se ci ha fatto bene…

Cioè dalla Lega di Salvini a Lupi che appoggia il Governo Renzi?
Mettere insieme chi è all’opposizione a Roma e chi sempre a Roma è al Governo probabilmente non ci ha fatto bene. Le vittorie di Raggi e Appendino a Roma e Torino ci dicono che quando si fa opposizione in maniera netta poi si ottengono risultati: il nostro elettorato non l’ha invece presa bene, questa confusione. E se noi abbiamo dato i voti ai grillini, non so poi se i grillini li hanno dati a noi. Anzi, i numeri sembrano dirci che non l’hanno fatto.

Quindi?
Forse il nostro tipo di coalizione non dava garanzie di una seria opposizione a Renzi.

«Mettere insieme chi è all’opposizione a Roma e chi sempre a Roma è al Governo probabilmente non ci ha fatto bene. Le vittorie di Raggi e Appendino a Roma e Torino ci dicono che quando si fa opposizione in maniera netta poi si ottengono risultati: il nostro elettorato non l’ha invece presa bene, questa confusione»

Da tutto questo discorso pare di capire che anche il derby Berlusconi-Salvini per la leadership della nuova coalizione sia una questione passata, non avendo nessuno dei due la forza di imporsi.
Esatto, condivido. Né uno né l’altro, per diverse ragioni, sono nelle condizioni. Bisogna riflettere sulla leadership. La Lega poi sembrava dovesse fare sfracelli e invece è andata sotto Forza Italia a Milano e ha perso persino Varese, in casa di Maroni….

Non è che a Milano avete sbagliato anche a fare una campagna tutta contro Pisapia? Alla fine non sembra che gli elettori abbiano visto una città così malmessa…
No, credo che su questo non abbiamo sbagliato. Se dopo aver governato cinque anni, vinci con uno scarto di 17mila voti in una città come Milano, è una sconfitta. Il dato negativo per la sinistra viene dal fatto che il sindaco uscente non ha voluto farsi giudicare dagli elettori e che il candidato Giuseppe Sala, che aveva gestito l’Expo, cioè la più grande opera pubblica di questi anni, si è fatto raggiungere da uno sfidante che fino a febbraio nessuno conosceva. Certo, loro adesso hanno cinque anni per meditare. E un risultato utile l’hanno comunque raggiunto: aver salvato un po’ la faccia a Renzi e al Pd. Non so però se basterà a Sala per non farsi travolgere dalla sua maggioranza.

Twitter: @ilbrontolo