Quanto è difficile sapere che tempo farà d’estate

Il lavoro del meteorologo, spiega Luca Mercalli, è più difficoltoso durante la bella stagione, caratterizzata da fenomeni limitati e di portata modesta. Questo (e altro) spiegano perché le previsioni, ancora oggi, possano sbagliare

Nell’Italia “dei Gran Ducati meteorologici” le previsioni del tempo restano un affare misterioso. Pioverà? Sarà bello? Lo si può dire studiando i dati, ma i centri che se ne occupano sono pochi e molte delle informazioni che circolano sono inaffidabili. Non esiste un centro unico nazionale, ma una divisione consegnata alle Arpa regionali. Alcune funzionano bene, altre no. In più ci sono i soggetti privati, che vanno da posizioni serie, come spiega il meteorologo e volto noto della televisione Luca Mercalli, «al dilettantismo». Il risultato finale è disomogeneo, la questione difficile. E per il cittadino sapere come sarà il tempo (non solo per organizzare i finesettimana) somiglia sempre di più a un rituale magico.

Come si prevede il tempo in Italia?
C’è un quadro frammentato, in cui abbondano le divisioni. Com’è ovvio, abbiamo un servizio meteorologico militare, che funziona benissimo ma – essendo militare – ha obiettivi diversi da un servizio meteorologico civile. Ha le sue rigidità e le sue caratteristiche precise.

E il resto?
Il resto è affidato, dopo il 1981, alle Regioni, cioè agli Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale). E qui la situazione diventa variegata e cambia a seconda della geografia. Al nord ci sono dei buoni centri, al Sud invece funzionano meno, o non funzionano proprio. È una grossa galassia, che comprende anche quella privata. Anche qui, il quadro è disomogeneo. Ci sono fornitori di informazioni meteorologiche seri, che però non possono funzionare a livello nazionale – ma solo regionale, o settoriale – e altri che, invece, rasentano il dilettantismo.

E poi c’è internet.
Anche qui: ci sono i siti delle varie Arpa regionali, che hanno una funzione pubblica e sono molto spesso affidabili. E poi ci sono i siti commerciali, che cercano il clic facile (da cui dipende il loro business), inventano fenomeni e danno previsioni per periodi troppo lunghi. In ogni caso, per chi volesse, in rete c’è anche un Decalogo sul meteo, compilato anche con il mio contributo. Per evitare di farsi fuorviare da siti poco raccomandabili.

Fino a quanto si può prevedere il tempo?
Non più di una settimana. Direi cinque giorni. E non tutti con la stessa percentuale di esattezza. Più ci si allontana, più la probabilità di dare previsioni corrette diminuisce.

È più facile prevedere il tempo d’inverno o d’estate.
D’inverno, senza dubbio.

E perché?
I fenomeni meteorologici invernali sono composte da strutture vaste, di ampia portata e coprono aree grandi. È possibile fare previsioni più affidabili. L’estate è, invece, caratterizzata da strutture piccole. Come i temporali, brevi e di dimensioni limitate. Possono coprire aree molto modeste, per cui è difficile fare previsioni che abbiano una valenza geografica ampia. Non possiamo certo fare previsioni per ogni chilometro. A meno che non ti capiti un bell’anti-ciclone, e allora per qualche giorno le previsioni sono più facili. Altrimenti, è tutto più improvviso.

Quali strumenti si usano per fare le previsioni?
Anche qui, è tutto piuttosto complicato. Prima di tutto, bisogna considerare che il sistema di riferimento non è nazionale, ma globale. Non nasce in Italia. Tutto dipende dall’Omm (Organizzazione meteorologica mondiale), che ha sede a Ginevra ed è un organismo Onu. È da qui che partono le linee guida per le rilevazioni meteorologiche. Poi, occorre distinguere tra i due sistemi: quello osservativo e quello predittivo.

Partiamo dal primo.
Nel primo caso abbiamo sistemi di misurazione vari: boe, satelliti e anche aerei. Adesso tutti i voli di linea comunicano, oltre alle informazioni del viaggio anche i dati atmosferici che rilevano. Tutti questi dati, però, da soli sono poco utili. A noi interessa poterne trarre una previsione.

E questo compito a chi è affidato?
Tutto il sistema predittivo dipende da simulazioni effettuate al computer, che esamina i dati e li elabora secondo modelli matematici globali. Sono modelli globali e i macchinari sono supercalcolatori, molto grandi e molto costosi. Si tratta di macchine da milioni e milioni di euro. Per questo i centri di analisi sono pochi e sono consortili. In Europa ce ne sono diversi, uno dei principali si trova in Gran Bretagna, a Reading. Se no ci sono in Germania e in Francia. Ecco. Una volta elaborati i dati, il meteorologo si trova di fronte i risultati e li interpreta: è come il medico quando si trova di fronte le analisi.

Ogni quanto vengono effettuati questi calcoli?
Ogni tre/sei ore. Per un arco di tempo futuro di cinque giorni.

Come si fa a diventare meteorologi?
Non esistono corsi di laurea specifici. Ci sono stati, ad esempio a Bologna e a Ferrara. Ma li hanno chiusi per carenza di iscrizioni. In assenza di un percorso base, direi che è consigliabile una laurea in fisica, studiando anche fisica dell’atmosfera. È una tradizione che in Italia non si è mai consolidata, per cui la naturale conseguenza è andare all’estero. In Europa ci sono molti ottimi centri, senza nemmeno bisogno di spostarsi tanto, come ad esempio a Zurigo.

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