Brexit, la Scozia non fa strappi. Per ora

Avviato il dialogo con Edimburgo: Londra dice che non c'è alternativa all'uscita dall'Ue, ma gli scozzesi le proveranno tutte per rimanerci. Linda Fabiani (Snp): se poi l'indipendenza sarà l'unica strada, sapremo che cosa fare

Sul futuro della Scozia si è aperta una tortuosa partita a scacchi. Il referendum che ha chiesto, il 23 giugno, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ha spinto il governo autonomo (ma non indipendente) di Edimburgo a sottolineare come la maggioranza dei suoi cittadini abbia votato a favore dell’Ue e intenda, quindi, rimanerci. Al costo magari di una secessione da cercare con un nuovo referendum, dopo quello del 2014 che ha respinto il quesito indipendentista. Ma due settimane dopo il verdetto popolare a favore della Brexit, l’entusiasmo della Scozia è stato congelato dai necessari percorsi imposti dalle leggi e dai trattati internazionali: ogni decisione sembra infatti rimandata, in attesa di capire come il prossimo primo ministro britannico deciderà di negoziare il divorzio con Bruxelles. L’attuale governo di David Cameron ha mandato in queste ore a Edimburgo il suo sottosegretario con delega all’Europa, il conservatore David Lidington, per dire che le autorità scozzesi saranno coinvolte in questo negoziato ma anche per chiarire che per legge la Scozia dovrà fare ciò che tutta la Gran Bretagna farà. Cioè uscire dall’Ue. Poi, ma questo Londra non lo dice, ciascuno deciderà che cosa gli converrà fare. Se due settimane fa il malcontento della Scozia sembrava sul punto di trasformarsi in un rapido strappo emotivo, il percorso imboccato al momento è invece di tutt’altro segno. “Noi faremo di tutto per rimanere nell’Unione Europea, ma prima dobbiamo rassicurare i nostri vicini ed esplorare ogni opzione possibile”, conferma a Linkiesta Linda Fabiani, famiglia di origini italiane, deputata al Parlamento scozzese per lo Scottish National Party, in passato delegata dal governo locale proprio per le questioni europee.

Ma perché l’Unione Europea è così importante per voi e che cosa rappresenta per il vostro futuro?
L’Unione Europea rappresenta per la Scozia una fantastica opportunità per brillare di luce propria. In questi anni, l’Ue ha sostenuto la pace in Europa e ci ha permesso di creare posti di lavoro grazie alla possibilità di commerciale con i nostri vicini. L’Ue per noi ha avuto un’influenza positiva con la libertà di movimento e la collaborazione nei settori dell’ambiente, dell’agricoltura e della pesca.

Quindi la Scozia ha beneficiato di queste regole contestate invece da altri?
I benefit dell’Unione Europea sono ampi e lì da vedere. La campagna del mio partito per l’IN non ha fatto che sottolineare tutti gli aspetti positivi nel rimanere membri dell’Ue: alla fine il 62% del popolo scozzese ha votato per il REMAIN. Siamo orgogliosamente europei. E faremo di tutto per rimanere nell’Unione Europea. Ovviamente nel frattempo dovremo fare molte cose. La prima e più importante è di rassicurare i nostri amici e vicini che niente cambierà dalla sera alla mattina e che nessuno si deve sentire sgradito o insicuro in Scozia.

Quando e come potrebbe quindi tenersi un nuovo referendum per l’indipendenza?
Il nostro first minister Nicola Sturgeon è già stata a Bruxelles per parlare con il presidente del Parlamento Ue, Martin Schulz, e altre autorità europee. Il primo nodo che è stato affrontato è se la Scozia possa mantenere il suo status di membro dell’Ue rimanendo nel Regno Unito o se invece serva l’indipendenza piena. Sturgeon è stata chiara: la base di ogni discussione è il mantenimento della Scozia dentro l’Unione Europea. Ora dobbiamo considerare tutte le opzioni per stabilire come rimanerci: se si stabilirà che l’indipendenza sia l’unica strada per farlo, a quel punto sarà chiara la tempistica del nuovo referendum. Ma al momento è troppo presto per indicare o anche semplicemente immaginare una data, proprio per tutte queste ragioni.

Dalla Scozia come vedete ora il futuro della Gran Bretagna: ritiene che il suo impianto unitario crollerà presto?
Politicamente, sì. Cameron ha giocato d’azzardo sulla nostra appartenenza europea e, come risultato, può davvero aver mandato in rovina le due Unioni. Quella europea e quella britannica. Il nostro discorso è chiaro: visto che nel 2014 è stato rispettato il desiderio del 55% di scozzesi che ha votato no all’indipendenza, oggi va rispettato allo stesso modo quel 62% di scozzesi che ha votato per rimanere nell’Ue. Durante la campagna del 2014 ci era stata detto che la Scozia era considerata una partner alla pari nel Regno Unito: nei prossimi giorni e mesi verificheremo la verità di quelle parole.

Twitter: @ilbrontolo

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta