Come sono cambiati nella storia i confini europei

In un periodo in cui riemergono i nazionalismi, un modo per ricordarsi che i Paesi e gli Stati sono formazioni storiche, variabili e passeggere

Quando nel discorso pubblico rientrano in campo i nazionalismi, bisogna fare sempre un po’ di attenzione. Perché va bene un po’ di orgoglio patrio di fronte ai successi degli atleti alle Olimpiadi e nel calcio, meno però quando diventa argomento per la legittimazione (o deligittimazione) dei diritti delle persone.

Certo, le nazioni esistono – comprese tradizioni e sensi di identità – e anche solo per motivi pratici sono i soggetti con cui bisogna operare e ragionare in questo periodo. Questo, però, non impedisce di pensare a progetti di più ampio respiro, anche nel tempo. È più facile se si tiene conto che, nella storia, i confini e i limiti dei Paese (o degli Stati, da quando sono nati), sono cambiati in modo impressionante.

Questo video mostra, in timelapse, mille anni di storia europea: dagli albori della Repubblica-poi-Impero-romano, alla formazione di organismi indipendenti, fino alle prime esperienze statuali. A quel punto la contesa dei confini non conosce sosta. Non si interrompe nemmeno dopo la Seconda Guerra mondiale, e neppure al termine della Guerra Fredda. Se i confini sono fluidi, come è evidente, lo sono anche le identità, le appartenenze e le giurisdizioni. Così, solo come monito:

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