Viaggio in Africa, il continente che annienta

A distanza di quarant'anni esce il racconto inedito del viaggio in Africa di Giorgio Manganelli. Un reportage dal “continente del Nulla”, tra lo stupore e il senso di colpa per la tragica distanza tra “l'abitante della savana” e noi, “il popolo del water”

Sintesi da dopopasto. L’europeo va in India cercando il Nulla e trova il continente del Tutto: odori, sapori, volti, scritture; l’europeo va in Africa sperando nel Tutto e scopre il Nulla, l’evidenza terribile di una natura che lo annienta. Review. Appartengo all’era di chi ha cominciato a leggere sul serio quando Giorgio Manganelli è spirato, all’epoca – proni alle imprese inutili perché nulla, lo certifica il tutto, ha senso – in cui, stordito da Hilarotragoedia e Centuria – mentre il resto d’Italia leggeva, quando andava bene, Seta e simili petalosi romanzi di Baricco – t’andava la via dell’Oriente solo perché l’aveva percorsa il Manga. Come si sa, Esperimento con l’India è il libro, ricostruito per i posteri, in cui sono raccolti i reportage indiani di Manganelli, scritti per Il Mondo, bellissimi (sentite qui: “La mia aggressività occidentale è caduta verso l’interno, ho conosciuto una implosione, e qualcosa, un rudere, un cadavere, un vuoto, brucia nel mio interno. Non conosco più la combinazione per uscire da me stesso”). Il viaggio indiano è compiuto nel 1975; cinque anni prima Manganelli fa la sua esperienza africana, radunata in un libello, Viaggio in Africa (Adelphi 2018, pp.72, euro 7,00), di inevitabile bellezza.

a) Le circostanze. Il viaggio africano non è una ‘commissione’ giornalistica. Dietro c’è Carlo Castaldi, “dirigente fantasioso e munifico di Bonifica, una società multinazionale per cui aveva progettato di tracciare una strada lungo la costa dell’Africa orientale, dal Cairo a Dar es Salaam, la Transafricana1 (in breve TA1). Castaldi pensò a un gruppetto di esperti – una fotografa, un ingegnere, forse altri, e uno scrittore, che in qualche modo fosse il cantore dell’impresa – da spedire in Africa per circa due mesi” (Viola Papetti). Il contratto stipulato prevedeva tre mesi di lavoro (scritti compresi) per tre milioni di lire. Manganelli accetta.

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