AutoriSiete innamorati di Sylvia Plath? Allora leggete questo suo racconto inedito

Un racconto che l’autrice non riuscì mai a pubblicare ci consegna l’ennesima testimonianza ultima sulla sua vita tragica e geniale. Si intitola “Mary Ventura and the Ninth Kingdom” ed è ambientato su un treno

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Di Sylvia Plath s’è fatta agiografia, il suicidio ha autenticato l’opera, la vita – dal profilo di Cassandra e di Sfinge – s’è detta consustanziale ai versi. Di Sylvia si sa anche l’acconciatura che aveva a nove anni e si pubblica pure la lista per la spesa fatta due giorni prima che s’infilasse nel forno. Eccesso di vampirismo: forzare i denti sul cadavere non c’insegna la magia del suo talento. In ogni caso, chi ha furore biografico al microscopio vada alla micidiale Cronologia redatta da Anna Rovano per le Opere dei ‘Meridiani’ Mondadori, era il 2002.

Da allora s’è scoperto altro. L’ultimo – come tutto ciò che è ultimo – pare consegnarci l’ennesima testimonianza ultima sulla vita tragica e geniale della Plath. Mary Ventura and the Ninth Kingdom fu buttato giù nel dicembre del 1952, passato all’asta nel giugno del 2016, dopo un paio di giri a vuoto – nel 1982 e nel 2014 – e pubblicato trionfalmente quest’anno da Faber. Il racconto ha valuta di allegoria: così lo descrive la Plath due anni dopo, nel 1954, riscrivendolo per un concorso letterario, i ‘Christopher Awards’. “Questa è la storia di una adolescente che attraversa le tentazioni del mondo materiale, cresce consapevole del proprio genio utopico e del potere di aiutare gli altri; scopre la Città di Dio. La storia è raccontata nel modo di una allegoria simbolica, proprio come alcune parabole della Bibbia, e per esplicitare il suo linguaggio attinge a immagini della religione e della letteratura”. Della Plath non si butta via niente – vende. Il nome, in qualche modo, trionfa sull’opera, la griffa.

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