Le bandierine anonimeIl dittatore Assad, Liliana Segre e la miseria civile e morale dei sovranisti (che riguarda anche noi)

Una solita tranquilla giornata di Twitter, con gli odiatori social scatenati sul nostro editoriale sui crimini siriani. Più sconcertanti, invece, gli articoli che sbeffeggiano una sopravvissuta all’Olocausto, il nuovo capitolo di un orgoglio antisemita ormai accettato nel dibattito pubblico

Foto da Facebook

Una moltitudine di bandierine anonime ieri si è scaraventata sulla mia timeline di Twitter per contestare, diciamo così, l’editoriale che definiva criminale di guerra il dittatore Bashar al Assad, detto (da Christopher Hitchens) «un cretino che somiglia a uno spazzolino da denti». Sollecitate da una nota propalatrice di bufale sovraniste, collaboratrice di Primato Nazionale e saggista per le edizioni di Casa Pound – la signora Francesca Totolo che a un certo punto impazzava sulle tv pubbliche e private salvo poi essere stata accantonata perfino da Facebook che le ha oscurato la pagina – le bandierine anonime sostenevano, diciamo così, che fosse infamante definire criminale da guerra una così fulgida figura come quella del dittatore Assad. Le bandierine anonime non hanno trovato niente di grave nell’aver definito il loro beniamino «dittatore» e nemmeno «cretino», ma hanno sproloquiato sul gas usato o non usato dall’esercito di Damasco come se uccidere 100 o 200 mila persone a colpi di armi da fuoco fosse meno grave di ucciderli col gas.

Assad è un criminale di guerra, come hanno provato le Nazioni Unite e le organizzazioni in difesa dei diritti umani. Ora è anche sotto inchiesta della corte penale internazionale dell’Aja. Non solo, è anche un criminale di guerra anche per via dinastica, essendo figlio di quel Hafiz Assad che nel 1982, in meno di un mese, spianò la città di Hama e sterminò 45 mila persone che si erano ribellate al paparino dello spazzolino da denti, in quello che è stato definito il più letale atto di un governo arabo contro il suo stesso popolo.

Stiamo parlando di una sopravvissuta all’Olocausto presa in giro, nei giorni in cui è scomparso uno degli ultimi testimoni italiani della Shoah Piero Terracina, attribuendole una versione del rap suprematista dell’erede della tradizione fascista italiana che festeggia la marcia su Roma e candida i nipoti di Mussolini alle elezioni europee

Ovviamente non ho sprecato tempo a rispondere alle bandierine anonime, sulle quali i test OCSE-PISA sulla comprensione del testo esploderebbero: è stata una solita tranquilla giornata sui social. Altra cosa, invece, è lo sconcerto che ho provato leggendo un articolo ospitato sul blog di un giornalista di rilievo ma scritto non ricordo da quale mentecatto che a un certo punto faceva così: «Liliana Segre, questa santa misteriosamente balzata all’esaltazione della società civile a 90 anni dopo una vita in ombra, salutata, anche lei come la garante contro i fascismi, i razzismi, i sovranismi, i leghismi, i salvinismi, i melonismi…Io sono Liliana, sono guardiana, sono anche anziana, mi fan girare tutta la settimana».

Rileggete, per favore, perché stiamo parlando di Liliana Segre, numero di matricola 75190 di Auschwitz ancora tatuato sul braccio, la cui famiglia è stata sterminata dai nazisti nei campi di concentramento, incapace per decenni di parlare della sua discesa nell’inferno, definita da un quaquaraquà qualunque «una santa misteriosamente balzata all’esaltazione della società civile a 90 anni dopo una vita in ombra».

Stiamo parlando di una sopravvissuta all’Olocausto presa in giro, nei giorni in cui è scomparso uno degli ultimi testimoni italiani della Shoah Piero Terracina, attribuendole una versione del rap suprematista dell’erede della tradizione fascista italiana che festeggia la marcia su Roma e candida i nipoti di Mussolini alle elezioni europee.

Bisogna chiedersi fino a che punto possa arrivare la miseria civile e morale dei sovranisti, ma anche che differenza ci sia tra chi scrive queste cose o le condivide e le bandierine anonime che parlano di Auschwitz come di un parco di divertimento e il professore di Siena che inneggia a Hitler e il candidato alla Commissione Banche che sguaina i Protocolli dei Savi di Sion e gli apologeti del criminale di guerra Assad. La risposta riguarda anche noi.

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