Old Labour, Old DefeatLa fedelissima, il moderato, il figliol prodigo. Ecco come dimenticare Jeremy Corbyn

Dopo la pesante sconfitta dei laburisti è partita la caccia al nuovo leader del partito. L’ala corbyniana potrebbe puntare su Rebecca Long-Bailey, Il favorito però sembra Keir Starmer. Sullo sfondo la suggestione David Miliband

Tolga AKMEN / AFP

Come nelle migliori tradizioni britanniche, dopo la sconfitta alle elezioni è partita la caccia alla volpe. La “volpe” secondo i teorici della “nuova vecchia sinistra” è Jeremy Corbyn che avrebbe dovuto far trionfare l’Old Labour con ricette stataliste anni Settanta e invece ha subito una sconfitta peggiore dal 1935, più o meno come un altro ultra-socialista: Michael Foot che perse rovinosamente contro Margareth Thatcher nel 1983. Corbyn ha già dichiarato che non si candiderà per le elezioni del 2024, ma non si è ancora dimesso. Vuole gestire il «processo di «riflessione», che fa tanto «analisi della sconfitta» dem in salsa british. Alcuni vorrebbero veder durare questa transizione dieci minuti, ma il passaggio di consegne rapide non è scontato. Perché prima della battaglia per la successione, Corbyn e il suo vice John McDonnell, che potrebbe assumere l’interim dopo aver cantato con il leader “bandiera rossa” a pugno chiuso, cercheranno il candidato ideale su cui puntare per non far cambiare la linea del partito. Anche Jon Lansman, il fondatore del gruppo di sinistra Momentum che più ha sostenuto Corbyn nel partito ha invitato alla calma: «Il Natale non è lontano, non credo dovrebbe decidere al riguardo fino al nuovo anno».

La candidata di Corbyn potrebbe essere la pupilla di McDonnell: Rebecca Long-Bailey, cresciuta nel quartiere di Old Trafford, la zona dello stadio del Manchester United. La ministra ombra per la strategia aziendale, energetica e industriale che in caso di vittoria laburista avrebbe attuato parte del piano di nazionalizzazioni di Poste, Ferrovie, acqua e gas è quotata 3/1 dal bookmaker Ladbrokes. Sì, gli inglesi scommettono anche su questo. «Questa è un’elezione sul clima» ha detto Long-Bailey, durante la campagna elettorale. La sua posizione ambientalista potrebbe farle guadagnare il supporto della parte più giovane del partito legata anche al gruppo Momentum. Così come la sua carriera da working class hero: prima di diventare avvocato ha lavorato in un call center, in una fabbrica di mobili e come postina.

Il vero favorito è Sir Keir Starmer, quotato 2/1 per diventare il nuovo leader Labour. Il ministro ombra per la Brexit è stato uno dei più grandi sostenitori del Remain ed è stato determinante nel spostare la posizione del partito a sostegno di un secondo referendum. Negli anni si è creato una reputazione di uomo onesto rispettabile ma anche ambizioso grazie alla sua carriera come avvocato specializzato in questioni relative ai diritti umani. Per questo la regina Elisabetta lo ha nominato baronetto nel 2014, una anno prima che Starmer togliesse la toga per scendere in politica.

Sullo sfondo però rimane un candidato che potrebbe chiudere il cerchio di questi nove anni di opposizione che diventeranno presto quattordici: David Miliband

Della partita sarà sicuramente Jess Phillips ha annunciato la sua sfida alla leadership laburista in un’intervista ad ITV, alle due di notte, quando lo spoglio non era ancora terminato. «Mentirei se dicessi che milioni di persone non mi hanno chiesto se voglio diventare leader del Partito laburista». Phillips è una convinta femminista, molto forte in televisione e nei social nonostante sia una solo una semplice deputata. GIà durante la campagna elettorale aveva dichiarato di ritenere improbabile che i laburisti ottenessero la maggioranza e aveva addirittura anticipato una sua candidatura. Per non apparire come uno sciacallo ha cercato di tornare sui suoi passi: «Prenderò parte alla ricostruzione del partito laburista, qualunque cosa accada».

Un altro nome nella corsa, ancora prematuro, potrebbero essere quello della 37enne Angela Rayner, la più giovane deputata di sempre a ricoprire l’incarico di ministro ombra per l’Educazione. Sposata con un dirigente sindacale è stata aeletta presidente della sezione Nord Ovest del più importante sindacato inglese, lo Unison. Rayner sembra la protagonista di un film di Ken Loach: è già nonna e a 16 anni ha abbandonato la scuola dopo essere rimasta incinta. Ha studiato part time per diventare assistente sociale. Durante la campagna elettorale ha attaccato Boris Johnson per un articolo scritto dal premier nel 1995, prima di entrare in politica. Nel The Spectator BoJo aveva scritto che le madri single stavano allevando una generazione di «bambini ignoranti, aggressivi e illegittimi». Rayner aveva commentato: «Anche se sono ministro ombra dentro rimango sempre la sedicenne che pensava di non valere nulla. E le persone come lui (BoJo) fanno sentire un problema le donne che si sentono già vulnerabili di loro».

Il curriculum di giovane madre lavoratrice laburista di altri tempi è stato macchiato da uno spiacevole caso in cui è stata accusata di aver maltrattato un negoziate e di aver usato in modo improprio la carta intestata della Camera dei deputati per ottenere un’edizione speciale dei tacchi alti di Star Wars, senza riuscirci. Si parla anche di Emily Thornberry, ministro degli Esteri ombra e pro europeista. Una caratteristica che dopo il voto del 12 dicembre non sembra così utile per vincere. Meno chance anche per Yvette Cooper, parlamentare dal 1997, che ha perso contro Corbyn nel 2015 la lotta per guidare il partito e Lisa Nandy, ex ministro ombra per l’Infanzia, criticata dal suo partitio per aver appoggiato in passato l’accordo per la Brexit stipulato da Johnson.

Sullo sfondo però rimane un candidato che potrebbe chiudere il cerchio di questi nove anni di opposizione che diventeranno presto quattordici: David Miliband. Infatti l’ascesa politica di Corbyn, da sempre ai margini del partito è figlia di un fratricidio. Nel 2010, dopo tredici anni di governo laburista – dieci di Tony Blair e tre di Gordon Brown – andarono al governo i conservatori guidati da David Cameron coi Lib-Dem. Nel partito si formarono due correnti rappresentate da due fratelli Ed (New Labour blairiano) e David (Old Labour socialista) che si contesero la successione. Ed vinse di misura (50.65% contro 49,35%) e iniziò quel ritorno alle origini laburiste culminato nella segreteria Corbyn, ovviamente dopo una tradizionale sconfitta elettorale, nel 2015. In questi anni molti hanno invocato il ritorno del figliol prodigo David, autoesiliatosi a New York per non fare ombra al fratello. Ora è presidente dell’International Rescue Committee, l’organizzazione fondata nel 1933 su iniziativa di Albert Einstein per aiutare gli avversari di Adolf Hitler che aiuta le vittime della persecuzione razziale, religiosa ed etnica. Il suo coinvolgimento toglierebbe l’etichetta di partito antisemita che il Labour non è risucito a togliersi per tutta la segreteria Corbyn.

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