OssessioniQuella irrefrenabile voglia dei Cinque Stelle di nazionalizzare la Popolare di Bari

I grillini parlano di un salvataggio seguito dalla nascita di una banca per gli investimenti del Mezzogiorno. Il sistema del credito è diventato strategico per il Movimento e va non solo difeso, ma anche ampliato. In chiave statale, ovviamente

La vicenda della Banca Popolare di Bari (BPdB) si presta a molte letture. Prima una lunga premessa.

Che cosa vuol dir che una banca è “fallita”? Gli impieghi (crediti e investimenti) sono inferiori alle fonti di finanziamento (capitale di rischio, obbligazioni, depositi). Se sono inferiori al solo capitale di rischio, allora sono colpiti gli azionisti. Se inferiori al capitale di rischio e alle obbligazioni, allora sono colpiti sia gli azionisti sia gli obbligazionisti. Se inferiori anche a queste due fonti di finanziamento, allora sono colpiti anche i depositi sopra una certa soglia, mentre sotto una certa soglia si ha un intervento delle altre banche per garantire la loro integrità.

Come avviene che gli impieghi siano inferiori alle fonti di finanziamento? Se i crediti erogati soprattutto alle imprese ma anche alle famiglie sono in qualche misura inesigibili, e se gli investimenti – come l’acquisto di un’altra banca – si sono rilevati sbagliati. Ciò che avviene sia se si son fatti degli errori “in buona fede”, oppure o anche se si son fatti degli errori perché si sono preferite le “clientele” ai “clienti”. Con la clientela si è di norma meno rigorosi di quanto non avvenga con i clienti nel calcolo del rischio.

Sarà poi vero che le banche che falliscono sono così importanti? Una banca che fallisce può essere sostituita da una banca che subentra, così che il sistema del credito può continuare a funzionare. È quanto è avvenuto pochi anni fa con alcune banche del Centro e del Nord Est. Due delle banche maggiori del Nord Ovest sono subentrate e hanno continuato con le attività delle banche fallite. Perché tanta apprensione, se le cose si aggiustano?

Nel passaggio dalla banca fallita a quella subentrante gli azionisti e gli obbligazionisti (solo quelli che, in cambio di un rendimento maggiore, non sono dei creditori protetti in prima battuta) perdono le proprie sostanze. D’altro canto, se le cose fossero andate bene, avrebbero guadagnato ben più di quanto avrebbero mai ricavato dai depositi. Nel passaggio delle attività della banca fallita a quella subentrante che di norma è di un’altra parte del Paese e quindi non ha legami locali, tanto che manda a dirigerle i “proconsoli”, le clientele – locali sia economiche sia politiche – perdono molti dei propri privilegi. Questi due andamenti spiegano le reazioni. I risparmiatori colpiti dalle malversazioni dei dirigenti della banca e degli impiegati allo sportello, e il rischio di colonizzazione delle realtà locali da parte di forze “straniere”. Si potrebbe notare che la retorica impiegata è quella della ”innocenza” della clientela e delle comunità locali. Non si fa mai cenno alla malafede e all’ingenuità dei finanziatori e della clientela e alla modestia – o alla crisi – dell’economia locale.

La crisi bancaria si è manifestata in Puglia, ossia in Meridione, dove il M5s concentra la propria forza elettorale. Ed ecco che è lanciata l’idea del salvataggio e della nascita di una banca per gli investimenti nel Mezzogiorno

Fatta la lunga premessa, torniamo alla cronaca che vede protagonista la Banca Popolare di Bari.

Negli anni passati uno dei cavalli di battaglia del Movimento Cinque Stelle erano le ruberie a danno dei risparmiatori perpetuate dalle banche. Le banche all’epoca coinvolte – ma questo non era mai detto – gestivano solo una frazione dell’attività bancaria complessiva del Bel Paese. La retorica era quella – classica – della finanza avida, con il popolo risparmiatore che andava non solo difeso da questa forza, ma anche dal suo sponsor politico: il Partito democratico.

Oggigiorno la crisi bancaria si è manifestata in Puglia, ossia in Meridione, dove il M5s concentra la propria forza elettorale. Ed ecco che – anche con l’intervento del presidente del Consiglio – è lanciata l’idea del salvataggio – ciò che avverrebbe con un intervento pubblico – della banca al centro delle polemiche, e della nascita di una banca per gli investimenti nel Mezzogiorno. Insomma, il sistema del credito è diventato strategico per il Movimento cinque stelle e va non solo difeso, ma anche ampliato. Si noti, ampliato in chiave statale. Il salvataggio delle maggiori banche di credito ordinario contestualmente alla nascita di una banca per gli investimenti era, infatti, già avvenuto negli anni Trenta e Quaranta con la nascita dell’Iri.

Intanto la Lega chiede un accordo straordinario di tutte le forze politiche – senza nemmeno escludere un incarico pro tempore a Draghi, che così diventerebbe il sovrano che decide sullo stato di eccezione (Carl Schmitt, Teologia politica). L’operazione straordinaria è – secondo la Lega – necessaria, perché – sempre secondo la Lega – il fallimento della BPdB e la crisi ancora non risolta dell’Ilva metterebbero in ginocchio la Puglia, e con essa – ma qui si esagera per amor di iniziativa politica, così come si era esagerato con gli effetti negativi del Meccanismo europeo di stabilità – tutta l’Italia.

In conclusione, il Movimento cinque stelle e la Lega hanno sposato una politica di governo attivo della crisi. Sono finiti i tempi delle polemiche quando una politica attiva in caso di crisi era responsabilità di altri. Italia Viva, non a caso, non manca di ricordare le polemiche di qualche anno fa sul governo in carica a proposito delle banche fallite.

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