Economia sostenibileL’impatto di Nestlé: con la sua filiera produce lo 0,2% del Pil italiano

Marco Travaglia, il nuovo presidente e amministratore delegato, ha presentato i numeri del gruppo: nel 2018 ha prodotto un valore condiviso di oltre 3,6 miliardi di euro e investirà 2 miliardi di franchi svizzeri per accelerare lo sviluppo di soluzioni innovative per imballaggi sostenibili

Nestlé produce un valore condiviso pari allo 0,2% del Pil italiano. Oltre 3,6 miliardi di euro solo nel 2018. E visto che l’Italia è cresciuta solo dello 0.1% nell’ultimo anno, se domani il gruppo svizzero che possiede San Pellegrino, Buitoni e la Perugina scomparisse, l’Italia andrebbe in recessione tecnica. Si presenta con questi numeri Marco Travaglia, il nuovo presidente e amministratore delegato Italia e Malta del Gruppo Nestlé. «Ogni azienda crea un valore che è ben maggiore del suo solo fatturato. Sono orgoglioso dei numeri che abbiamo sviluppato e di mostrare che la fiducia nelle imprese ripaga in crescita e sviluppo». Nel suo primo incontro con la stampa italiana a Milano, Travaglia ha presentato i risultati dello studio “Il Gruppo Nestlé crea valore per l’Italia”, realizzato in collaborazione con Althesys.

La ricerca ha analizzato l’impatto socio-economico del gruppo elvetico nel nostro Paese studiando tutta la catena del valore: dai fornitori ai distributori, dall’incartamento al packaging, dalla prima fabbrica all’ultimo negozio che vende il prodotto. Il volume d’affari calcolato sulla filiera è di 7,5 miliardi di euro, di cui 2,2 generati direttamente da Nestlé.Tradotto: per ogni euro di valore prodotto dal gruppo elvetico se ne generano 4,5 sull’intera filiera. E per ogni occupato se ne formano 6 lungo tutta la catena del valore. Il 74% dei fornitori di Nestlé è italiano. Le ricadute dirette del gruppo nel nostro Paese sono stimate in 797 milioni di euro, quelle indirette 1.771 milioni di euro, mentre quelle indotte 1.081 milioni di euro.

Nestlé ha annunciato di voler stanziare 2 miliardi di franchi svizzeri (1,86 miliardi di euro) per accelerare lo sviluppo di soluzioni innovative per imballaggi sostenibili. entro il 2025 L’obiettivo è attuare il passaggio dalla plastica vergine a quella riciclata per uso alimentare. Per questo il gruppo ne acquisterà almeno due milioni di tonnellate. Oltre a questo, Nestlé lancerà un fondo di venture capital da 250 milioni di franchi svizzeri (233 milioni di euro) per investire sulle start up che si focalizzano su questi settorei. Finora sono stati individuati due progetti che riguardano riciclo attraverso la filiera. «Uno dei problemi più complicati è il riciclo “a valle” perché ci sono 8mila municipalizzate in Italia e ognuno ha metodi diversi. Per fortuna 95% dei confezionamenti dei nostri prodotti è riciclabile e abbiamo raggiunto l’obiettivo di produrre zero rifiuti in discarica presso tutti gli stablimenti», spiega Travaglia che ha esaltato il Pet per le bottiglie al posto del vetro. A livello di impatto sull’ambiente e l’uso di acqua per produrlo Il vetro ha più impatto della plastica. Anche se il Pet inquina di meno della plastica, da sempre gode di meno prestigio. Non dobbiamo vederlo come un possibile rifiuto ma come una risorsa», spiega Travaglia.

«Su clima e disoccupazione giovanile vogliamo essere parte della soluzione, non del problema», afferma Travaglia. Nestlè si impegnerà entro il 2030 a dare accesso e opportunità economiche per 10 milioni di giovani in tutto il mondo. Solo in Italia nel 2019 il gruppo ha assunto 177 under 30. «La qualità dei nostri prodotti e sicurezza sul luogo di lavoro per i nostri dipendenti sono il dna della nostra azienda. Quando abbiamo acquistato Perugina c’erano 345 infortuni all’anno. Ora sono uno o due all’anno». Nel 2018, Nestlé ha corrisposto ai propri dipendenti 1.155 milioni di euro ìnell’intera filiera: clienti, fornitori e indotto.

Travaglia ha parlato anche degli obiettivi futuri del gruppo: «Sono un grande semplificatore: servono poche cose, fatte bene e comunicate ancora meglio. Daremo un senso di crescita sostenibile, contribuiremo a rafforzare il “corporate citizenship”, e un’attenzione spasmodica verso le persone per la loro salute e lo sviluppo.Ma anche dare respiro internazionale a Buitoni e Perugina, come abbiamo fatto con successo con San Pellegrino che si trova sulle tavole di ogni ristorante d’eccellenza nel mondo». Per questo nel triennio 2017-2019 il gruppo ha investito in Italia 200 milioni di euro, dalla creazione del Global IT Hub di Assago con 150 nuove assunzioni, all’Hub del cioccolato di Perugia, fino a quello della pizza surgelata di Benevento. Da grandi fatturati derivano grandi responsabilità: nel 2018 il gruppo Nestlé ha pagato 1, 4 miliardi di tasse, lo 0.32% delle entrete fiscali in Italia.

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