Fratelli d'ItaliaLa grande balla del Sud che vive sulle spalle del Nord, secondo Napoletano

Il direttore del Quotidiano del Sud sostiene nel suo nuovo libro che le regioni settentrionali tolgano risorse al Mezzogiorno ogni anno. «Il giochetto delle tre carte dei costi standard, della spesa storica e dei fabbisogni fa sì che il ricco è sempre più ricco e il povero è sempre più povero»

MARCO LONGARI / AFP

La “banda del buco” del grande partito del Nord – bandiera verde con sfumature azzurre e rosse – ha scavato indisturbata per anni, sotto traccia, nelle pieghe del bilancio pubblico italiano. Ha messo a punto la più efficiente macchina estrattiva di risorse sottratte, di anno in anno, ai cittadini del Sud, di ogni età e genere, per trasferirle pari pari a quelli del Nord. Trasfusioni di sangue vivo prelevato dalle vene di donne e uomini meridionali ancora in culla, medici e malati, maestre di asilo e docenti universitari, autisti di pulmini scolastici e di trasporto pubblico, badanti, addetti ai centri di assistenza, anziani bisognosi di cure. Qualcosa che ha l’abnorme valore medio di 61,5 miliardi di euro l’anno, nel triennio 2014/2016, sì avete capito bene, 61,5 miliardi, e che è stato immesso con la semplicità di una iniezione nella circolazione sanguigna di bambini, medici, professori, autisti di treni e mezzi pubblici, nonne e nonni, delle grandi e piccole città del Nord.

Per cui se nasci a Reggio Calabria o nell’entroterra vesuviano di Napoli le mense scolastiche le vedi solo con il binocolo, ma se hai la fortuna di venire al mondo in Brianza hai l’imbarazzo della scelta. Qui paga la collettività, paga la regione, pagano i comuni, ma tutti lo fanno con i soldi dei bambini del Sud o per lo meno con quelli che la costituzione della nazione italiana assegna loro per diritto di cittadinanza. Questo clamoroso scippo di stato del Nord al Sud è illustrato regione per regione, voce di spesa per voce di spesa, in un documento di diciotto pagine, Federalismo differenziato,8 tra testi, grafici e tabelle, messo a punto dalla commissione della SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), presieduta da Adriano Giannola, sulla base dei dati della ragioneria generale dello stato (RGS) e dei conti pubblici territoriali (CPT), voluti da Carlo Azeglio Ciampi ed elaborati dal meglio della statistica nazionale.

Prima, però, è bene capire che tutto è avvenuto nel silenzio generale, ogni anno con qualche miliardino in più dal 2001 a oggi. Il giochetto delle tre carte dei costi standard, della spesa storica e dei fabbisogni fa sì che il ricco è sempre più ricco e il povero è sempre più povero. Mette a nudo un’abilità e una destrezza che si vuole appartengano al “mito” di Forcella, nel cuore di Napoli, ma che invece hanno evidentemente attecchito al di sotto delle Alpi, prima a Pontida poi a Varese, e consentono ai ricchi di continuare ad arricchirsi con i soldi dei poveri attraverso il trucchetto della crescita della spesa storica. Accusando per di più le classi dirigenti della comunità dei poveri, a volte a ragione, di inefficienza sistemica, clientelismo, trasformismo, e connivenze affaristico-malavitose-morbose su quelle briciole di soldi pubblici che la grande torta di stato del Nord lascia cadere a mo’ di elemosina.

Il risultato di questo capolavoro è sotto gli occhi di tutti. Un paese diviso e distante dove convivono una quasi Germania sempre più piccola e una quasi Grecia sempre più larga e diffusa e dove ormai in modo naturale, accettato da tutti con rassegnazione, si comprimono i punti di forza e si esaltano le debolezze dell’Italia. Per cui, di fatto, il Nord si avvia a diventare più o meno consapevolmente una piccola colonia franco-tedesca, se non addirittura cinese, e il Sud a essere assorbito da una deriva di instabilità e sofferenza comune ad aree sempre più vaste del Mediterraneo. Ognuno ovviamente per i fatti suoi. Non può essere questo il destino dell’Italia. Nonostante le nostre reiterate colpe, come italiani non ci meritiamo una tale fi ne.

Regaloni di stato ai “finti poveri” della Padania, elemosine pubbliche ai poveri veri della provincia meridionale. Soldi al Nord per professionisti e artigiani che non hanno versato contributi od onorato cartelle esattoriali, pochi spiccioli – più sbandierati che reali – a chi prova a fare impresa di mercato al Sud in un territorio dominio assoluto della complicazione. È accaduto sotto il cielo di un paese disorientato a governo gialloverde, dove tutto è diventato “salvo intese”: decreto “sblocca-cantieri” o della “crescita”, settimane con bozze che girano a vuoto tra i palazzi della politica. Quasi che si decretasse con l’urgenza mediatica degli annunci e non dei problemi reali o dei fatti che servono per affrontarli (tra l’altro robetta, tipo debiti di Roma e caso Alitalia).

Assistiamo alla farsa quotidiana, con un documento di economia e finanza (DEF) che sembra uscito da un fax dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e che è, evidentemente, figlio di nessuno perché mette nero su bianco che i dodici miliardi giocati sulla ruota della fortuna del reddito di cittadinanza e della famigerata quota 100 non hanno vinto la lotteria della crescita e ci si ritrova a fare i conti con la prima recessione autoindotta degli anni della grande crisi. Questa è la realtà.

Ebbene in questa farsa, c’è spazio per le strenne leghiste ai “finti poveri” della Lombardia che detiene il record delle domande di “saldo e stralcio” (tradotto: supercondono) per le agevolazioni fiscali dove non si pagano né interessi di mora né sanzioni, ma addirittura solo tra il sedici e il trentacinque per cento del dovuto. Per non parlare degli obbligazionisti delle banche venete che hanno staccato cedole del cinque per cento per nove anni passando indenni tra deflazione e tassi sotto zero e ora avranno il rimborso fino al novantacinque per cento dell’investimento. Per il Nord siamo ai nuovi assistenzialismi, al Sud che produce (non c’entra niente con il reddito di cittadinanza) tanti microbonus (alias elemosine) privi di circolari attuative, incertezza sul credito di imposta e zero strategia. Siamo senza parole.

Pubblichiamo un estratto da La grande balla di Roberto Napoletano (La nave di Teseo, pp. 320, 20 euro)

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