Valvole e stampanti 3DLa corsa delle aziende innovative per salvare gli ospedali

La Roboze di Bari, una pmi di successo con 60 dipenenti e 3,5 milionii di fatturato fornisce i componenti all’azienda bresciana Isinnova, che ha ideato la conversione delle maschere da snorkeling in ventilatori non invasivi

Immagine tratta da Youtube

L’idea è dell’azienda bresciana Isinnova: convertire maschere da snorkeling in ventilatori polmonari non invasivi. Ma le valvole arrivano da Bari, fornite dalla Roboze, pmi nata nel 2013 che ha saputo imporsi in fretta sul mercato, arrivando a 3,5 milioni di euro di ricavi nel 2019. A mettere in contatto le due aziende ci ha pensato la Dallara Automobili, l’azienda emiliana costruttrice di automobili da competizione. Come si vede, nella corsa contro il coronavirus la collaborazione va da Nord al Centro fino a Sud italia.

Come racconta questo articolo del Sole 24 Ore, le valvole vengono fabbricate con stampanti 3D. Tutta la batteria dell’azienda viene utilizzata per questa commessa: 120 sono dirette all’ospedale di Brescia, 50 andranno a Lecco. E si prevedono altre richieste.

Questa rapidità nella conversione produttiva è resa possibile dalla grande duttilità dei macchinari: le stampanti della Roboze sono, si spiega, un’innovazione. Gli assi della stampante si muovono senza l’utilizzo di cinghie elastiche, ma sfruttando alcune basi meccaniche con precisione micrometrica. Accuratezza e adattabilità, allora, che permettono di stampare pezzi relativi a settori industriali molto complessi: dal aerospazio alla Formula Uno. Adesso, le valvole per ventilatori. Anzi, per maschere da sub convertite in ventilatori.

I macchinari della Roboze, adesso messi a disposizione dell’emergenza nazionale, sono il prodotto di punta: vengono venduti ovunque, e l’ultimo acquisto è stato da parte dell’Università del Delaware, che si occuperò di produrre pezzi per l’esercito americano. Il lavoro è duplice: assemblare i macchinari («Puntiamo a metterne in funzione almeno 35 entro la fine della settimana») e stampare le valvole. I sessanta dipendenti sono all’opera, in sede e da casa in smart working, per portare avanti i progetti. C’è anche l’idea di un prototipo di copertura per proteggere il viso dagli schizzi, per poterla consegnare agli ospedali. Per un’azienda in crescita, che prevede di assumere altri 30 dipendenti, è una grande sfida. Nel 2020 contavano di arrivare a 8 milioni di fatturato. Ipotesi ora lontana, ma pazienza. «Ora le priorità sono altre».

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