Come farcela Tre proposte concrete per uscire dalla crisi del coronavirus

Servono 300 miliardi di euro. Tra Bce, Esm, fine del patto di stabilità ed eurobond si troverà il modo. Ma bisognerà chiarire agli italiani che questi soldi non ce li regala nessuno

Alberto PIZZOLI / AFP

Il dibattito sul Coronavirus continua a essere più emotivo che razionale e la comunicazione agli italiani ai limiti dell’offensivo.

Numeri e dati per quanto tragici vanno affrontati, e le decisioni vanno prese sulla base di informazioni (a volte carenti o limitate e quindi rischiose), dati e inferenze con livelli di confidenza elevati.

Alcuni punti per provare a fare chiarezza:

1. Il clima aiuterà, ma non in modo decisivo.

Il migliore studio sull’impatto del clima è uscito il 9 marzo da 2 università cinesi che analizzano r0 in città diverse e PRIMA degli interventi coercitivi del Governo. Ne esce una riduzione intorno al 15% se la temperatura media (media non massima) è di 10 gradi e del 25% se supera 20 gradi. In Italia del nord ad aprile avremo la prima condizione e in Italia del sud a maggio la seconda. Quindi r0 che è stimato a 2,38-2,5 scende “da solo” a 2,0 o anche 1,7. Repubblica ha pubblicato un link con uno studio italiano che mi sembra assai poco indicativo e il titolo trae conclusioni non provate “il clima non incide”. Dire che non c’è correlazione tra clima e dati giornalieri di contagio a Wuhan è non cogliere il problema. Se ci fosse correlazione sarebbe casuale, visto che i contagi sono rilevati da 2 a 10 giorni dopo l’evento. Da quello che sappiamo (inferenza non dato) il clima incide un po’ forse non tanto, ma un po’ sì. Empiricamente basta guardare la cartina della Spagna con i casi per abitante. Andalusia e Murcia le province più bassa. Anche qui inferenza perché potrebbe essere casuale. Ma se 3 inferenza sono concordi un decisore dovrebbe tenerne conto.

2. La malattia colpisce tutti non solo i vecchi. Sono gli esiti ad essere diversi anzi molto diversi.

Qui non si tratta di inferenza ma di dati e molto solidi. Dove si fanno tanti tamponi (Germania e Korea) i dati sono inequivocabili. Contagiati distribuiti abbastanza omogeneamente per classi di età, nessun dubbio in proposito. Ma da qui a dire che i giovani sono a rischio la comunicazione diventa capziosa. I giovani sono contagiati dal virus tanto quanto i vecchi (sarebbe strano il contrario). Probabilmente anche i molto giovani (meno di 19 anni) anche se questa è solo un’inferenza non supportata da dati ma solo da buon senso. Ma resta il fatto che sotto i 50 anni il tasso di mortalità senza patologie pregresse è molto vicino allo zero, meno di 0,1%. Sotto i 50 anni si muore di Coronavirus solo con patologie pregresse e anche piuttosto importanti al netto di pochissimi (e tragici) casi che tuttavia sono ad oggi probabilmente meno di 20 in tutta Europa e forse nel mondo. Quanto 10 incidenti d’auto mortali in tutta Europa (prima del Corona ce ne sono circa 50 al giorno in Europa).

Tra i 50 e i 60 anni la mortalità sale ma non come dichiarato e scritto dall’Istituto di Sanità del 1,2%. Questo è un dato palesemente sbagliato e trae in inganno portando a decisioni sbagliate. La mortalità del 1,2% (110 casi in Italia su 4000 all’epoca di pubblicazione dei dati) si riferisce al rapporto dei decessi su casi riscontrati. Poiché è evidente anzi direi eclatante che i casi riscontrati (al 21 marzo 50k circa in Italia) sono un sottoinsieme molto basso della realtà, la mortalità vera ha numeratore certo e denominatore incerto (i casi). Per calcolare la mortalità vera bisogna stimare il numero di contagi vero, non quelli dichiarati. Qui si possono fare 2 inferenze.

La prima rapportando i decessi ai casi tra chi li misura davvero perché fa i tamponi (Germania e Korea). In questi casi il rapporto tra decessi e casi è rispettivamente 1:300 e 1:100. Tedeschi e coreani fanno molti più tamponi di noi (800k circa in Germania e 250k in Korea) e non casualmente il rapporto è più alto in Germania che in Korea, di certo non è 1:10 come in Italia. Su campioni meno grandi (Norvegia e Austria) e sempre attività di rilevazione estesissima (50k tamponi simile alla Germania per incidenza su popolazione) il rapporto a oggi è 1:300.

Ma si deve anche pensare che per quanto tedeschi e norvegesi siano molto rigorosi e capaci di svolgere attività di rilevazione estesa è impossibile pensare che abbiano rilevati TUTTI i contagiati vista l’elevata percentuale di asintomatici che è circa il 40-50 percento secondo numerosi studi, incluso il caso Diamond Princess che è il laboratorio perfetto Coronavirus. Quindi il ratio decessi su infettati VERI incluso gli asintomatici calcolati al 50% può essere 1:500 se non anche 1:600. Ne deriva che in Italia al 21 marzo ci sono circa 2,5 milioni di persone contagiate Coronavirus. E anche questa è un’inferenza, ma secondo me un’inferenza supportata da molteplici dati anche incrociati e quindi molto più di un’inferenza probabile. Quasi una prova. Si potrebbe avere il dato quasi certo facendo test su anticorpi a una popolazione statisticamente significativa (uno o due comuni ad alta contagiosità e uno o due comuni in fase di sviluppo del contagio).

In Lombardia circa 1,5 milioni cioè il 15% circa della popolazione. In Veneto molti meno anche per la maggiore attività di isolamento dei casi asintomatici contagiati e quindi circa 100k cioè il 2% circa della popolazione. Palesemente situazioni diverse.
Proseguendo nel calcolo (qui si tratta di calcolo non inferenza) sul tasso di mortalità se come provato in Germania Korea Austria Norvegia (mi sembra sufficiente per parlare di prova) i contagiati sono distribuiti omogeneamente sulla popolazione, abbiamo in Italia 110 decessi su circa 375k contagiati tra 50 e 59 anni. Tasso di mortalità ad oggi dello 0,03 percento. Ricordo sempre che nella fascia di età il tasso di mortalità annuo (cioè in 1 anno intero) è intorno allo 0,30 percento. Si muore certo di più per il Coronavirus, presupponendo che tutti ma proprio tutti vengano contagiati, più o meno il 10 per cento in più di quanto moriremmo senza Coronavirus in un anno … siccome questo è palesemente impossibile (al 70% scatta con certezza immunità di gregge) l’aumento di probabilità di decesso nella fascia di età 50-59 è probabilmente da 0,30 a 0,34 %.

Ovviamente il ragionamento oltre gli 80 anni è opposto e la letalità del virus già dopo i 70 anni ma in particolare dopo gli 80 è elevata. Aumenta la probabilità di decesso facendo calcoli e inferenze analoghi del 40% e del 80-90% rispettivamente. Probabilità riferita a 1 anno solare sempre. Solo per memoria la speranza di vita a 75 anni nel 2000 era circa 10 anni. Adesso è circa 12 anni. Quindi il peggioramento di questa speranza di vita per effetto del Coronavirus se i morti fossero 50.000 circa in Italia è da 12 anni a 11,93 anni mediamente. Tangibile e 50.000 morti sono moltissimi, ma se volessimo a tutti i costi allungare la speranza di vita dei nostri anziani 12 a 12,07 anni (l’opposto per capirci), è assolutamente certo che nessuno si sentirebbe legittimato nemmeno a proporre di spendere molto ma molto meno dei 300 miliardi che ci sì costerà tutto questo. Nonostante questo paradosso noi lo stiamo facendo in tutto il mondo per motivazioni di altra natura e che riguardano la sfera più psicologico emotiva che razionale.

3. Fare i test aiuta e aiuta molto.

Confrontare le curve Veneto contro Lombardia se si vuole avere conforto sul tema. Lapalissiano. Detto questo è evidente che con 1,5 milioni di contagiati fare i test in Lombardia è come fare gli auguri di compleanno 9 mesi dopo la data. Totalmente inutile. Ma al sud invece servirebbe eccome per isolare gli asintomatici nella 4° e 5° giornata. Sempre ammesso che sia fattibile da un punto di vista di strutture. Così come in Veneto è ancora molto importante come ha giustamente osservato il governatore Zaia. Questa è una prova non un’inferenza. Se poi i test non si possono fare diciamolo chiaramente. Sarebbe meglio farli ma non ce la facciamo più di X migliaia di test al giorno. Serio chiaro e diretto, non i test non servono che invece è falso fastidioso e fuorviante.

4. Comunicare

Io penso che i messaggi da dare agli italiani siano:

– moriranno probabilmente 50.000 concittadini (questa è la mia migliore stima ad oggi, molto imperfetta di certo, il Governo ne avrà una certamente migliore. La mia stima è abbastanza stabile nel tempo da circa 6 o 7/giorno che è  un buon segno di affidabilità, ma ci sono persone enormemente più brave di me a fare questi calcoli). La stragrande maggioranza (86 % ad oggi) oltre 70 anni di età, qualcuno  tra 60 e 70 anni (molti ahimé circa 5.000) e probabilmente circa 1.500 persone sotto i 60 anni. Ricordo sempre che muoiono 3.000 persone l’anno sotto 60 anni e con età media molto più bassa quindi maggiore danno sociale (figli piccoli, giovani e teenager) in incidenti stradali. La grandissima maggioranza (ad oggi oltre il 98% a fine corsa, forse un po’ meno di questi decessi) hanno 1 o 2 o 3 patologie pregresse piuttosto serie. Non sarebbero certo mancati senza Coronavirus o meglio non tutti, ma bisogna anche dire la verità è cioè che ipertensione, scompensi cardiaci, diabete e altre patologie sono rilevanti. Sarebbe anche il caso di dire che dalla Cina sembra che la probabilità di decesso a parità di età e patologie pregresse è maggiore di 3 o 4 volte per fumatori e anche oltre per fumatori accaniti.

Siccome siamo a 5.000 decessi inutile parlare di picco o altro. Meglio preparare tutti alla realtà. E tra l’altro si muore male. Isolati dai propri cari, in 5 giorni, spesso all’improvviso. E’ brutto ma è così. Io preferisco saperlo dalle autorità che scovarlo per conto mio. E non tutti sono capaci di scovarlo.

– è irrealistico pensare di “azzerare” il contagio, sconfiggere il virus o altre amenità del genere con l’isolamento. Se in Lombardia ci sono 1,5 milioni di contagiati e io ne sono convinto (più o meno 25% ma conta poco) non ci sarà isolamento di sorta che regge. I servizi minimi essenziali (spesa supermercato, sanità, elettricità, rifiuti, comunicazioni, logistiche e altri ancora che inutile enumerare) non sono comprimibili in nessun caso. La corsetta al parco si può sacrificare benissimo ma non farà la differenza. Siamo oltre il punto di non ritorno. A meno di andare in direzione Wuhan, ma allora tutti segregati, esercito porta le razioni, controllo feroce della mobilità individuale con applicazione cellula telefonica, violente sanzioni per chi non contravviene, ecc., irrealistico in Italia, e probabilmente secondo me ormai inutile in Lombardia Emilia e anche ahimé Piemonte che sarà la prossima esplosione. Quindi tutte le discussioni su cosa chiudere sono del tutto sterili. Siamo oltre, anzi molto oltre. Adesso bisogna gestire il contagio e le sue conseguenze.

– ovviamente, e l’ho già detto, la difesa degli operatori sanitari è sacra. Io mi commuovo a sentire quello che fanno e i loro racconti. Leviamoci tuti il cappello in silenzio e in ammirazione per i nostri medici e infermieri. Sono eroi moderni. Il tasso di contagio è altissimo. Il tasso di decesso è anche molto più alto così come in Cina ed è probabile che la “sovraesposizione” alla carica virale abbia un forte impatto. Non lo sappiamo ma è un’inferenza forte, così come lo è il tasso di contagio estremo nei luoghi di cura (case di cura per anziani, ospedali ecc). Respiratori, letti e unità terapia intensiva sono priorità assolute. Inutile aggiungere altro. Temo peraltro che il fattore limitante siano i medici … e quelli non si producono purtroppo. Però sbagliare i numeri chiusi della facoltà di medicina negli ultimi 20 anni invece si poteva evitare. Anche qui facendo 2 conti semplici anzi molto semplici, che forse qualcuno non sa fare. Certo che se la competenza non conta, “estraiamoli a sorte” e altre baggianate simili rappresentano la cultura dominante e il Parlamento italiano, è probabile che qualche ministro non sappia fare i conti e così adesso la gente muore e muore si badi bene non per la corsetta domenicale (ripeto assolutamente rinunciabile , ma messa colpevolmente come fumo negli occhi del popolo come giustificazione dei morti), ma perché mancano i medici. Sarà bene tenerne conto molto bene nella scelta dei futuri ministri e dei parlamentari.

– infine, ma non meno importante il tempo. Ridurre i casi giornalieri in Italia da questi livelli e dopo avere superato il punto di non controllo (Lombardia Emilia Piemonte, forse non Veneto ma è da vedere. Al sud presto per dirlo ma sarei abbastanza pessimista) prenderà minimo 12 settimane. Quindi contando dal 20 febbraio arriviamo a fine maggio. Questo se siamo fortunati perchè su una o più zone del sud partono come la Lombardia parliamo di 12 settimane da allora. Quindi realisticamente contando anche l’aiuto della bella stagione e il clima del sud nonché le azioni in essere, con qualsiasi tipo di isolamento sarebbe bene dire che negozi e ristoranti non li apriremo ancora a lungo. Inutile illudere gli italiani che non meritano di essere trattati da stupidi. Inutile parlare di picco. Il picco è un concetto statistico di nessun rilievo. Quando inizieremo a tornare a vivere normalmente? Ben oltre il picco purtroppo. 3 mesi così come ora sono insostenibili. Moralmente, economicamente, da tutti i punti di vista. Ma ci diranno “Ma non si può dì fare diversamente”. Non è assolutamente vero. Si può eccome se si vuole e se si ha il coraggio delle proprie decisioni, delle proprie inferenze. Se si è davvero come Churchill o come Draghi “whatever it takes”.

Sotto mi permetto di fare alcune proposte in tal senso:

– quanto costa al paese tutto questo.
Anche qui operazione verità. Secondo la mia stima 300 miliardi di euro circa il 20% del pil. Debito su pil a fine 2021 circa 170% forse di più. Di certo non di meno perché il pil scenderà e molto anche… Sostegno alle famiglie 40-50 miliardi di euro ( 3 mesi per 10 milioni di lavoratori a 1200 euro al mese). Minori introiti fiscali per 100 miliardi divisi tra 60/70 miliardi di euro nel 2020 e 30-40 miliardi  nel 2021 e divisi  tra minori imposte indirette, accise e varie per 30/40 miliardi  nei 2 anni e minori imposte dirette persone e aziende 50/60 miliardi nei 2 anni. Forse questo numero è più alto o molto più alto. Da valutare.
Assicurazione statale erogazioni credito alle imprese (fondamentale farlo subito e farlo molto bene. Nessuno ne sta parlando.) costo 50-70 miliardi .

Sussidi vari ad aziende “strategiche” (da Alitalia che strategica non è per nulla ma è stata salvata per prima nel decreto.  Salvata ancora una volta di troppo ahimè, in più molte altre che verranno fuori…)  20-30 miliardi. Sottolineo che a differenza del punto sopra che è un’assicurazione crediti per qualcuno che non riuscirà a restituirli, qui parliamo di regali di denaro pubblico, già denominati tali. Ricordare per credere il “prestito ponte” Alitalia, prestito di che cosa? Pensiamo che Alitalia restituisca il “prestito ponte”?  Regalo cumulato di 9 miliardi. Senza senso.

Cassa integrazione a altre provvidenze per crollo impiego (naspi, cigs, cigo, cassa in deroga e altre ancora) 30-40 miliardi. Miglioramento sanità 20 miliardi almeno.
Errori, ritardi ed omissioni su quanto sopra 50 miliardi.

Totale 300 miliardi di euro.

I soldi ci sono, si stampa debito e li troviamo. Alla fine ce lo faranno anche fare. Tra Bce, esm, fine del patto di stabilità e Coronavirus bond e altre forme tecniche li troviamo. Non ho dubbi. Ho invece molti dubbi che sia chiaro agli italiani che questi soldi non ce li regala nessuno. Non il Governo, non l’Europa (da vedere se ci sarà ancora dopo il cataclisma), non i ministri, non i partiti. Questi 300 miliardi sono debiti che i privati che lavorano e le aziende dovranno ripagare nei prossimi 20 anni con un costo del 1% del pil all’anno circa a cui si somma un altro 1% del pil per la scelleratezza della gestione del debito negli anni 90 in un clima politico e culturale molto simile all’attuale peraltro.

Quindi siccome pubblico impiego, pensioni  e welfare,  sanità, giustizia, ordine pubblico, istruzione, università e ricerca, arte e  cultura, beni culturali, vengono pagati e sostenuti unicamente dal settore privato (le tasse trattenute a un pubblico impiego sono di fatto una partita di giro ahimé) e poiché non prevedo alcun contributo appunto da parte del pubblico impiego e dagli enti pubblici (molto colpevolmente visto il cataclisma, ma non ne sussistono i presupposti ideologici prima che economici quindi inutile anche solo pensarlo), significa che il settore privato si dovrà accollare una tassa costante del 2 % del pil all’anno per salvare il paese, le sue istituzioni, i suoi diritti, la sua storia, il diritto della generazione nata dopo il 1990 a vivere come noi baby boomers nati tra negli anni 50 e 60 abbiamo vissuto.

Diritto che per me padre di 4 figli è addirittura sacrosanto. Moralmente e eticamente imprescindibile direi.
Ora visto che il settore privato che sostiene tutto quanto sopra (non proprio poco mi pare) è stato devastato e dovrà prendersi la quasi totalità dell’onere di aggiustamento, senza alcun dubbio o alternativa sarebbe bene dirlo, esplicitarlo, renderlo paese è chiaro a tutti, anche perché circa l’80% delle risorse fiscali e dell’export generate dal paese vengono dalle regioni che sappiamo già essere pressoché devastate dallo tsunami Coronavirus.

Quindi, detto in parole povere, il conto salatissimo del Coronavirus lo pagheranno i lavoratori privati dipendenti e autonomi e le aziende private. Hanno già iniziato a pagarlo e continueranno a pagarlo in svariate forme. La fantasia fiscale del legislatore italiano ha pochi eguali. Tanto per cominciare ha esteso di 2 anni i termini di verifica delle attestazioni fiscali del 2015 che sarebbero scadute a fine anno, in quanto gli uffici fiscali non lavoreranno a pieno regime quest’anno. Questo nel primo decreto sul Coronavirus. Assolutamente un bel segnale che anticipa il futuro in modo plastico. Il merito e l’aiuto, tutto l’aiuto possibile che verrà dallo Stato, va a questi soggetti ed è bene che sia chiarissimo, conclamato e culturalmente condiviso che i soldi che verranno dati sono solo ed esclusivamente soldi che verranno presi agli stessi soggetti in futuro, non sono regali, o peggio meriti dei politici di qualsiasi titolo e grado. Sono soldi nostri che verranno ripagati con lavoro e impegno di 20 anni, inclusi ritardi ed errori di chi li amministra. Alcuni già oggi palesi.

Cosa fare secondo me

Avendo il coraggio delle mie idee esprimo la mia visione di cosa fare. Non ho la presunzione che queste idee siano perfette, e sono criticabili certamente e forse non condivisibili ma pensate con numeri, fatti e inferenze e presa di responsabilità su quanto sopra. Chi decide si prende responsabilità. Mio padre medico mi diceva sempre che un medico quando prende una decisone a volte rischia una vita. Se si sbaglia il prezzo è elevato, anzi tremendo. Qui si parla di migliaia di vite, ma i medici ogni giorno nei luoghi terribili che sono diventati i nostri ospedali Lombardi prendono migliaia di decisioni singole da soli. È bene che i nostri politici non si trincerino dietro “quello che sta bene” ma prendano decisioni e se ne assumano la responsabilità.

Le azioni immediate sono secondo me:

Chiusura totale delle aziende non essenziali per 2 settimane. Non oltre. Data certa già oggi di riapertura.  2 settimane sono gestibili e ci servono a dare il massimo impulso al contenimento. 2 settimane sono tantissime ma ribadisco sono gestibili, di più no o peggio incertezza e tam tam non sono gestibili. Chiusura vuol dire ovviamente smartworking, se possibile, non chiusura becera e forzata. Nel frattempo avremo ancora realisticamente 10 o forse 15mila decessi e sposteremo però l’asse della curva un po’ più in basso. Onestamente io penso che serva ormai a poco almeno in Lombardia, ma si tolgono alibi e il costo ribadisco è a questo punto gestibile, purché accompagnato dalle altre misure.

1. Distinzione della popolazione in 3 fasce.
Fino a 55 anni. Verde.  Da 55 a 65 anni giallo. Oltre 65 anni rosso.
Non l’ho inventato io, lo faranno in Israele, luogo notoriamente di intelligenza e tradizione culturale altissima e con una certa consuetudine alla grande calamità.

Per i 65enni, per il loro bene e per il nostro bene (medici, ospedali) misure di contenimento drastiche. Si organizza da subito, come servizio essenziale il recapito a casa della spesa. Fatto da 30enni. Volontari o no. Esercito può aiutare. I vecchi stanno a casa, ahimè da soli. Per proteggerli e non per sempre. Se convivono (spesso è così) si cerca in ogni modo di trovare un sistema di vita protetto e segregato. In ogni caso a casa sono meno esposti che al supermercato.  Può durare 3 mesi forse di più, ma ne va della loro vita. Penso sia gestibile e sarebbe anche bello vedere i nostri giovani che in un periodo in cui si lavora poco o si riparte piano e non si va a scuola, trovano la forza di fare qualcosa di bello per salvare qualche vita dei loro nonni. Molto educativo sul patto intergenerazionale a mio avviso. Praticamente nessuno di questa fascia o quasi lavora. Quindi si può fare. Quelli che lavorano stanno a casa e saremo felici di pagare lo stipendio per 3 o 4 mesi ai 65enni che ancora lavorano.

Per la fasci 55-65 rientro in azienda o in ufficio dilazionato di almeno 1 mese o 45 giorni. Un intermedio tra giovani e vecchi. Quindi sì alla spesa in questa fascia, ma non in azienda almeno per un po’ di tempo.
Tempi di riapertura certi.

Per la fascia 0-55 anni tempistica certa e dichiarata di apertura così costituita.
Il 6 aprile riaprono le aziende. 4 giorni poi c’è il ponte di Pasqua. Apertura definitiva il 14 aprile. Data inderogabile. Se ci saranno ancora casi (sicuro) cercheremo di gestirli al meglio. Il 6 aprile si riaprono anche le corsette domenicali per dare un segnale

Il 21 aprile riaprono bar e ristoranti, con le limitazioni di distanza.

Il 2 maggio si tolgono le limitazioni di spostamento per tutti e si riaprono le scuole dove non ci sono ultra 65, né alunni, né docenti (sono pensionati).

2. Informazione chiara condivisa e reale.
Pubblichiamo un percorso giornaliero atteso di casi, decessi per regione ogni giorno invece di dare il numero di casi (totalmente irrilevante ormai), discutiamo lo scostamento rispetto alla previsione dei dati consuntivi, in modo scientifico e dettagliato. Attuale verso previsione.
Pubblichiamo anche il numero di decessi per fascia di età al 2019 provincia per provincia e confronto 2020 per rendere tutti edotti di quello che sta succedendo. Così come decessi per fascia di età, numero letti disponibili e utilizzati per regione. Fissiamo un percorso, brutto tremendo quanto si vuole ma definito e fissato e vediamo di quanto ci discostiamo nel bene o nel male.
Diamo informazione vera non alla melassa. Non siamo bambini dell’asilo. Cosa vuol dire non sappiamo quando sarà il picco? Ma che idiozia è? Certo che lo ipotizziamo il picco, i decessi, tutto quanto dobbiamo ipotizzare e prevedere, se no come si fa a fare protezione civile senza pianificare? Ma quale azienda dice “non facciamo il budget perché potrebbe essere poi peggiorato” … Non stiamo giocando a fare la conferenza stampa, ci sono  le vite dei nostri anziani e i nostri soldi. Via chi non si prende responsabilità. Dentro chi se prende e parla chiaro.

Se ci fossero scostamenti cospicui rispetto al programma se ne discute. Chiaro che le date dipendono da cosa succede, ma intanto fissiamo le date, facciamo un programma e verifichiamo gli scostamenti per prendere azioni correttive nel caso gli scostamenti siano sostanziali o emergano novità di scenario tali da sconvolgere il programma (cure mediche, vaccino, mutazioni genetiche, esperienze di terzi). Si fa così nelle organizzazioni complesse.  Basta copiare se si è capaci e se (possibile) non si è capaci si chiama chi è capace. Io ho il mio modellino (molto empirico) e mi confronto tutti i giorni con almeno altre 5 persone che hanno il loro. Ma possibile che lo Stato con tuti i suoi mezzi non possa avere un modello con questi dati e non ce lo renda noto? Non è accettabile.

Si nomina un numero ristretto di gente competente che ci mette faccia e responsabilità. Se sbaglia, si alza, dice ho sbagliato, chiede scusa al paese, si dimette e avanti chi fa giusto e meglio. Accountability  and responsibility. “Salga a bordo cazzo”.

3. Infine chiarezza immediata in queste 2 settimane del programma di sostegno ai privati e alle aziende. Quando si riparte tutti devono sapere cosa succede, cosa fa lo Stato, cosa fanno le banche, come ci si comporta. Chiarezza, chiarezza, chiarezza. Sicurezza per tutti gli operatori. Si sbaglierà qualcosa? Pazienza. Ho messo in conto 50 miliardi di errori, furbetti che approfitteranno, qualche brutto episodio. 600 milioni all’Alitalia già sprecati con il primo decreto. Va bene lo stesso. Andiamo avanti. Il tempo vale di più della perfezione. Fare giusto subito all’80%-90% è molto molto meglio che aspettare 2 mesi a discutere di corsette e poi fare giusto al 95%.
Anche e soprattutto bisogna fare le cose che servono. Non quelle popolari per un’intervista, un sondaggio o una conferenza stampa. Purtroppo, non sempre, e soprattutto in questa fase convulsa quasi mai, le cose che servono sono popolari.

Un leader e una classe dirigente non devono essere popolari. Devono essere bravi, lucidi e competenti. Poi le elezioni si faranno e giudicheranno i cittadini. Temo che i non competenti, i “sondaggisti” e i teorici della decrescita felice, verranno spazzati via alle prossime elezioni. Anzi forse dovrei più correttamente dire che lo spero tantissimo.

*Giovanni Cagnoli, presidente di Carisma e fondatore di Bain & Company Italia che ha guidato come ceo fino al 2017