Società apertaIl manifesto di Biden per fermare Trump, far ripartire l’America e ricostruire l’occidente

Fine del protezionismo, ampliare la classe media, ridare credibilità agli Stati Uniti nel mondo. Il candidato democratico propone un vertice globale per la democrazia e in un articolo su Foreign Affairs demolisce il presidente

Johannes EISELE / AFP

Ha abbandonato gli alleati e i partner degli Stati Uniti. Ha sprecato l’influenza americana. Ha lanciato guerre commerciali sconsiderate che danneggiano la classe media del suo paese. Ha rinunciato a esercitare la leadership degli Usa contro le nuove minacce globali. Ha tradito i valori democratici tipici della tradizione statunitense.

Dalle colonne di Foreign Affairs, uno dei più autorevoli periodici dedicati alle questioni internazionali, Joe Biden, candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, tuona senza mezzi termini contro Donald Trump, l’attuale inquilino della Casa Bianca.

L’ex vicepresidente la tocca piano: «la credibilità e l’influenza degli Stati Uniti nel mondo sono crollate da quando il presidente Barack Obama e io abbiamo lasciato l’incarico il 20 gennaio 2017». Un messaggio chiaro agli americani. Che tradotto significa: se volete che il paese recuperi autorevolezza nel mondo e riprenda la guida delle dinamiche globali dovete votare me. 

Se diventerà il prossimo presidente degli Stati Uniti vincendo le elezioni del prossimo 3 novembre, Biden dovrà recuperare tutta la reputazione e la credibilità che, in quattro anni di governo, Trump ha completamente dilapidato. Non sarà una passeggiata.

L’alternativa è già delineata. «Il trionfo della democrazia e del liberalismo sul fascismo e l’autocrazia – scrive Biden su Foreign Affairs – ha creato il mondo libero. Ma questa sfida non definisce solo il nostro passato. Definirà anche il nostro futuro». Chiaro no?

Per recuperare un ruolo sul piano internazionale, però, Biden sa bene che deve prima guardare in casa propria: «la capacità degli Stati Uniti di essere una forza per il progresso nel mondo e di mobilitare azioni collettive inizia in casa propria». Questo significa porre fine alle politiche di Trump contro gli immigrati, rispettando il diritto di asilo e senza separare i figli dai genitori.

Significa anche aumentare le tutele per le minoranze etniche e adottare misure per superare le profonde diseguaglianze sociali. Significa difendere la democrazia interna dai governi stranieri che cercano di influenzare le elezioni federali e garantire maggiore trasparenza nel finanziamento delle campagne elettorali.

«Come nazione – spiega Biden – dobbiamo dimostrare al mondo che gli Stati Uniti sono pronti a guidare di nuovo, non solo con l’esempio del nostro potere, ma anche con il potere del nostro esempio. A tal fine, come presidente, prenderò misure decisive per rinnovare i nostri valori fondamentali».

Un discorso del genere, qualche anno fa sarebbe stato abbastanza scontato. Oggi non è più così, perché oggi «quando le democrazie del mondo guardano agli Stati Uniti per difendere i valori che uniscono il paese – per guidare veramente il mondo libero – Trump sembra essere nell’altra squadra: quella degli autocrati che mostrano disprezzo verso i democratici». Inoltre, aggiunge Biden, «presiedendo l’amministrazione più corrotta della storia americana moderna, Trump ha dato legittimità ai cleptocrati ovunque».

Un vertice globale per la democrazia
Per risollevare il suo paese dal precipizio in cui è rovinato, l’ex vice di Obama promette, in caso di elezione, di organizzare e ospitare negli Stati Uniti «un vertice globale per la democrazia» ispirato all’esperienza di successo del vertice sulla sicurezza nucleare realizzato dall’amministrazione Obama-Biden.

Sarebbe il suo primo impegno internazionale, dedicato a tre aree di intervento: la lotta alla corruzione, la difesa dei popoli contro l’autoritarismo e la promozione dei diritti umani sia all’interno dei propri confini nazionali che in tutto il mondo. 

Al vertice saranno coinvolte le organizzazioni della società civile in prima linea nella difesa della democrazia. Ma anche le imprese multinazionali. Il disegno di Biden prevede il coinvolgimento delle grandi compagnie tecnologiche e dei giganti dei social media «che devono riconoscere le loro responsabilità nella protezione delle società democratiche e della libertà di parola».

Secondo il candidato democratico, queste aziende «devono agire per evitare che i loro strumenti e piattaforme diano potere allo stato di sorveglianza, invadano la privacy, facilitino la repressione in Cina e altrove nel mondo, diffondano odio e disinformazione, incitino le persone alla violenza».

Basta protezionismo
L’altro grande impegno di Biden è per mettere fine al protezionismo che caratterizza la politica sovranista e isolazionista di Donald Trump. 

Il punto di partenza è ancora interno: il rafforzamento e l’allargamento della classe media – «indipendentemente dalla razza, dal genere, dal codice postale, dalla religione, dall’orientamento sessuale o dalla disabilità» – con enormi investimenti nelle infrastrutture, nell’istruzione, nell’assistenza sanitaria e nell’economia pulita.

Ma c’è poi l’obiettivo di riprendere la guida dell’innovazione a livello globale. «Non c’è motivo per cui dovremmo rimanere indietro rispetto alla Cina o a chiunque altro quando si tratta di energia pulita, informatica quantistica, intelligenza artificiale, 5G, ferrovia ad alta velocità o ricerca contro il cancro», promette Biden.

«Dobbiamo essere in grado di costruire il meglio negli Stati Uniti e vendere il meglio in tutto il mondo. Ciò significa – spiega il candidato democratico – eliminare le barriere commerciali che penalizzano gli americani ed evitare che tutto il mondo precipiti senza resistenza nel protezionismo. È già successo un secolo fa, dopo la prima guerra mondiale, provocando la Grande Depressione prima e la seconda guerra mondiale poi».

Per far questo sarà necessario riscrivere le regole del commercio internazionale affinché proteggano i lavoratori, l’ambiente, la trasparenza e i salari. «Gli Stati Uniti, non la Cina, dovrebbero guidare questa iniziativa», avverte Biden.

Costruire relazioni globali
L’altra voce dell’impegno americano è quella della diplomazia e della cooperazione. Sul punto Biden conferma il progressivo disimpegno militare degli Stati Uniti. Una scelta che era già cominciata con Obama e che oggi continua con Trump. Ormai da molti anni gli americani sono stanchi di fare guerre e di mandare a morire i propri giovani in terre lontane.

Allo stesso modo, gli americani non hanno voglia di tornare a spendere per la Nato: già Obama aveva chiesto ai paesi europei un maggior coinvolgimento nelle spese comuni. E, su questi punti cardinali, il candidato democratico non cambierà la rotta se conquisterà la Casa Bianca. Tuttavia, la novità rispetto a Trump sarebbe enorme. 

La Nato, per Biden, resta «al centro della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ed è il baluardo dell’ideale democratico liberale, un’alleanza di valori che la rende molto più duratura, affidabile e potente dei partenariati costruiti dalla coercizione o dagli interessi economici».

Biden, invece, vuole recuperare le relazioni di amicizia e collaborazione con gli alleati storici, soprattutto quelli europei, per affrontare le questioni globali più urgenti: la minaccia dei cambiamenti climatici, il ritorno del pericolo nucleare e l’aggressione cibernetica alla democrazia. 

Costruire e curare relazioni globali con disciplina e competenza. Questo l’obiettivo di Biden. Ogni riferimento a Trump (in negativo) e a Obama (in positivo) è puramente voluto. «Sono orgoglioso di ciò che la diplomazia americana ha realizzato durante l’amministrazione Obama-Biden: la guida degli sforzi globali per raggiungere l’accordo sul clima di Parigi, la risposta internazionale comune per fronteggiare l’epidemia di Ebola nell’Africa occidentale, l’accordo multilaterale per fermare la corsa dell’Iran verso il nucleare». Viceversa, complici le mattane di Donald Trump, il mondo ha fatto un capitombolo nel caos.

Più apertura, non meno
Per Joe Biden, la risposta a questo caos – alimentato da potenze interessate come la Russia e la Cina – è «più apertura, non meno: più amicizie, più cooperazione, più alleanze, più democrazia». E così, se Putin sostiene che l’idea liberale è «obsoleta», l’ex vice di Obama ribadisce che «nessun esercito sulla terra può eguagliare il modo in cui l’idea “elettrica” della libertà passa liberamente da una persona all’altra, salta i confini, trascende le lingue e le culture e trasforma le comunità di cittadini».

Nello stile del migliore progressismo americano quello di Biden è un appello esplicito al “mondo libero” per riscoprire la società aperta contro i populismi e i sovranismi. Mentre Trump cala nei consensi, bisogna solo augurarsi che il lockdown non faccia sparire dai radar il candidato democratico da qui a quel fatidico 3 novembre.

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