Wopke HoekstraEcco che cosa vuole il falco olandese che ha studiato a Roma e si considera europeista

Il ministro delle Finanze dei Paesi Bassi da noi è dipinto come villain dei fumetti, mentre dall’Austria in su è considerato il coraggioso paladino del rigore. Ritratto di un politico di centrodestra poco ortodosso

Afp

Quando un giorno qualcuno si avventurerà nella scrittura storica di questi giorni confusi, dovrà scegliere se far rivestire a Wopke Hoekstra, il ministro delle finanze olandese, i panni del buono o del cattivo della storia. Non sarà facile, perché l’uomo è parecchio sfaccettato: europeista, liberal di centro tendenza destra, sostenitore di un’Europa il più forte possibile, si è intestato il no agli eurobond e il no al Meccanismo europeo di stabilità senza condizionalità per tutte le spese non sanitarie.

È Hoekstra l’autore della frase definita «rivoltante» dal premier portoghese Antonio Costa per cui «la Commissione dovrebbe indagare sui Paesi che insistono sui coronabond per comprendere i motivi per cui non hanno abbastanza spazio di bilancio per rispondere all’impatto economico della crisi». In teoria avrebbe anche ragione, ma in pratica la faccenda è diversa. Il risultato delle sue parole, del suo Nee (no in olandese, ndr) e dello stallo che ne è seguito è che oggi, Hoekstra, viene dipinto diversamente a seconda delle latitudini d’Europa.

Qui da noi appare come un villain dei fumetti: cattivo, arcigno, spietato, avido, custode del suo privilegio economico e sanitario, indifferente alle grida di dolore e alle richieste di aiuto di chi è meno fortunato di lui, e soprattutto vestale di uno degli ultimi, orrendi ed esecrandi, paradisi fiscali europei.

Un po’ più a Nord (basta arrivare in Austria) invece, Hoekstra è considerato una specie di eroe, custode di quel che resta del rigore calvinista che predica la parsimonia e l’operosità, che dice «male non fare, paura non avere», che si chiede perché si debbano dare altri soldi a Paesi che hanno dimostrato più volte di non saperne o volerne fare un uso giusto, di non avere volontà o capacità di avviare riforme efficaci e, soprattutto, di non volere o sapere mondare i corridoi dei loro palazzi da corrotti e corruttele di ogni tipo.

E così oggi Hoekstra, 45enne preparatissimo, sincero e stra convinto europeista, si trova a vestire i panni dell’uomo temuto d’Europa, da qualunque lato la si guardi. La sua ostinazione a non concedere gli eurobond nell’Eurogruppo sembra il simbolo degli egoismi nazionali, dipinto come l’avatar di un moderato sovranismo di governo.

Eppure a scorrere il suo curriculum, Hoekstra appare tutto il contrario di un asso segreto nella manica degli euroscettici. Anzi, giura di esser diventato europeista nelle estati della sua adolescenza. «In quelle lunghe vacanze, i miei genitori mi hanno portato in chiese, musei e monumenti in Italia, Francia, Germania e Regno Unito. Conversavamo intorno al tavolo della cucina sulla storia del continente e sulla politica di quel momento. Mio padre e mio nonno mi hanno guidato e mi hanno insegnato la nostra storia europea condivisa».

Hoekstra, non è esattamente uno del popolo. Non è esattamente uno che vale uno. Anzi. plurilaureato, ha studiato Storia a Leida, si è specializzato in relazioni internazionali, guarda tu, proprio a Roma, poi alla prestigiosa business school Insead di Fontainebleau. E ha lavorato per la Shell a Rotterdam, Berlino e Amburgo e poi come consulente del gruppo McKinsey.

Gli anni a Berlino sono pieni di bei ricordi: «Nel 2002 sono arrivato a Ostbahnhof con una grande valigia al seguito e mi sono trasferito in un appartamento in Fehrbelliner Straße. Sono grato per il calore e la cordialità con cui sono stato ricevuto. Come nostra vicina, la Germania è un alleato cruciale. E dal 2002, per me personalmente è stato innanzitutto un buon amico», ha detto lo scorso maggio.

Ama lo sport e il bel fisico: va in palestra, corre le maratone e ama pattinare con i suoi quattro figli. Il più giovane nel 2016 fu diagnosticato un cancro al fegato nel 2016, ma ora è guarito.  Da ragazzo ha fatto molti lavori per pagarsi gli studi: baby sitter, lavatore di auto, barista, buttadentro per una discoteca e venditore di gelati. «La motivazione principale era guadagnare, ma è stato sempre molto divertente. A parte lavorare nel call center, quello l’ho trovato davvero noioso e poco interessante», ha detto in una delle prime interviste da parlamentare

Nel 2011 si è dato alla politica, continuando però a lavorare come consulente. Lo ha fatto con un partito europeista di centro destra, il Cda (Appello cristiano democratico), diventando il senatore più giovane dell’Olanda. Due anni dopo, è stato nominato dalla stampa parlamentare locale ”talento politico dell’anno”. Appariva come un divo nella paludata politica olandese: bello, brillante, con un sorrisone furbacchione e spesso paparazzato in compagnia della moglie Liselot.

Da senatore, poi, ha deviato spesso dalla linea del suo partito, risultando l’unico del suo gruppo a votare a favore della messa al bando dei funzionari pubblici che si rifiutassero di sposare coppie omosessuali e a favore dello status legale di cogenitorialità per coppie omosessuali.

Nonostante questa infedeltà al partito, nel 2017 Hoekstra è stato indicato dai suoi per ricoprire la carica di ministro delle Finanze nel governo di coalizione di Mark Rutte. Da quel ruolo, Hoekstra si è guadagnato il soprannome di ”frisone”, a dire della sua cocciutaggine e della sua irremovibilità (è noto per non dare quasi mai udienza ai suoi colleghi che gli chiedono più soldi per i loro dicasteri).

Negli ultimi due anni, da ministro, Hoekstra ha lavorato in modo piuttosto zelante per difendere gli interessi olandesi: ha mostrato scarsa apertura verso l’immigrazione; ha fatto resistenza (insieme all’Irlanda) a qualsiasi tentativo di omogeneizzazione dei sistemi fiscali europei; ha consolidato un gruppo informale, la Lega Anseatica (Paesi Bassi, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lettonia), per creare un comune blocco di interessi all’interno dell’Eurozona e ha ricomprato, senza avvisare le Camere, un consistente pacchetto di azioni (750 milioni di euro) di Air France-Klm per ridurre la presenza francese nella cordata.

Soprattutto ha portato avanti, nei corridoi di Bruxelles, un’idea molto calvinista di Europa, improntata al rigore e all’ordine, più che al motto europeo di Uniti nella diversità. Nel 2019, ben prima del Covid-19 e di tutto quel che ne sta conseguendo, Hoekstra pronunciò un discorso pubblico nel quale diceva: «Credo che qualsiasi Stato che non faccia riforme o che non usi saggiamente i finanziamenti europei o che non rispetti il Patto di stabilità e crescita, non dovrebbe avere diritto a ulteriori fondi europei».

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