Allarmismo pelosoIdee e proposte per far riaprire subito parrucchieri e centri estetici

In Italia ci sono 130 mila acconciatori ed estetisti, un giro d’affari da 6 miliardi di euro. Il segretario dell’Unione Artigiani della provincia di Milano: «La riapertura è possibile, basta applicare le procedure»

Vorrebbero ripartire subito, ma barbieri, parrucchieri e centri estetici riapriranno ufficialmente il primo giugno, dopo tre mesi di chiusura per l’emergenza sanitaria. «La riapertura è possibile, i protocolli per rispettare le normative ci sono già, basterebbe solo applicarli», denuncia il segretario dell’Unione Artigiani della provincia di Milano, Marco Accornero.

«Parrucchieri, barbieri e centri estetici devono riaprire dal 4 maggio o, al massimo, dall’11. Riaprire a giugno sarebbe troppo tardi: bisogna dare risposte rapide e tempestive a questo comparto per uscire dalla crisi», dichiara Davide Bollati fondatore di Davines, azienda attiva nel settore della cosmetica professionale.

In Italia sono registrati 130 mila acconciatori ed estetisti, con un giro d’affari che tocca i 6 miliardi di euro. Confartigianato ha calcolato che i mancati ricavi durante la chiusura nei mesi di marzo, aprile e maggio e la concorrenza degli abusivi hanno danneggiato la categoria, causando una perdita economica di 1.078 milioni di euro.

Un problema che rischia di ripercuotersi sui 49mila addetti del settore e sui piccoli saloni, il 90 per cento del totale, «che contano 4 o 5 persone in un solo locale e sono a conduzione familiare. Il rispetto delle regole e l’aggiornamento tecnologico necessario rischiano di rendere loro impossibile la sopravvivenza», sottolinea Sebastiano Liso, presidente Confesercenti Immagine e Benessere e proprietario della catena “L’Italiano Parrucchieri” a Milano.

L’aiuto del governo, i 600 euro per le partite Iva previste dal decreto Cura Italia, purtroppo non basta. Così molti saloni e catene sono stati costretti a mandare i loro dipendenti in cassa integrazione. «Quei soldi purtroppo non sono sufficienti: sono riuscito a malapena a pagare l’affitto e qualche bolletta ma fatico ad andare avanti» osserva Liso, preoccupato per i suoi 60 dipendenti costretti alla cassa integrazione.

In una situazione simile, dove c’è il rischio che molti acconciatori ed estetisti restino a casa anche il 1° giugno, per effetto di fallimenti o licenziamenti, il pericolo dell’abusivismo è drammaticamente reale. «Purtroppo, la nostra categoria rischia di trascinarsi questo problema anche in futuro. Dovremo impegnarci molto per mantenere la fiducia del cliente e fargli capire che la sua sicurezza è al primo posto», chiosa Davide Calò, proprietario di Extro Parrucchieri in corso Magenta a Milano.

La Confartigianato ha approvato un documento di proposte per consentire una rapida riapertura di barbieri, parrucchieri e centri estetici nel pieno rispetto delle normative. Un vero e proprio decalogo che comprende regole generali valide per tutti, come lo svolgimento delle attività solo per appuntamento, l’obbligo per il cliente di rimanere in negozio per il tempo strettamente necessario per il servizio e l’adozione di orari flessibili con turnazione dei dipendenti.

Sono presenti anche norme di carattere igienico-sanitario: tra queste ci sono la presenza di soluzioni disinfettanti all’ingresso del locale, l’utilizzo di postazioni alternate, l’obbligo per acconciatori ed estetisti di utilizzare mascherina, guanti e visiera e la sanificazione delle poltrone dopo ogni servizio. Per i parrucchieri è previsto anche la responsabilità di alternare le postazioni sia nella zona lavaggio sia nella zona trattamento.

Regole che Orazio Cirignotta, manager della “Barberia delle Colonne”, piccolo negozio di fronte alla Basilica di San Lorenzo a Milano, è già pronto a seguire. «Secondo le disposizioni, nel mio locale di appena 40 metri quadri possono lavorare solo la prima e la terza postazione.

La sicurezza dei clienti verrà garantita: useremo mantelle monouso per il servizio e sanificheremo pettini e forbici dopo ogni utilizzo. Almeno all’inizio il negozio sarà aperto 7 giorni su 7 con orari prolungati». Uno sforzo che potrebbe non bastare: secondo Accornero «sarà inevitabile un aumento dei prezzi, a causa dei costi che tutti gli acconciatori stanno sostenendo in questo periodo».

Per aiutare l’intera categoria, sia grandi sia piccoli saloni, servirebbero misure fiscali che sostengano queste attività. Per Accornero sarebbe utile «che il governo prevedesse dei contributi a fondo perduto, per aiutare l’intero settore a vivere meglio questo periodo di perdite e di spese per la riapertura».

Una misura che certamente aiuterebbe tutti gli acconciatori e gli estetisti, che però chiedono anche altro. «Servirebbe decretare un periodo di sospensione del pagamento delle tasse per l’intera categoria, non basta solo rinviarle», osserva Liso. Secondo Calò, invece, «sarebbe importante rimodulare l’Iva per l’intera categoria. È inaccettabile pagare un’Iva al 22 per cento quando per esempio per bar e ristoranti è al 10 per cento. Servirebbe un intervento drastico».

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