Idee per ripartireIl capitalismo è fragile, serve una riconversione industriale green

L’economista Gaël Giraud sulla Civiltà Cattolica punta il dito sul modello e le scelte strategiche fatte dall’Occidente in termini di sanità ed economia: «Nessun sistema economico può sopravvivere senza sanità pubblica forte e adeguata»

«Nessun sistema economico può sopravvivere senza sanità pubblica forte e adeguata». Gaël Giraud, economista e direttore di ricerche al Cnrs (Centre national de la recherche scientifique) di Parigi, spiega così il passato, il presente e il futuro dell’attuale emergenza sanitaria. In un articolo uscito sulla rivista La Civiltà Cattolica diretta da padre Antonio Spadaro, Giraud di fatto esamina tutte quelle criticità che il Covid-19 ha fatto emerge nel sistema sanitario occidentale, e di conseguenza nelle società stesse.

Mentre le organizzazioni internazionali continuano ad avvertire che questa pandemia non sarà l’ultima e che ci saranno altri coronavirus, l’economista francese punta il dito sul modello e le scelte strategiche fatte in termini di sanità. «La pandemia Covid-19 per molti esperti sarebbe dovuta rimanere una epidemia più virale e letale dell’influenza stagionale, con effetti lievi sulla grande maggioranza della popolazione, e molto seri solo su una piccola frazione di essa», spiega Giraud. «Ciò che affermano gli esperti è che sarebbe stato relativamente facile frenare la pandemia praticando lo screening sistematico delle persone infette sin dall’inizio dei primi casi; monitorando i loro movimenti; ponendo in quarantena mirata le persone coinvolte; distribuendo in modo massiccio mascherine all’intera popolazione a rischio di contaminazione, per rallentare ulteriormente la diffusione».

A prevalere sul sistema sanitario pubblico è stata invece un’industria medica in fase di privatizzazione, pensata in nome «dell’ideologia dello smantellamento del servizio pubblico che ora si mostra per quella che è: un’ideologia che uccide». Quello che secondo Giraud ci ha portato a una situazione così drammatica è quindi l’architettura della sanità stessa, e non solo le distinte scelte politiche. «Non avendo mai aderito a tale ideologia, e forti dell’esperienza dell’epidemia di Sars del 2002, Paesi come la Corea del Sud e Taiwan hanno predisposto un sistema di prevenzione estremamente efficace: lo screening sistematico e il tracciamento, puntando alla quarantena e alla collaborazione della popolazione adeguatamente informata e istruita, facendole indossare le mascherine. Nessun confinamento. Il danno economico risulta trascurabile».

Noi occidentali abbiamo invece adottato un modello antico, quella del confinamento, a fronte di una frazione esigua di infetti e di una parte ancora più piccola tra questi che potrebbe avere gravi complicazioni. Un errore che stiamo pagando a caro prezzo.
Anche per questo motivo Giraud anticipa le basi per una nuova sanità globale, immaginando quanto in futuro sarà redditizio prevenire eventi come una pandemia attraverso un sistema sanitario forte.

«Il parziale isolamento dell’Europa ha ravvivato l’idea che il capitalismo è sicuramente un sistema molto fragile, e così lo Stato sociale è tornato di moda. I lavoratori, anche quelli più in basso nella scala sociale, prima o poi infetteranno i loro vicini, i loro capi, e gli stessi ministri alla fine contrarranno il virus. La salute di tutti dipende dalla salute di ciascuno».

E proprio per la tale relazione di interdipendenza adesso c’è bisogno di una riorganizzazione, sia economica sia sociale, per una prima liberazione dal contenimento, al più tardi tra qualche settimana. A una solo condizione, però: applicare, questa volta, la strategia adottata in Corea del Sud e a Taiwan con il massimo rigore. «Riportare R0 (ossia il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto) il più vicino possibile a 1; incoraggiare la riconversione di alcuni settori economici, per produrre in serie i ventilatori polmonari di cui ora hanno bisogno le terapie intensive per salvare vite umane; consentire ai laboratori occidentali di produrre subito apparecchiature e materiali di screening, mentre si organizzano per realizzare in poche settimane il sistema necessario».

Quanto a riforme finanziarie: a breve termine dovremmo nazionalizzare le imprese non sostenibili e, forse, alcune banche. Ma sopratutto dovremmo riconvertire la produzione, regolare i mercati finanziari e ripensare gli standard contabili, al fine di migliorare la resilienza dei nostri sistemi di produzione. Oltre a ciò, Giraud propone anche una conversione verde, con una tassa fissa sul carbonio e sulla salute e un grande piano di risanamento per la reindustrializzazione ecologica e la conversione massiccia alle energie rinnovabili.

Salvare l’economia significa anche iniettare liquidità nell’economia reale e creare posti di lavoro. «È necessario comprendere che il sistema di produzione occidentale è, o sarà, parzialmente bloccato. A differenza del crollo del mercato azionario del 1929 e della crisi dei mutui subprime del 2008, questa nuova crisi colpisce innanzitutto l’economia reale».

Altre vittime dell’epidemia sono anche le relazioni sociali. La pandemia ci invita a trasformare radicalmente «il prezzo di tutto e il valore di niente», ma sopratutto la nostra interdipendenza con gli altri e con il territorio. «Benvenuti in un mondo limitato! Per anni, i miliardi spesi per il marketing ci hanno fatto pensare al nostro pianeta come a un gigantesco supermercato, in cui tutto è a nostra disposizione a tempo indeterminato. Ora proviamo brutalmente il senso della privazione». In ogni sua variante.

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