Gioco fermoSe vi manca il calcio, ecco i documentari (e una serie tv) da non perdere

Mentre i campionati sono bloccati dal coronavirus, è possibile ripercorrere le storie più appassionanti di giocatori e club: un’antologia ragionata per appassionati in astinenza. Più The English Game, dagli autori di Downtown Abbey

Guillermo Arias / AFP
Guillermo Arias / AFP

La pandemia ci ha tolto il calcio giocato. Per fortuna, rimane quello raccontato. In certi casi, come dimostra questa ricchissima raccolta di documentari sul gioco più bello del mondo fatta da Eight By Eight Magazine, può anche essere più interessante e appassionanti. Sono biopic di calciatori, storie di campioni normali (come il francese Antoine Griezmann) e insuperabili (come Cristiano Ronaldo) e, ancora, figure larger than life come Zlatan Ibrahimovic. Oppure celebrazioni e studi sulle grandi squadre: Juventus, Barcellona e, perché no, Sunderland. Si può inseguire la palla fino a scoprire il boom del calcio islandese o assistere al folle campionato messicano 2018-2019, dove a guidare i Dorados di Sinaloa viene chiamato Diego Armando Maradona. Oppure, perdersi nelle vicende di una splendida serie tv inglese.

 

I calciatori

Cominciando dai campioni veri, si parte con Griezmann: È nata una leggenda, storia di un calciatore che ha smentito ogni pronostico (contro di lui), ha superato i problemi legati alla statura ed è diventato uno dei più forti del mondo e ha raggiunto la vetta conquistando il Mondiale. Un maestro soprattutto di eleganza, cioè la qualità di far sembrare facili gesti atletici e invenzioni difficilissime.

Oppure c’è questa perla: è Ronaldo. Basta il nome. Sono 14 mesi del campione portoghese al Real Madrid raccontati fin nella sua intimità, dipingendo la sua pulsione alla perfezione che lo spinge, ogni giorno, a essere meglio di quello precedente.

E lo sapevate che Zlatan Ibrahimovic è stato, una volta, poco sicuro di sé? Che ha avuto bisogno del supporto dei compagni di squadra? Lo racconta Becoming Zlatan, documentario che partendo dalle origini traccia la parabola (ascendente) di un campione che diventa una sorta di mitologia. Con lati umani.

E calciatori dalle vite difficili? Eccoli: si parte con Forbidden: The Justin Fashanu Story, cioè la vita dell’unico giocatore al mondo dichiaratamente gay: cambia 20 squadre, viene bersagliato dai media, si toglie la vita a 37 anni. Meno controverso, ma senza dubbio opaco, è il percorso di Karim Benzema: scandali, ricatti, razzismo. Le K Benzema racconta un giocatore con la “g” di guaio, con un rapporto difficile con la nazionale francese. E poi c’è Maradona: una doppietta con Diego Maradona, di Asif Kapadia, che dipinge la storia e la vita del pibe de oro con i toni di una tragedia greca, e con Maradona in Mexico, dove il giocatore diventa allenatore e guida (alla vittoria? Alla sconfitta?) i Dorados di Sinaloa, in un incrocio tanto assurdo da essere appassionante.

E poi c’è Steven Gerrard, semidio del Liverpool che si racconta e si confessa in Make Us Dream, e Zinedine Zidane, genio e sregolatezza, come dimostrano i due colpi di testa in quella partita che tutti conosciamo, in Un ritratto del XXI secolo, A chi piace il calcio rude, giocato con il fisico, non può mancare la visione di El Corazón di Sergio Ramos, serie sul giocatore del Real visto dentro e (soprattutto) fuori dal campo. Mentre Cruyff: The Last Match, ha altre ambizioni: la firma del campione olandese per il Barcellona fu, niente meno, che una rivoluzione sportiva, sociale e culturale.

E gli allenatori? C’è il magnifico Bobby Robson: More Than a Manager, documentario che sorvola sui successi calcistici e si concentra sulla sua lotta contro il cancro, di sicuro la sfida più importante.

 

La serie

Da vedere, proprio perché è una cosa diversa da tutte le altre, la miniserie tv inglese The English Game, scritta da Julian Fellowes (lo stesso sceneggiatore di Downton Abbey). Racconta, intrecciando storie di rivalità sociale e sportiva, la lotta tra squadre upper class e campioni del mondo operaio per la conquista della FA Cup del 1879.

 

Squadre

Si comincia con la serie Netflix First Team: Juventus. Due stagioni per seguire il campionato 2017-2018, che per i bianconeri significa la conquista del settimo scudetto consecutivo. Si procede con Sunderland ’Til I Die, docuserie su una squadra di underdog amata anche nel momento buio della retrocessione. Per il Barcellona c’è Take the Ball Pass the Ball, sul tiki taka come filosofia di vita, per il calcio inglese c’è The Class of ’92 (avete presente il Manchester United di Beckham, Giggs, Scholes, Phil Gary Neville? Ecco) e il rivale cittadino raccontato in All or Nothing: Manchester City dove non manca niente: Pep Guardiola, lo scudetto, la vita da spogliatoio.

Purtroppo in Italia non è possibile vedere Les Bleus: Une Autre Histoire de France, che racconta la storia della nazionale francese dal 1996 al 2016, 20 anni di calcio che cambia e che cresce, ma ci si può accontentare di Il giorno perfetto, sorta di rievocazione nazionale della vittoria del mondiale della Francia nel 1998.

 

Oltre il calcio

Il bello di questi documentari va oltre le emozioni delle partite perché raccontano una storia nella storia, un mondo nel mondo. Ad esempio Inside a Volcano narra il miracolo islandese: come ha fatto la nazionale di un Paese con 330mila abitanti a entrare nelle maggiori competizioni mondiali (tutti ricordano il battito di mani finale, che coinvolgeva tutto lo stadio). Ecco, così.

Non è male nemmeno la rivalità/confronto tra Roy Keane e Patrick Vieira (titolo esauriente: Keane and Vieira. Best of Enemies) da seguire senza dubbio Becoming Champions, ritratti delle squadre che vincono il Mondiale, mentre This is Football è una fotografia, più ampia possibile, del fenomeno calcio a ogni latitudine. Una delle poche cose che univa tutti gli esseri umani, grandi, piccoli, forti e sognatori.

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