Epidemia e drogaLo spaccio via Telegram e i rischi della quarantena per i tossicodipendenti

Bastano pochi click nell’app di messaggistica russa per accordasi con un pusher e farsi spedire a casa una dose di cocaina. I dipendenti da sostanze illecite potrebbero avere seri problemi

Afp
Emmanuel Croset / AFP

La quarantena può essere una sfida difficile da affrontare per chi ha una dipendenza. Le misure eccezionali di limitazione agli spostamenti individuali hanno svuotato le città e di conseguenza anche le piazze di spaccio. La scomparsa dei pusher ha ripercussioni soprattutto su tossicodipendenti e consumatori abituali, che non riuscendo a procurarsi dosi di droga rischiano una crisi di astinenza.

C’è anche, però, chi ha fatto di necessità virtù, trasferendo il proprio commercio sulle piattaforme web, in particolare su Telegram.

Una migrazione tecnologica che si avvale della riservatezza dell’app di messaggistica russa, molto attenta a tutelare la privacy degli utenti. La nuova frontiera dello spaccio di sostanze passa quindi per i sistemi di messaggistica istantanea, che attraverso gruppi di migliaia di persone reindirizzano il consumatore alla testa di legno del paese richiesto. Per l’Italia il contatto più popolare è quello di Mikel Jerome.

L’utente scrive in italiano comprensibile, e dopo i convenevoli di rito inoltra il menù a sua disposizione. I diversi tipi di marijuana hanno quasi tutti origini olandesi, mentre per il resto delle sostanze la provenienza non è specificata. Cocaina, droghe sintetiche ed eroina spiccano nell’elenco.

Il meccanismo di acquisto è semplice. «Avrai bisogno di un indirizzo dove fare la consegna. Il pagamento è effettuato con bitcoin, per la tua più protezione, e in anonimo. Facciamo anche il pagamento tramite PayPal. Anche se con Paypal è fatto utilizzando amici e familiari in modo da evitare di avere dichiarazioni sulla transazione relativa alla vendita» spiega lo spacciatore in uno dei suoi messaggi.

E alla domanda: come eludere i controlli delle forze dell’ordine, il pusher svela la sua strategia: «Abbiamo i nostri pacchetti doppio vuoto sigillati per evitare l’effetto dell’odore. E la carta carbone viene utilizzata per prevenire le scansioni. Quindi è sicuro al 100% e consegnato in modo discreto». Un servizio completo, con tanto di consigli su dove acquistare bitcoin «con pochi e semplici passi».

Storia analoga per chi invece opta per il Deep Web. Una parte di questo, comunemente detta Dark Web, è teatro di tantissime attività illegali: dalla vendita di armi, alla spaccio, per l’appunto, di stupefacenti. Per navigarci è necessario usare il browser Tor (acronimo di The Onion Router), una rete di anonimizzazione gratuita che permette di nascondere l’indirizzo IP e l’identità degli utenti rimbalzando le connessioni fra vari snodi sparsi in tutto il mondo.

Gli indirizzi dei siti che fanno parte del Deep Web sono nascosti, ma grazie a una lista di link costantemente aggiornata dagli utenti (la cosiddetta Hidden Wiki) è possibile accedere facilmente alle numerose pagine sommerse. Come Drugs Center, dove per esempio con 80 dollari è possibile comprare un grammo di cocaina peruviana pura al 92 per cento.

Scenari e finestre di opportunità che non fanno che aggravare la condizione di chi affetto da tossicodipendenza. «Le persone che sono dipendenti da sostanze illecite, in questo particolare momento, potrebbero avere dei seri problemi» dice Riccardo Gatti, psichiatra e direttore del Dipartimento interaziendale delle dipendenze Asst Santi Paolo e Carlo di Milano. «Attualmente la situazione non è ancora degenerata soltanto perché i mercati tradizionali sono andati in crisi lasciando cospicue riserve di sostanze agli spacciatori. Quantità che prima erano vendute in parte anche ai consumatori occasionali, e che adesso, complice anche la riduzione dei consumi, sono esclusivamente riservate ai tossicodipendenti».

Nel nostro Paese i sequestri di eroina sono aumentati negli ultimi 2 anni di oltre il 103 per cento. Nell’ultimo mese, lo IEuD, l’Istituto Europeo per il trattamento delle Dipendenze famoso per aver introdotto l’assistenza online per il paziente, registra un’impennata di richieste di aiuto in tutte le regioni italiane, con il 29,5 per cento dei contatti dalla Lombardia, il 16,83 per cento dal Lazio, il 9,02 dalla Campania, il 6,20 dall’Emilia Romagna, il 6,18 dalla Sicilia. La Fondazione Villa Maraini, l’agenzia nazionale per le tossicodipendenze della Croce Rossa Italiana, nel 2019 ha invece preso in carico 1909 utenti, somministrato 107.282 dosi di metadone e oltre 20mila terapie farmacologiche.

«Lo scenario che più preoccupa, e anche il più probabile, è quello per cui tanto più la quarantena andrà avanti, tanto più le riserve cominceranno a scarseggiare. Il che significa che gli spacciatori cominceranno a rifornire chi paga di più con un prodotto “buono”, al contrario di chi non può permetterselo, e sono in molti, che sarà costretto a fare dei mix molto spesso letali», continua Gatti.

Il rischio è quello di andare incontro a una selezione di natura economica degli stessi consumatori. E in una situazione come la quarantena, analoga per molti versi alla disintossicazione, questo potrebbe portare tragici risvolti. «Questi periodi di sbilanciamenti possono portare a due tipi di rischi: il primo è il fai-da-te, ovvero il tossicodipendente mischia psicofarmaci con alcol e altre sostanze fino a stare male; il secondo invece vede l’individuo capace per un momento di disassuefarsi per poi, a fine quarantena o nel caso riesca a trovare una sostanza più pura, ricadere in un uso smisurato che può costargli l’overdose», aggiunge lo psichiatra.

I Sert (i Servizi per le tossicodipendenze) rimangono comunque aperti, anche se con servizi riorganizzati e somministrazioni a lungo periodo. Pronti a far fronte ai problemi attuali ma anche alle eventuali complicazioni post epidemia. «Noi abbiamo parlato di tossicodipendenti, ovvero di persone che già prima del Covid era affetti dalla dipendenza. In questo momento particolare, dove le persone sono costrette a riformulare completamente la propria vita, molto spesso da sole, e dove il futuro è incerto se non per il fatto che diventeremo tutti più poveri, anche chi non è tossicodipendente potrebbe arrivare a fare abuso di sostanze. Questo punto non è assolutamente da sottovalutare» conclude Gatti.

*Droga.net, sito web curato da Riccardo Gatti, ha attivato una helpline per tossicodipendenti attualmente non in cura, che hanno bisogno di supporto e non sanno a chi rivolgersi. I contatti cui rivolgersi sono i seguenti: dipead.milano@asst-santipaolocarlo.it o chiamare dalle 9 alle 16 nei giorni infrasettimanali il 02.81.84.54.12 o il 02.81.84.54.14

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