Corona economyEcco come i fornitori dei ristoranti si sono trasformati in delivery per consumatori finali

In poche settimane il business si è trasformato trovando nell’impasse della grande distribuzione uno spiraglio da cavalcare

Non sono solo gli chef a soffrire per la chiusura dei ristoranti, ma tutta la filiera fatica a trovare soluzioni efficaci per contenere le perdite. Il genio italico non si ferma nemmeno in queste situazioni e ha trasformato in poche settimane un business orientato al b2b a uno a prevalenza b2c, trovando nell’impasse della grande distribuzione uno spiraglio da cavalcare. Sono in tanti i fornitori di ristoranti che si sono così trasformati in delivery per consumatori finali, portando sulle tavole dei gourmet i prodotti che normalmente sono appannaggio solo dei loro beniamini dei fornelli, in Italia e nel mondo.

Come ha fatto Longino & Cardenal S.p.A., punto di riferimento per l’alta ristorazione nazionale e internazionale nella ricerca, selezione e distribuzione di cibi rari e preziosi. Proprio nelle scorse settimane ha lanciato un nuovo canale di vendita “B2C”, con il quale per la prima volta dà accesso ai suoi prodotti d’élite anche ai consumatori privati. Riccardo Uleri, Presidente e Amministratore Delegato di Longino & Cardenal spiega così la trasformazione: «Ho sempre pensato che sarebbe stato bello rendere disponibili i nostri prodotti anche ai privati, ad appassionati di cibo e di ristoranti che amano cucinare anche a casa propria, condividere prodotti e ricette con famigliari e amici.

Oggi, nel contesto di questa emergenza sanitaria, abbiamo finalmente avviato la distribuzione dei nostri prodotti agli amici, e agli amici degli amici, e il grandissimo interesse che abbiamo ricevuto ci ha sollecitato a organizzarci e realizzare un nuovo canale di business. Puntiamo a creare un “luogo digitale” e una nuova community dove appassionati gourmet possano scambiarsi ricette, fotografie, impressioni sui prodotti e sul loro utilizzo, moderati dal nostro Company Chef Giorgio Guglielmetti».

Il nuovo canale è già attivo sotto forma di gruppo Facebook  con le persone che condividono ricette e l’azienda che si è resa parte del flusso, ideando e condividendo piatti per far ‘rendere’ al meglio i suoi prodotti. Per il menu di Pasqua c’è in programma anche un video per preparare in casa quello che avremmo tanto voluto poter mangiare al ristorante. L’apertura del nuovo canale non è stata complicata, anche se ha richiesto una riconversione di una parte dell’azienda: gli acquisti avvengono attraverso una piattaforma online dedicata, utilizzando la rete logistica già attiva.

L’azienda si sta impegnando in prima persona con una donazione contro l’epidemia di Covid-19, e avviando una <ahref=”https://www.gofundme.com/f/longinoecardanl-supporta-lareu” target=”_blank” rel=”noopener noreferrer”>raccolta fondi in sostegno di Areu, Azienda Regionale Emergenza Urgenza – Regione Lombardia, che gestisce il 118 e fornisce H24 assistenza a coloro che sono stati colpiti dal virus. E se funziona da questo lato del mondo, il processo non può che replicarsi anche negli Stati Uniti, che stanno vivendo in questi giorni il momento più critico della vicenda Covid: Urbani Tartufi ha deciso di riconvertire la sua rete, che forniva principalmente ai ristoratori tartufi freschi italiani, e di diventare un vero e proprio servizio a domicilio di prodotti del nostro Paese.

Sabrina Notarnicola VP of marketing dell’azienda per gli Stati Uniti racconta che l’ispirazione è venuta dall’Italia, e dai tanti servizi di spesa a domicilio che sono stati attivati fin dalle prime settimane della crisi. «Il tartufo non è un bene di prima necessità, ma il nostro shop online era già attivo e funzionante. Ci siamo resi conto subito che qui, come da voi, nei supermercati iniziavano a mancare gli ingredienti base. Abbiamo contattato altri produttori italiani e tante aziende si sono subito messe a disposizione per contribuire al nostro progetto e adesso abbiamo dei kit che combinano i prodotti di prima necessità e li fanno arrivare direttamente a domicilio, con dei driver in sicurezza per la città, mentre con Fedex per il resto del Paese, ovviamente con le spese di spedizione a nostro carico.

Così riusciamo a rispondere a tre esigenze: smuoviamo le vendite dell’online per salvare una parte dell’azienda che in questo momento ne ha bisogno, aiutiamo il made in Italy, fortemente colpito da questa crisi soprattutto nell’immagine, e riusciamo a donare una parte degli introiti a sostegno dei ristoranti, al fondo di soccorso di emergenza RWCF COVID-19. Perché dopo questo momento tanti dei nostri clienti primari soffriranno molto e vogliamo aiutarli per quanto possiamo. Sono loro il nostro futuro ed è importante fargli sentire la nostra vicinanza». Dopo aver chiuso ogni attività di eventi e catering già il 13 marzo, in anticipo sulle direttive, l’azienda sta lavorando tanto sulla pagina Instagram e ha iniziato a invitare gli americani a fare a casa delle buone ricette da chef con l’hashtag #StayHomeStaySafe.

A Londra e New York lo stesso pensiero ha portato l’azienda italiana Natoora a reinventarsi: da b2b a b2c in pochi giorni, con la prima delle consegne a domicilio avvenuta il 18 marzo, a seguito degli ordini arrivati tramite una nuova app, con la filiera al centro del pensiero filosofico del progetto. Da 15 anni sul mercato e partita proprio come b2b, l’azienda guidata dall’italo-argentino Franco Fubini è un punto di riferimento assoluto, oggi a Milano, New York, Londra, Parigi e Los Angeles, per la distribuzione di frutta e verdura freschi e prodotti di alta gamma per la ristorazione. Un team tecnologico dedicato e una grande gestione dei social network li ha portati in pochi giorni a raggiungere 25mila nuovi clienti registrati a Londra e più di 3000 a New York, in perenne crescita.

Se nei primi momenti si poteva avere la consegna in pochi giorni oggi l’attesa è almeno una settimana.Così comunicano ai loro nuovi clienti sul profilo Instagram aziendale: «Non è mai stato così rilevante ripensare alla provenienza del nostro cibo e confrontarci con la fragilità del nostro sistema alimentare. Con solo 8 aziende che controllano il 90% dell’approvvigionamento alimentare nel Regno Unito, la verità è che come nazione facciamo affidamento su filiere oscure, indirette e metodi di produzione industriali che sono entrambi profondamente precari e dannosi per la nostra salute e per il pianeta.

Il focus per Natoora è sempre stato quello di reperire prodotti stagionali direttamente dai coltivatori che conosciamo per nome, invertire la tendenza e riportare trasparenza e sostenibilità nel sistema alimentare.Tutti gli iscritti alla nostra app stanno facendo la differenza nel modo in cui il cibo verrà coltivato in futuro: state supportando una catena di approvvigionamento più resiliente che può reagire più rapidamente durante una crisi, perché fondata sulla stagionalità, la trasparenza e le relazioni umane autentiche».

Ingredienti secchi italiani, dunque, come Pasta Gentile, accanto a prodotti di piccoli coltivatori locali come la melassa da mele selvatiche del Delaware, realizzata a mano e venduta in piccoli lotti. Senza dimenticare i suoi clienti abituali, ovvero i ristoranti, con i quali l’azienda mantiene un rapporto forte e di grande empatia, aiutandoli attraverso i suoi canali social e di comunicazione, a dare voce alle singole iniziative di resistenza gastronomica, e promuovendo tutte le loro attività di delivery.

Così come sta facendo anche Menù, azienda di Medolla nel modenese che produce e commercializza specialità alimentari destinate alla ristorazione professionale, che con l’aiuto di aziende e associazioni, ha lanciato il nuovo progetto #ristoriAMOci insieme per aiutare gli attori della ristorazione, promuovendo la distribuzione di pasti a domicilio e fronteggiando con spirito di gruppo questo delicato periodo.

A fianco dei grandi nomi della ristorazione ci sono migliaia di piccole e medie realtà che ce la stanno mettendo tutta per affrontare questa situazione, cercando di diversificare nella consegna a domicilio», afferma Rodolfo Barbieri, Presidente Menù. «Ma l’aspetto ancora più importante è l’aiuto che insieme possiamo dare agli Italiani, soprattutto alla popolazione più anziana e in difficoltà, mettendo a loro disposizione specialità alimentari e piatti buoni preparati dai tanti ristoratori, chef e gastronomi che stanno faticosamente continuando a lavorare con un servizio di consegna a domicilio.

Spesso il cibo rappresenta una coccola, e mai come in questo momento si sente l’esigenza di confortarsi con qualche prelibatezza preparata da quelli che possiamo definire gli artigiani del gusto, ovvero i tanti bravi professionisti presenti in tutta la Penisola. Come azienda alimentare sentiamo il dovere di rimanere al loro fianco, supportandoli con diverse iniziative e agevolazioni, facendo da eco al loro servizio tramite una campagna di comunicazione su Facebook». Perché aiutare i consumatori finali è importante, ma sostenere tutta la filiera della ristorazione, tra le più colpite di questa crisi, lo è altrettanto.

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