Vie della SetaStoria della scrittrice cinese “colpevole” di aver scritto un diario sulla quarantena

Fang Fang ha iniziato a scrivere il giorno della morte del dottor Li, il medico diventato simbolo della resistenza al regime. Ora i suoi scritti diventeranno un libro in inglese e tedesco. Ma in patria molti la attaccano

Wuhan
Hector RETAMAL / AFP

Fang Fang è una nota scrittrice cinese, originaria di Wuhan, epicentro dell’epidemia di coronavirus. Nata nel 1955, ha scritto molti libri di generi diversi e vinto svariati premi, tra cui il Lu Xun Literary Prize nel 2010. Nei suoi libri ha raccontato la società più povera di Wuhan, dai lavoratori nelle fabbriche agli intellettuali della classe media.

Quando è iniziato il lockdown in Cina, ha iniziato a scrivere un diario della quarantena. Un diario anche critico della narrazione dominante, che voleva l’emergenza completamente sotto controllo. «Quanta gente è morta a Wuhan e quante famiglie sono state distrutte? Eppure finora nessuno ha chiesto scusa o si è preso alcuna responsabilità», scriveva Fang il 31 gennaio. Sui social network cinesi, i suoi post sono stati condivisi da migliaia di persone. Abbastanza da attirare l’attenzione del governo, che ha prontamente provveduto a rimuoverli, come ha raccontato prima la testata The Diplomat e poi il Guardian. Il suo account Weibo, che conta 3,8 milioni di follower, è anche stato chiuso per un periodo.

Non è bastato a fermarla: ora quello stesso diario sarà trasformato in un libro e verrà pubblicato a giugno da Harper Collins, con traduzioni in inglese e tedesco. Ma il contrattacco da parte del regime cinese è stato immediato: pubblicando il libro nelle lingue occidentali, secondo il governo la scrittrice avrebbe dato a quei paesi un’arma per attaccare la Cina. La propaganda del regime ha attecchito: dopo aver generato 380 milioni di visualizzazioni, 94mila discussioni e oltre 8mila post, sui social è nata anche un’ondata fortemente critica nei suoi confronti, soprattutto su Twitter.

«Questa donna scrive articoli sul suo blog, senza conoscere assolutamente la situazione nel resto del Paese. Non vuole ammettere di essere antipatriottica, ha pensato che fossimo estremisti, in realtà è soltanto una vecchia e stupida signora», ha scritto qualcuno. Il principale giornale governativo in lingua inglese ha definito «vergognoso» il sostegno alla scrittrice da parte dei media occidentali, volto unicamente a screditare la risposta cinese alla pandemia.

Fang Fang non è l’unica ad aver subito la repressione che in Cina è stata riservata ai dissidenti del regime. Un recente documentario ha raccontato la storia di Fang Bing, un blogger che la polizia ha arrestato, dopo aver pubblicato sui social i filmati ciò che vedeva dentro agli ospedali: corpi ammassati, malati sofferenti, e squadre mediche impreparate. Fang Bing aveva condannato apertamente l’inefficacia del governo cinese, chiamando le forze anticomuniste ad unirsi nella lotta al regime. Dopo il suo arresto, non è più stato visto.

La stessa cosa è successa anche a Chen QiuShi, anche lui attivo nel documentare la situazione fuori dagli ospedali, con pazienti irati per non essere seguiti anche dopo diversi giorni di febbre. «Ho paura, ho il virus davanti a me e lo Stato dietro di me», ha detto in un video registrato il 30 gennaio, prima di sparire in quarantena forzata. «Ma resterò a testa alta. Finché sarò vivo, continuerò con i miei reportage. Dirò solo ciò che vedo e ciò che sento. Non ho paura del regime comunista!».

Nella capitale e non solo, molti cittadini si sono improvvisati giornalisti per cercare di condividere più informazioni possibili. Alcuni blogger hanno cercato di mantenere viva l’attenzione sul caso del dottor Li, il primo a lanciare l’allarme sull’epidemia, poi morto proprio per via del virus, incoraggiando le persone a scambiare le proprie immagini profilo sui social con il suo ritratto. In pochi minuti, l’avevano già fatto a migliaia. Il giorno della morte del medico è anche stato quello di inizio del diario di Fang Fang.

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