TurbocretinateLe teorie del complotto contro Bill Gates sono nate molto prima del coronavirus

Negli anni sul fondatore di Microsoft è stato detto praticamente di tutto. Oggi sarebbe il principale artefice della pandemia: è stato attaccato negli Stati Uniti, in Russia, in Italia. Gli manca solo di essere il malvagio in un romanzo fantasy. Anzi no, è anche quello

Nicolas ASFOURI / AFP

È vero che Bill Gates vuole utilizzare una campagna per la vaccinazione di massa contro il coronavirus per impiantare microchip nelle persone così da poterle monitorare con un Id digitale? È uno dei tormentoni sul fondatore di Microsoft che sta andando avanti da tempo sui social. Assieme all’altro secondo il quale lo stesso Gates avrebbe scatenato l’epidemia apposta per ridurre la popolazione mondiale.

Tra febbraio e aprile, sono state 1,2 milioni le menzioni in tv e sui social del suo nome associato alla pandemia. Mercoledì e giovedì scorso la domanda è stata girata da Yahoo News/YouGov a un campione di cittadini statunitensi. Risulta che il 28 per cento ritiene di sì, contro un 40 per cento che lo esclude e un 32 per cento che «non sa».

Attenzione, però. Il campione è stato anche scomposto a seconda dell’opinione politica degli interpellati. Risulta che coloro per il quali Trump vuole mettere chip a tappeto sarebbero il 50 per cento di chi segue Fox News e il 44 per cento di chi ha votato Trump nel 2018: contro il 26-27 per cento di elettori di Trump che invece ritengono le accuse false.

Invece chi crede all’estraneità di Gates rappresenta il 52 per cento di chi si proclama democratico, il 61 per cento di chi vede in tv Msnbc in televisione e il 63 per cento di chi ha votato Hillary Clinton. La componente di chi non si dice competente a giudicare è invece relativamente omogenea tra i vari raggruppamenti: ovvero, tra il 25 e il 31 per cento.

Una nota società di media intelligence, Zignal Labs, ha individuato una campagna per associare il covid a Gates che sarebbe partita il 21 gennaio, e che avrebbe avuto origine in QAnon: un misterioso gruppo di cospirazionisti secondo cui Trump sarebbe vittima della trama segreta di uno «Stato profondo» che trama un golpe, e di cui Bill Gates sarebbe uno degli esponenti.

Ma non sono solo i sostenitori di Trump che ce l’hanno con Gates, in realtà. Una inchiesta quasi contemporanea ha rivelato che anche per un quinto degli australiani tra 18 e i 34 anni Gates avrebbe avuto un ruolo nella “fabbricazione” del covid-19, e una proporzione analoga riteneva plausibile l’associazione tra il 5G e il coronavirus.

D’altra parte, il pioniere delle accuse a Gates di voler fare soldi con i vaccini è stato un Kennedy: Robert Francis Kennedy Jr., uno dei sedici figli di Bob. Un ecologista radicale che prima di dedicarsi alla lotta contro i vaccini fondando nel 2016 la Children’s Health Defense era stato attivo per anni in difesa di popolazioni indigene, contro energia nucleare e da fonti fossili ma anche l’idroelettrico, contro l’Amministrazione di George W. Bush.

Ancora prima, nel 2003 un chiaro alter ego di Gates è un «collezionista» che appare nel romanzo di Isabel Allende Il Regno del Drago d’oro. Un guru dell’informatica, self-made man e ricchissimo, pronto a ogni delitto pur di alimentare una bizzarra collezione di cui farebbero parte «il più antico manoscritto dell’umanità, la vera maschera funeraria di Tutankhamon (quella esposta al museo era una copia), il cervello di Einstein tagliato a pezzetti in formalina, i testi originali di Averroè scritti di suo pugno, una pelle umana completamente ricoperta di tatuaggi dal collo ai piedi, pietre provenienti dalla Luna, una bomba nucleare, la spada di Carlo Magno, il diario segreto di Napoleone Bonaparte, alcune ossa di santa Cecilia e la formula della Coca-Cola».

Se vogliamo andare ancora più sul letterario, l’idea di una pandemia scatenata apposta da un miliardario ecologista e pazzoide apposta per decongestionare la popolazione mondiale non è che la trama di Inferno: il terzo romanzo della famosa trilogia di Dan Brown iniziata con Angeli e Demoni e Il codice da Vinci.

Gates nei suoi discorsi è invece sì un sostenitore del decremento demografico, ma attraverso la child survival hypothesis: quella teoria da lui stesso definita «controintuitiva» secondo cui per ridurre la sovrappopolazione mondiale bisogna ridurre la mortalità infantile, in modo che i genitori non si mettano a fare figli in quantità nella speranza che qualcuno sopravviva. Per questo la sua Fondazione si occupa tanto di vaccini.

Ma è noto che da una parte complottismo e narrativa fantastica si citano a vicenda, e dall’altra che in generale il paradigma sovranista, non solo QAnon, non fa altro che prendere idee tipiche dell’estrema sinistra, per torcerle all’estrema destra. Le tesi anti-Gates sono state peraltro ripetute anche in Russia: sia dalla tv di Stato che dal un sito del Ministero della Difesa.

Al Parlamento Italiano, è partito appunto attaccando Bill Gates il lungo sproloquio di Sara Cunial: deputata No Vax cacciata dai Cinque Stelle, e in precedenza famosa soprattutto in seguito a una multa ricevuta per violazione del lockdown (in auto per Via del Mare verso Ostia il giorno di Pasquetta).

«Lo sappiamo tutti ormai: Bill Gates già nel 2018 profetizzava una pandemia, poi simulata lo scorso ottobre nell’Event 201, in accordo con gli amici di Davos, ed ormai da decenni si prodiga nello sviluppo di piani di depopolamento e controllo dittatoriale sulla politica globale, puntando ad ottenere il primato su agricoltura, tecnologia ed energia; e dice «se facciamo un buon lavoro con i nuovi vaccini, la sanità e la salute riproduttiva, possiamo diminuire la popolazione mondiale del 10-15 per cento; solo un genocidio può salvare il mondo».

Citare Event 201 come prova di “fabbricazione dell’epidemia” è più o meno come dire che le esercitazioni anti-sismiche della Prortezione Civile sono causa di terremoti. Scombinata perfino nel citare le sue pezze di appoggio, l’onorevole Cunial ritarda peraltro di tre anni un discorso del 2015, che su YouTube ha sorpassato i 25 milioni di visualizzazioni proprio per via di questa polemica.

Su questo intervento del «noto araldo del turbocapitalismo no-border Bill Gates» si è comunque soffermato anche il “turbofilosofo” marx-sovranista Diego Fusaro, che è appunto un buon esempio di questo riciclaggio di temi di estrema sinistra nell’estrema destra. «Può essere un virus in cui ci si sente abbastanza bene anche se contagiosi. Permette di salire su un aereo o andare al mercato. Ci sono cose che potrebbero rendere la situazione mille volte peggiore, vediamo di un virus che si diffonde per via aerea, come l’influenza spagnola del ’18: si diffonderebbe nel mondo molto rapidamente. Più di 30 milioni di persone sono morte in quell’epidemia».

«Doti profetiche?», turboironizzava Fusaro. In realtà, Gates non faceva che ripetere quanto David Quammen nel suo Spillover aveva già scritto nel 2012. Questo reportage a livello planetario sulla nascita di nuove epidemie è poi divenuto bestseller solo ora.

Ma rileggiamone le parole esatte: «C’è un’altra vicenda terribile da sviscerare, ma non riguarda, probabilmente, il virus della Sars. È ipotizzabile che la prossima Grande Epidemia (il famigerato Big One) quando arriverà si conformerà al modello perverso dell’influenza, con alta infettività prima dell’insorgere dei sintomi. In questo caso si sposterà da una città all’altra sulle ali degli aerei, come un angelo della morte».

Gates però, tecnicamente, col crollo in Borsa seguito alla quarantena mondiale ci ha rimesso un sacco di soldi. Fino a 6,6 miliardi in una sola settimana. È vero che ha poi stanziato 250 milioni di dollari per trovare un vaccino, a parte i 530 milioni dati alla Oms.

Ma, appunto, semmai il suo primo interesse materiale potrebbe essere proprio quello di far finire la anti-economica buriana il prima possibile, piuttosto che riguadagnare qualcosa con brevetti medici di cui in un momento come questo sarebbe impossibile non distribuire pressoché gratis.

La beneficenza sanitaria è peraltro nel dna di un certo tipo di miliardari Usa dal profilo a volte non troppo rassicurante. La Fondazione Rockfeller, ad esempio, fu fondata da John Davison Rockefeller Senior: il monopolista del petrolio contro la cui Standard Oil fu inventato il sistema anti-trust. All’epoca in cui la società fu costretta dalla Corte Suprema in 34 compagnie separate, il responsabile di fatto era già il figlio John Davison Rockefeller jr., che fu poi quello con cui la Fondazione dal 1946 iniziò a irrorare di Ddt le zanzare italiane.

Può essere materia di dibattito se tutto ciò fu fatto per alleviarsi la coscienza, per sostenere il Soft Power Usa in fase di creazione del blocco occidentale o per pagare meno tasse. Presumibilmente, per tutte e tre assieme. Ma è storico che direttamente non ci guadagnò niente, e ipotizzabile che se sui social dell’epoca una analoga campagna anti-tycoon avesse avuto successo in Italia si morirebbe ancora di malaria.

Semmai, quello che ha guadagnato soldi a palate con la pandemia al vendere copie è stato Quammen. Ovvio che, avendo fatto dei reportage, sul tema si limitava semplicemente a ripetere quel che stavano ripetendo tutti gli studiosi: lo stesso termine Big One non era stato certo lui a inventarlo. Però, magari, sarebbe più logico per i complottisti ipotizzare allora che la pandemia la ha scatenata Quammen. Immettendo il virus nella copertina del libro?

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