RicostruzioneLa vera opposizione al governo ora è Confindustria

Carlo Bonomi è stato eletto all’unanimità alla guida di Viale dell’Astronomia. Nel suo discorso a porte chiuse, ha stilato un programma di riforme e sburocratizzazione: un messaggio diretto per Palazzo Chigi

«Non si può stratificare, servono cambiamenti radicali». Al suo primo intervento da neo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi conferma i pronostici della vigilia. E, nell’assemblea privata via web che lo ha eletto all’unanimità, ha pronunciato un discorso programmatico che non lascia dubbi: il nuovo soggetto politico della ricostruzione nella fase due e tre, di cui il governo dovrà tener conto, sarà Confindustria.

Una Confindustria all’opposizione, che cambia registro rispetto al predecessore Vincenzo Boccia. Il quadriennio di Bonomi comincia in una fase di ricostruzione. E il nuovo capo di Viale dell’Astronomia, che dovrà fare i conti con la più grave crisi dal dopoguerra a oggi, manda un messaggio chiaro all’indirizzo di Palazzo Chigi: servono riforme radicali (basta «riformicchie»), dalla macchina burocratica al sistema fiscale, leggi più snelle e soprattutto nuove «forme contrattuali» per rilanciare il mercato del lavoro, puntando sulle deroghe alla contrattazione collettiva. E lo dice proprio dopo aver ricordato il 50esimo anniversario dall’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, mentre 8 milioni di lavoratori sono ancora in smart working.

Per prassi, l’assemblea privata è il momento del consuntivo del presidente uscente. Il presidente incaricato avrebbe dovuto parlare il giorno dopo all’assemblea pubblica, che però è stata rinviata a fine settembre, Covid permettendo.

Quello che l’ex capo di Assolombarda ha anticipato ai colleghi a porte chiuse ha la forma di un programma politico, con i messaggi chiave di quella che sarà la nuova presidenza. Nel discorso torna la critica al «pregiudizio anti imprese», ma ci sono anche le proposte: la ripresa del progetto industria 4.0, la centralità della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, lo sblocco dei cantieri per le opere pubbliche già finanziate. Premesse di partenza per la ripresa della fase due, insieme – dice Bonomi – alla necessità di una riduzione strutturale del maxi debito italiano per rientrare nei parametri medi europei. Tradotto: crescita, investimenti, produttività. Basta con quella «distribuzione di denaro a pioggia», che aveva già criticato in più di un intervento da presidente designato.

D’altronde, che Bonomi sarebbe stato un contraltare scomodo per il governo si era capito fin dai suoi primi discorsi. Il nuovo capo di viale dell’Astronomia, nelle ultime settimane, ha nell’ordine: definito «inaccettabile avviare una campagna di nazionalizzazioni dopo aver indotto le imprese a iper-indebitarsi», facendo storcere il naso al ministro Gualtieri; criticato la risposta del governo alla crisi; demolito la gestione della fase due, spingendosi finanche a parlare di «politica smarrita». Se questo era il preambolo, figuriamoci ora che si comincerà a fare sul serio.

Qualcosa, tra l’altro, Bonomi l’ha già ottenuta dal governo. Dall’abolizione dell’Irap, che ha tenuto sospeso il decreto rilancio, ai 12 miliardi di pagamenti arretrarti della pubblica amministrazione alle imprese. Fino a innescare lo scontro con i sindacati sulle responsabilità penali delle aziende nei contagi da Covid dei dipendenti. Una questione su cui l’esecutivo sta cercando ora di mettere una pezza normativa.

Finita l’era della Confindustria di mediazione, si apre quella dell’opposizione. Non solo con il governo, anche con i sindacati.

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