Maggioranza divisaIl campo minato del “decreto maggio” (ex aprile)

Entro metà settimana il cdm dovrebbe approvare il nuovo provvedimento da 55 miliardi. Ma sulla manovra pesano le differenze tra i soci di governo. Le imprese sono sul piede di guerra. E il testo diventa anche terreno di scontro tra l’Anpal di Parisi e la ministra Catalfo

(Andreas SOLARO / AFP)

Dovrebbe arrivare oggi il nuovo adattamento del Temporary Frame europeo sugli aiuti di Stato che sbloccherà una delle parti centrali del “decreto maggio” (ex aprile), quella dei prestiti a fondo perduto e la ricapitalizzazione delle imprese. Entro metà settimana, poi, il consiglio dei ministri dovrebbe approvare il nuovo provvedimento anti-Covid da 55 miliardi di euro. Almeno questi sono i piani illustrati in audizione in commissione Finanze della Camera dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Maggioranza permettendo, ovviamente. Perché proprio le tensioni interne ai “soci” di governo hanno fatto slittare di rinvio in rinvio il decreto atteso da quasi un mese, che dovrà ora innescare la “fase due” dell’economia italiana. Forse l’ultima manovra monstre che l’Italia potrà permettersi a suon di debito pubblico.

Ieri sera si è tenuto un ulteriore vertice con i capi delegazione dei partiti, dopo quello non risolutivo di domenica. Certamente pesano le differenze “genetiche” tra i partiti di maggioranza, in particolare tra Italia Viva e Cinque Stelle. E il braccio di ferro si consuma soprattutto su ammortizzatori sociali, Reddito d’emergenza e partecipazione dello Stato nelle imprese.

Sul fronte della cassa integrazione, prorogata per altre nove settimane fino a ottobre, sembrerebbe essere risolto il mistero dei 7 miliardi di risorse mancanti, forse per un errore di calcolo. La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha chiarito che, dopo un confronto con il Mef per quantificare la spesa, non ci sarebbero problemi di copertura e che «sulla cassa integrazione in tutto ci saranno 16 miliardi».

Ma l’intasamento di misure di sostegno, con il Reddito d’emergenza messo a punto dalla ministra grillina, divide le anime del governo. Secondo le prime bozze circolate, il Rem – con uno stanziamento di 1,5 miliardi – dovrebbe essere indirizzato a chi ha un Isee al di sotto dei 15mila euro, con una somma che varia dai 400 agli 800 euro mensili in proporzione al numero dei componenti e una durata di tre mesi.

L’esecutivo si divide in due in primis su chi dovrà erogarlo. I Cinque Stelle vorrebbero lasciarlo nelle mani dell’Inps. Italia Viva e Pd premono perché siano i Comuni a gestirlo, magari come contributo straordinario. Ma ancora non c’è intesa neanche sul funzionamento del nuovo strumento, cumulabile con il Reddito di cittadinanza.

Italia Viva non vede di buon occhio le maglie troppo larghe del Rem, destinato anche a chi lavora in nero. Anche, perché nelle intenzioni di Catalfo, anche per il Reddito di cittadinanza dovrebbero essere allentati i criteri di accesso vista l’emergenza. Ci sarebbero poi i problemi di equità sollevati dal Pd. Perché un lavoratore part time in cassa integrazione o un occasionale con la Naspi rischierebbe di incassare di meno di quelli che, senza lavorare, accedono invece al Reddito d’emergenza (Rem) o al Reddito di cittadinanza.

E proprio sul “decreto maggio” si è spostato anche lo scontro che va avanti ormai da mesi tra la ministra Catalfo e il presidente di Anpal Mimmo Parisi. All’articolo 31 della bozza del decreto, si prevede che l’autorità di gestione dei programmi del Fondo sociale europeo passi da Anpal al ministero del Lavoro, di fatto svuotando l’agenzia del suo compito principale. Cosa che non ha lasciato indifferente Parisi. Che per tutta risposta ieri ha inviato una lettera ai dipendenti di Anpal denunciando il tentativo di trasformare l’agenzia delle politiche attive «in un un ufficio dirigenziale sotto il ministero del Lavoro» e dicendo di non essere stato messo al corrente dalla ministra della proposta di modifica nel decreto. «Confido che questa modifica venga rimossa», scrive Parisi, sostenendo che comprometterebbe «in maniera definitiva» l’attuazione del piano industriale e anche la completa stabilizzazione dei precari storici. Messaggio diretto alla ministra Catalfo, ma anche a Pd e Italia Viva che da mesi chiedono a Parisi le stabilizzazioni previste per legge.

Dovrebbe filare liscio invece il rifinanziamento del bonus per gli autonomi. Serviranno circa 6-7 miliardi. Gualtieri ha parlato di una platea di oltre 4 milioni di persone. I 600 euro, che potrebbero diventare 800 secondo quanto illustrato dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli in audizione in Commissione Finanza, verranno erogati anche ad aprile ai beneficiari che li avevano ricevuti a marzo. Inoltre, le partite Iva che hanno subito una riduzione del 33% del reddito a marzo e aprile, per il mese di maggio riceveranno pure un bonus di 1000 euro.

Ma la questione si infiamma sul pacchetto di aiuti alle imprese da 10 miliardi. Un progetto definito troppo «sovietizzante» dai renziani. Gli interventi in questo caso sarebbero di quattro tipi. Per le imprese più piccole, fino a nove dipendenti, ci saranno finanziamenti a fondo perduto di 5mila euro. Oltre agli sgravi su affitti e bollette. Il credito d’imposta per gli affitti commerciali, come illustrato dai titolari di Mise e Mef, dovrebbe arrivare al 100% per tre mensilità, con un finanziamento 1,7 miliardi. Mentre sulle bollette, si starebbe mettendo a punto lo stop su una parte (circa il 75%) degli oneri di sistema, ovvero le spese fisse, con un finanziamento di 600 milioni di euro. «Considerando il consumo zero di quelli che sono rimasti fermi, di fatto la bolletta sarà quasi annullata», ha spiegato Patuanelli.

Per le imprese fino a 5 milioni di fatturato, poi, sono previsti sostegni diretti da parte del Mise. Fino a questa soglia si tratterebbe di finanziamenti a fondo perduto, parametrati ai danni subiti in questi mesi, con un tetto massimo di 25mila euro.

Per quelle tra i 5 e 50 milioni di fatturato, invece, il piano è quello di erogare contributi statali con il meccanismo del raddoppiamento della eventuale ricapitalizzazione, sempre da parte del Mise, probabilmente tramite Invitalia. Anche in questo caso, però, ci dovrebbe essere una soglia massima, con la possibilità di rendere la misura retroattiva per chi ha già attuato una ricapitalizzazione in questi mesi di crisi. Il progetto prevede poi che Stato dopo un certo periodo esca dal capitale, rivendendo la sua partecipazione all’imprenditore a un prezzo scontato.

Infine, solo nel caso di aziende con fatturato oltre i 50 milioni, entrerebbe in campo Cdp tramite un fondo ad hoc con capitale separato da 50 miliardi che interverrebbe con un meccanismo di prestito convertibile in capitale. Ovvero, nel caso in cui l’impresa non riesca a restituire il prestito ricevuto entro un periodo di 4-5 anni, il prestito viene trasformato in capitale con l’ingresso pubblico.

Ma il meccanismo dell’aiuto statale alla ricapitalizzazione per le medie imprese continua a non convincere Italia Viva, che nel vertice di ieri sera su questo punto avrebbe ottenuto l’apertura del premier Conte. Anche perché la misura non fa venire l’orticaria non solo a Italia Viva. Il neo presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha criticato duramente il piano definendo «del tutto inaccettabile avviare una campagna di nazionalizzazioni». Gualtieri in audizione alla Camera ha lasciato intravedere una certa irritazione, escludendo la «nazionalizzazione» o il «controllo delle imprese da parte dello Stato». E lo stesso ha fatto Patuanelli: «Si tratta di mettere a disposizione dell’imprenditore parte di capitale sociale che consenta di continuare la sua attività senza entrare nel merito delle scelte imprenditoriali».

E mentre il governo cerca la sintesi, le imprese continuano a essere sul piede di guerra. «La risposta al governo si esaurisce in una distribuzione di soldi a pioggia», sono le parole di Carlo Bonomi. Da Unimpresa arriva invece una lista di richieste per il “decreto maggio”: azzeramento degli acconti Ires e Irap, sterilizzazione degli ex studi di settore, sospensione dell’Iva per alcuni mesi per dare uno shock ai consumi.

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