Soli, nella campagnaIl lockdown ci fa sembrare tutti personaggi di un romanzo, ma il titolo non vi piacerà

Chiusi per settimane in quarantena, abbiamo capito i tormenti e i percorsi interiori di Manuel, il protagonista di “Gli schifosi”, di Santiago Lorenzo (Blackie Edizioni). Ma una volta liberi, in pochi hanno continuato a coltivare il sogno di vivere sperduti fuori città

Chi fugge precipita nel suo destino. Massima latina che, nel libro di Santiago Lorenzo, “Gli schifosi”, pubblicato da Blackie Edizioni (nuova casa editrice con sede a Barcellona, in Catalogna), diventa il tema dominante della vita di Manuel. Uomo dalle scarse abilità sociali che, per un omicidio (o quasi) è costretto a scappare e vivere nascosto in un villaggio della Spagna vuota (Sergio del Molino insegna).

Da solo, isolato e lontano dal mondo, leggerà vecchi romanzi tascabili, mangerà erbe e vegetali trovati nei dintorni e, come pare che accada in queste situazioni, troverà rivelazioni impensate.

Se l’esperienza suona familiare, è perché – assassinio a parte, si spera – ci siamo appena passati tutti.

Lockdown autoimposto il suo, forzato quello degli altri, ma poco cambia: «La reclusione delle ultime settimane, sia in Spagna che in Italia, ci avvicina molto a ciò che ha vissuto il protagonista. Più di quanto avessi intuito all’inizio», riconosce.

A volte, aggiunge, «mi viene da pensare che questo Covid sia stata per me la più grande campagna promozionale mai fatta. Giuro per che non ho niente da fare con lo scoppio dell’epidemia e il disastro sanitario». Ci mancherebbe.

E se le premesse si somigliano, è lecito chiedersi se anche le conseguenze vadano nella stessa direzione: cioè verso “percorsi interiori più definiti”. O no? «Certo. Anche perché ogni cosa che ci capita porta a definirci meglio. E un evento di questa portata, be’, è destinato a definirci per sempre».

E allora come saremo? «Ho un dubbio. Non so se saremo delineati più verso l’esterno o verso l’interno. Lo si vede solo come, se e quando esplode la voglia, accumulata nelle ultime settimane, di uscire di casa e abbracciare e tenere stretti gli altri». È la tanto famigerata movida. Se ci si dedica, e come e quanto, sono le domande per un nuovo test psicologico di massa.

Ridotti tutti a un popolo di “schifosi” (senza offesa: è il titolo del libro), appena allentato il lockdown, ci si torna a dividere come prima, forse più di prima.

Anche perché, se davvero nella quarantena si trovano percorsi interiori, alcuni prenderanno decisioni drastiche. Ad esempio, lasciare le città e riprendere le campagne, o la montagna.

È un’idea emersa nelle scorse settimane, quando le limitazioni della quarantena avevano annullato i vantaggi della vita urbana a favore delle passeggiate tra i campi, lontani dalle pattuglie occhiute della polizia. Accadrà davvero?

«Succederanno due cose. 1: Molti abitanti delle città andranno a vivere in campagna. 2: Dopo un anno, la maggior parte tornerà a vivere in città. Perché i paesini godono di ottima stampa, ma dopo un po’ non li regge nessuno. Ma quelli che supereranno questa fase, invece, vivranno il resto della loro vita chiedendosi perché non hanno preso questa decisione prima. È come piantare basilico in un vaso. Di 15 semi, solo cinque attecchiscono. E sono quelli che regalano un pesto meraviglioso».

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