Green cityLa fase due dei parchi pubblici non sta funzionando

Finito il lockdown era logico aspettarsi un grande affollamento nelle aree verdi, ma molti comuni non hanno saputo reagire in tempo anche perché la manutenzione, già scarsa in tempi normali, non è stata all’altezza a causa del divieto per questo tipo di attività

Andreas SOLARO / AFP

A Roma i parchi, le aree verdi e i giardini pubblici hanno iniziato a riaprire più di tre settimane fa, malgrado in molti quartieri il verde fosse diventato troppo selvaggio. L’apertura graduale prevista dall’amministrazione comunale procede a rilento e in molti casi sono i volontari a occuparsi della manutenzione, come hanno fatto i ragazzi dell’associazione “Vivere in” nella periferia Sud-Ovest della Capitale; o come i volontari del Forum del Parco delle Energie che dopo due domeniche di lavoro, 10 e 17 maggio, hanno protestato davanti al V Municipio per la scarsa attenzione al verde pubblico.

In un’intervista al quotidiano online Roma Daily News, il presidente dell’Osservatorio “Roma! Puoi dirlo forte” Tobia Zevi ha denunciato il malcontento di molti cittadini: «Stiamo ricevendo decine di segnalazioni sullo stato penoso di parchi e giardini a Roma, riaperti il 4 maggio ma in alcuni casi impraticabili a causa della totale mancanza di manutenzione. Ci segnalano erba incolta e foreste di piante infestanti alte anche un metro. In due mesi di chiusura sarebbe stato troppo pretendere dalla giunta Raggi un minimo di programmazione per rendere queste aree pulite e vivibili in vista della riapertura?».

La protesta dei cittadini di Roma potrebbe essere la stessa dei cittadini di molti comuni italiani, i quali dalla fine del lockdown non sono riusciti a godere a pieno delle aree verdi delle loro città a causa dell’incuria.

«Vogliamo porre l’attenzione anche sui parchi urbani – ha detto Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania in una nota diffusa a inizio maggio – sono luoghi da sempre frequentati da famiglie, cittadini, giovani e anziani. La loro riapertura deve rappresentare una priorità per le amministrazioni locali che ne devono garantire prima di tutto la manutenzione ordinaria. “Sanificare le città” non significa solo procedere a disinfestazioni, ma anche garantire la fruizione in sicurezza degli spazi verdi, ecosistemi importanti per il benessere e la salute dei cittadini».

In Italia quasi tutti i capoluoghi di provincia avrebbero a disposizione aree urbane verdi sufficientemente grandi da consentire il rispetto del distanziamento sociale: tutti hanno almeno un metro quadrato di verde pubblico per cittadino, fatta eccezione per Carbonia e Trapani (vicine allo 0,5 pro capite).

La legge 10 del 2013, che regola le norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, affida allo Stato un ruolo di monitoraggio e di pianificazione a livello nazionale, mentre regioni, province e soprattutto i comuni hanno funzioni operative e di pianificazione a livello locale.

La Villa Comunale di Napoli ha riaperto questa settimana tra erbacce incolte e panchine sommerse dalle siepi. In più, con solo cancello in funzione i cittadini sono costretti a percorrere chilometri per entrare.

Stesso discorso per il Parco delle Colline di Frosinone, dove l’erba alta ha ormai preso il sopravvento su panchine, cestini e tutto il resto. Il consigliere comunale del Partito democratico Angelo Pizzutelli ha inviato all’amministrazione una richiesta di intervento: «Siamo ai margini del centro storico frusinate. La chiusura imposta dal lockdown non giustifica un abbandono così manifesto e deprimente nel quale versano questi due tratti di verde attrezzato (o quasi) della nostra città».

Sono le amministrazioni comunali a occuparsi della gestione, della manutenzione e della valorizzazione delle aree verdi cittadine attraverso il “piano comunale del verde” nel quale prevedono gli investimenti nel settore. Nel bilancio consuntivo di Roma (l’ultimo disponibile è del 2018), ad esempio, ci sono 61mila euro alla voce “tutela, valorizzazione e recupero ambientale”, con una spesa pro capite di 21,30 euro. Milano, invece, è a 45 euro a persona; Firenze 41; Venezia 49.

In queste settimane, però, ai problemi di programmazione se ne sono sommati di nuovi. L’emergenza coronavirus ha prosciugato le casse dei comuni, e il dpcm in vigore da inizio marzo fino al 14 aprile ha vietato anche la «cura e manutenzione del verde».

Da metà aprile si è ripartiti, ma le nuove disposizioni – con il distanziamento tra lavoratori e le dovute precauzioni di sicurezza – hanno rallentato ulteriormente i lavori. E quindi in molti casi i parchi sono inagibili, o in ogni caso poco accoglienti.

Uno dei rari casi virtuosi, in questo senso, è quello di Pisa, dove la giunta ha approvato il Protocollo operativo tra Comune e Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna per la realizzazione del Progetto “Mediazione, Attività Riparative e Formazione per Lavori di Pubblica Utilità”.

Così si prevede l’inserimento di lavoratori di pubblica utilità – persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria per le quali la pena prevede lo svolgimento di lavori a favore della comunità o di attività di tipo risarcitorio – in progetti elaborati dal Comune di Pisa per l’impiego in attività di manutenzione, igiene urbana e raccolta dei rifiuti nelle aree verdi.

«Il vero problema – spiega a Linkiesta Stefania Pisanti di Assoverde, l’associazione che raggruppa le imprese che si occupano di cura del verde – è che spesso le amministrazioni si limitano a pensare alle aree verdi solo per la manutenzione. Gli studi urbanistici hanno dimostrato che in città il verde può essere pensato come un importante strumento di riqualificazione».

Gli spazi verdi hanno un ruolo significativo nelle città. Svolgono una funzione sociale, perché rappresentano per i cittadini un luogo di svago. Ma forniscono anche un servizio ambientale difficilmente sostituibile, poiché mitigano l’isola di calore che si crea nelle aree urbane per via di cementificazione, inquinamento e altre cause.

«Per questo è importante che l’amministrazione pubblica si impegni a promuovere lo sviluppo e il mantenimento del verde urbano. In questo senso il coronavirus può essere un acceleratore di sviluppo per quelle amministrazioni che stavano iniziando a ragionare in un’ottica sempre più green per le loro città», spiega ancora Pisanti di Assoverde.

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