A ferro e fuocoAmerica, continuano le proteste per George Floyd. Incendi vicino alla Casa Bianca

Scontri e violenze in oltre 100 città. Almeno 15 Stati hanno mobilitato la Guardia Nazionale, i sindaci hanno imposto il coprifuoco. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a lanciare attacchi su Twitter

Nel sesto giorno dopo la morte di George Floyd, avvenuta la settimana scorsa a Minneapolis (Minnesota), le proteste non accennano a calmarsi.

I sindaci delle città hanno imposto il coprifuoco, mentre i governatori di 15 Stati hanno mobilitato la Guardia Nazionale, che è arrivata anche a Washington D.C. Questo però non ha fermato le manifestazioni, alcune contraddistinte anche da episodi di violenza e razzie soprattutto la sera.

I manifestanti più violenti hanno proseguito le loro azioni e ci sono momenti di tensione anche nei pressi della Casa Bianca, dove la polizia ha lanciato gas lacrimogeno per impedire danni alle automobili lasciate in strada. L’edificio presidenziale ha spento tutte le luci esterne.

Le dimostrazioni hanno coinvolto 140 città in tutti gli Stati Uniti, con altre organizzate per solidarietà in Europa. Ci sono stati oltre 1.400 arresti da giovedì, scontri frontali con la polizia.

A New York due camionette hanno fatto irruzione nella folla, colpendo almeno un manifestante. Domenica, ad Atlanta (Georgia), due poliziotti sono stati licenziati per avere estratto a forza due afroamericani dalla loro automobile il giorno precedente. A Minneapolis (Minnesota) un camionista è stato arrestato dopo essere andato addosso a 5mila manifestati con il suo veicolo. Per fortuna non ci sono state conseguenze.

Come riporta il New York Times, a Birmingham (Alabama) è stato preso d’assalto un monumento ai confederati.

A Boston un Suv della polizia è stato incendiato vicino alla State House, la sede del governatore. A New York hanno marciato sui ponti di Brooklyn e di Williamsburg. Il ponte di Manhattan è stato chiuso al traffico, mentre in serata, a Union Square, ci sono stati fuochi alti due piani. La notte precedente, sempre nella piazza, era stata arrestata insieme ad altri manifestanti anche Chiara de Blasio, figlia del sindaco della città.

Momenti di violenza, ma anche di distensione. A Louisville, in Kentucky, un confronto in mezzo alla strada è stato disinnescato da una donna di colore che è avanzata in mezzo alla strada e ha abbracciato un poliziotto per almeno un minuto.

In generale, la reazione dei vertici è stata durissima. William Barr, attorney-general degli Stati Uniti, ha definito alcuni atti di violenza come «terrorismo domestico» e ha aggiunto che insieme all’Fbi stanno procedendo per «identificare gli organizzatori criminali e gli istigatori».

Le frange radicali «stanno approfittando della situazione per portare avanti la loro agenda separata, violenta ed estremista».

Il presidente americano Donald Trump, che secondo alcune fonti sarebbe stato portato venerdì in un bunker sotto la Casa Bianca dai servizi segreti, non ha agito per calmare le acque e stabilire una parvenza di spirito unitario.

Ha invece continuato a fare attacchi via Twitter contro i media, a suo dire responsabili di fomentare l’anarchia e l’odio, e a favore dell’intervento della Guardia Nazionale.