«Ready to put a tiger in the tank but not to buy a pig in a poke». Dopo il colloquio in videoconferenza con il premier inglese Boris Johnson, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha twittato due modi di dire inglesi per far capire al Regno Unito che l’Unione non firmerà a ogni costo un accordo per le relazioni commerciali post Brexit.
Il primo riferimento «Ready to put a tiger in the tank», è lo slogan di una nota compagnia petrolifera degli anni ’60 che in italiano si potrebbe tradurre col “dare nuovo impulso”, in questo caso allo stallo tra Bruxelles e Londra che dopo quattro round di negoziati non hanno ancora trovato un accordo sulle questioni fondamentali come il diritto di pesca, la cooperazione in materia giudiziaria e soprattutto l’impegno da parte del Regno Unito di rispettare una libera e leale concorrenza tra imprese europee e inglesi.
EU-UK meeting with @vonderleyen @EP_President & @BorisJohnson
A broad & ambitious agreement, in line with #EUCO guidelines, is in our mutual interest.
Ready to put a tiger in the tank but not to buy a pig in a poke. Level playing field is essential.https://t.co/uniMjyXvfb
— António Costa (@eucopresident) June 15, 2020
Su quest’ultimo punto non ci sono stati particolari progressi. La paura dell’Unione europea è che una volta fuori dal periodo di transizione che scadrà il 31 dicembre, Londra inizi a non rispettare le regole e gli standard comuni che tutti i governi e le aziende rispettano nel mercato unico europeo.
Parliamo dei diritti dei lavoratori protezione ambientale tassazione e aiuti di Stato (o sussidi) per le imprese. Londra potrebbe non rispettare queste norme europee e pagare meno i propri dipendenti o aiutando molto le loro imprese per attrarre investimenti esteri.
Per questo Michel ha usato l’espressione «Not to buy a pig in a poke» che in italiano potremmo tradurre con “Non comprare una cosa a scatola chiusa” per far capire che Bruxelles non accetterà qualsiasi accordo pur di evitare lo scenario del no deal.
L’ipotesi di un mancato accordo è sempre più probabile perché il premier Boris Johnson ha confermato che il Regno Unito non chiederà di estendere il periodo di transizione, un potere che in teoria avrebbe fino al 30 giugno. Il problema è che per far ratificare l’accordo da entrambi i Parlamenti serve un testo giuridico completo entro il 31 ottobre. Cinque mesi considerati ormai dagli addetti ai lavori troppo pochi per affrontare tutti i dossier degli undici tavoli negoziali.
Important EU-UK meeting with @vonderleyen @eucopresident and @BorisJohnson. The European Parliament wants an ambitious and comprehensive agreement, in line with the joint commitments made in January. Pacta sunt servanda.
Joint statement → https://t.co/L1JYUVdx37 pic.twitter.com/lTLaYYfK5B
— Roberta Metsola (@EP_President) June 15, 2020
«Il Parlamento europeo desidera un accordo ambizioso e globale, in linea con gli impegni congiunti assunti a gennaio. Pacta sunt servanda». Usa il latino il presidente David Sassoli il riferimento è al voto del 29 gennaio 2020 con cui il Parlamento europeo ha dato la sua approvazione e alla firma dell’accordo di recesso da parte dell’UE e del Regno Unito.
?Bruxelles chiede solo il rispetto di quanto concordato con il premier Boris Johnson nella Dichiarazione politica approvata dal Consiglio europeo dell’ottobre 2019 che ha ottenuto l’appoggio anche del Parlamento europeo. L’Unione vorrebbe applicare i principi del documenti, il Regno Unito sta cercando invece di derogare il più possibile.
Je viens de rencontrer @BorisJohnson pour avancer les négociations UE-UK. Avec @EP_President & @eucopresident, nous notons le choix du UK de ne pas étendre la période de transition & convenons d’offrir la meilleure solution pour nos citoyens: https://t.co/oVsr4asDos pic.twitter.com/R776WT7pNp
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) June 15, 2020
Il testo completo della dichiarazione congiunta tra Unione e Regno Unito
Il 15 giugno il Primo Ministro Boris Johnson ha incontrato in videoconferenza il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli per fare il punto sui progressi realizzati finora nella trattativa sulle relazioni future tra l’UE e il Regno Unito e concordare le prossime azioni da intraprendere per l’avanzamento dei negoziati.
Le parti hanno preso atto della decisione del Regno Unito di non chiedere alcuna proroga del periodo di transizione che terminerà quindi il 31 dicembre 2020, cosi come stabilito nelle disposizioni dell’Accordo di recesso.
Le parti hanno accolto favorevolmente la notizia di un avanzamento costruttivo delle discussioni sotto la guida dei due Capi Negoziatori David Frost e Michel Barnier, permettendo di chiarire e comprendere ulteriormente quelle che sono le posizioni reciproche.
Fino a questo momento, sono stati completati quattro cicli di negoziati e, nonostante le sfide poste dalla pandemia COVID-19, è stata possibile la circolazione dei testi.
Le parti hanno tuttavia convenuto che adesso è necessario dare un ulteriore impulso ai negoziati. Hanno sostenuto i piani concordati dai Capi Negoziatori con l’obiettivo di intensificare i colloqui a luglio e creare le condizioni migliori per la conclusione e la ratifica un accordo prima della fine del 2020. Ciò dovrebbe includere, se possibile, la ricerca di un’intesa preliminare dei principi alla base di qualsiasi accordo.
Le parti hanno riaffermato la loro intenzione di lavorare sodo per la realizzazione di un rapporto che funzioni nell’interesse dei cittadini sia dell’Unione che del Regno Unito. Hanno inoltre confermato il loro impegno per concludere l’Accordo di recesso nel minor tempo possibile.