La strategia del cuculoL’arrampicata solitaria di Giuseppe Conte, che in un anno è riuscito a fregare tutti i suoi alleati

Grazie alla presenza mediatica, le politiche populiste e le promesse (non mantenute) l’oscuro avvocato del popolo, dopo il voltafaccia di Salvini, è riuscito in qualche mese a raggiungere un consenso del 15%. Applausi a Zingaretti

I cuculi sono uccelli parassiti di cova, depongono il proprio uovo nel nido di altri uccelli.

Così come il cuculo, anche il presidente del consiglio Conte, lo scorso settembre, ha deposto il suo uovo nel nido di un altro…nel nido del Partito Democratico.

E così come Il pulcino cuculo si sbarazza poi delle altre uova legittime non ancora schiuse, anche in politica è avvenuta la stessa cosa.

Il Partito di Zingaretti ha accolto con amore l’uovo diverso senza notarne la differenza, lo ha nutrito e svezzato, lo ha accudito come fosse suo, non accorgendosi che il pulcino di Conte (i.e. il suo nuovo partito) stava uccidendo le uova del Pd: le sue idee, i suoi valori, la sua storia.

Gli odiosi decreti Salvini restano in vigore come prima, lo ius soli non viene più evocato, resta il reddito di cittadinanza e la strategia pentastellata per distruggere le istituzioni rappresentative che mette a segno un colpo mortale al Parlamento.

Esso viene attaccato su più fronti; prima si diminuisce il numero dei parlamentari e poi si mette in discussione la centralità delle Camere nella democrazia rappresentativa, agitando lo spauracchio populista della democrazia diretta. Tutto ciò in evidente contrasto con l’insegnamento e le indicazioni della Carta Costituzionale.

Poi arriva il Covid che fa il resto: il Pd si nasconde dietro il Premier Conte sempre più leader ed attivo, sempre più mediatico, sempre più uomo solo al comando.

Fa e disfa, nomina esperti, task force, si attornia di tutti fuorché di competenti, convoca gli Stati Generali dell’economia, in barba alla collegialità del Governo e della coalizione che lo sostiene.

E intanto l’uovo cresce e si schiude.

E alla fine è rimasto solo lui, solo e grasso pulcino a farsi coccolare dalle amorevoli cure del Pd.

Con il tempo è diventato grande, ha messo le ali ed è pronto a spiccare il volo, in autonomia, con una propria formazione politica.

Forte del nutrimento avuto, dei consensi conquistati grazie ad una politica populista e peronista, dell’uomo solo al comando, che tanto piace agli italiani.

La sua continua presenza mediatica, regalatagli dalla nostra inesistenza politica, ne ha forgiato la leadership; come per miracolo, un normale ed oscuro avvocato, a digiuno di politica è diventato un soggetto politico forte ed autonomo, refrattario ad ogni richiamo dei partiti che lo sostengono.

Ha costruito così, in meno di un anno di potere, un consenso politico che i sondaggisti stimano intorno al 15%!

In un anno Con-Te (pare che si chiamerà così il suo partito), ha pensato e pianificato la sua piattaforma politica, la sua squadra, banchettando alla mensa dei nostri elettori, rafforzandosi e costituendo una realtà politica nuova ed indipendente. Ora non gioca più per altri, gioca in proprio.

Non è più l’avvocato del popolo prestato alla politica, ma un player che gioca una partita personale capace di sconvolgere i precari equilibri del già di per sé frastagliatissimo centro sinistra italiano, ritagliandosi uno spazio importante un territorio che spazia dal movimento 5 selle fino ai moderati di Forza italia.

Ricordo le lezioni di Bettini e dei santoni del Nazareno che teorizzavano come indispensabile l’accordo con i 5 stelle per Governo Conte 2.

Erano convinti di fare un sol boccone di Conte e del movimento di Di Maio. Hanno spiegato a noi poveri militanti increduli e basiti, la funzione didattica e pedagogica del PD al Governo, ovvero che avremmo insegnato agli zoticoni della politica come si guida il Paese e come di raccoglie il consenso.

Ci hanno ammorbato con le teorie sul ritorno a casa degli elettori delusi, con i teoremi sui grillini traditi che avrebbero rivotato il Pd.

E invece eccoci qui, nel giugno 2020, ad apprendere che Conte ha un suo team personale di economisti che stanno costruendo il programma del Suo partito, che la Mazzucato sta con lui, che gli stati generali sono l’occasione di lancio del suo progetto politico.

E Franceschini si incazza perché (finalmente) capisce che il Premier ha fregato tutti e che la sua scommessa è persa.

«Basta kermesse, passerelle e show personali, qui servono misure serie ed importanti per cambiare passo», gridano dal Nazareno. Tardi, troppo tardi. Il dado è tratto. Lo hanno sottovalutato questo Conte.

Non solo il Pd non ha inghiottito Conte, ma al contrario ne ha accresciuto e rafforzato la popolarità. Il consenso del Premier oggi supera il 60%.

Ora arriveranno i soldi dell’Europa, circa 300 miliardi di euro, tra MES, Sure, Recovery Fund ecce cc.

Una somma enorme, mai vista prima, pari a 10 leggi di stabilità, 10 anni di leggi finanziarie come si chiamavano una volta. Restare a dirigere Palazzo Chigi sarà strategico, gestire una tale quantità di denaro in poco tempo sarà fondamentale.

Se l’Italia dovesse farcela ad uscire da questa gravissima crisi, Conte ne uscirà da trionfatore; in caso contrario, saranno il Pd (soprattutto) e i grillini a pagare il prezzo più alto, venendo irrimediabilmente sconfitti alle urne da destre e sovranisti.

ll Premier non ha nulla da perdere, ha un mondo ed un futuro politico da guadagnare: è molto più forte di un anno fa, è saldamente in sella alla coalizione, ha 3 anni e 300 miliardi di euro per conquistare altro consenso.

La geniale strategia del cuculo ha vinto anche questa volta.

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