Angela custodeCosa vuol fare Merkel nel suo semestre di presidenza dell’Unione europea

Dal 1º luglio la Germania potrà decidere l’agenda dei lavori comunitari. Questa tappa avrebbe dovuto rappresentare il commiato della leader più sobria che il Continente abbia da offrire, invece si è trasformata in una sfida cruciale per risolvere tre dossier fondamentali: Brexit, Recovery fund e Cina

Afp

Quella che inizierà mercoledì primo luglio sarà la seconda volta per Angela Merkel alla Presidenza semestrale del Consiglio dell’Unione europea, e sicuramente anche l’ultima. La prima era stata nel 2007: al governo da poco più di un anno, la Kanzlerin era all’inizio della sua lunghissima parabola politica.

Ora quella parabola è al termine, e la Germania e l’Europa hanno un aspetto molto diverso da allora. Una presidenza che avrebbe dovuto rappresentare il sobrio commiato della leader più sobria che l’Europa abbia da offrire si è trasformata, invece, in una sfida cruciale in una fase delicatissima della crisi, quella della lenta ripresa ma anche di una possibile nuova ondata di contagi.

In un discorso al Bundestag tenuto giovedì 18, Merkel ha annunciato le linee guida della presidenza tedesca: al centro, naturalmente, c’è la lotta al coronavirus, «la più grande sfida» della storia dell’Europa unita. «La pandemia ha rivelato quanto sia ancora fragile il progetto europeo», ha detto la Cancelliera: la crisi ha reso ancora più evidenti le differenze fra i Paesi, le varie velocità a cui si muovono, e l’unica via d’uscita possibile è rappresentata da un ulteriore sforzo verso una maggiore cooperazione e più solidarietà reciproca fra gli stati membri.

A proposito di solidarietà, uno dei punti più spinosi sarà l’enorme piano di aiuti: la proposta del Next Generation Eu da 750 miliardi di euro su cui spingono Merkel e Macron suscita ancora perplessità fra alcuni capi di governo, e sarà necessario impegnarsi davvero per trovare un accordo.

A colpire di più gli osservatori, però, sono stati i segnali mandati da Merkel a proposito del ruolo della Germania a partire da questo semestre di presidenza. «L’Europa ha bisogno di noi, proprio come noi abbiamo bisogno dell’Europa»: una formula che suona di circostanza, ma che in realtà rivela un cambio di passo e di prospettiva.

Non è più il tempo del solito atteggiamento seminascosto, della tradizionale “egemonia riluttante” che rifiutava un posto in prima linea per guidare, se proprio necessario, dalle retrovie: è giunto il momento per la Germania di assumere pienamente il compito di guidare l’Unione fuori dalla crisi.

Non si tratta solo di essere la “locomotiva” del continente: la gestione della pandemia, sia dal punto di vista sanitario che da quello economico, ha mostrato un Paese pronto a fare scelte decise, a prendere una direzione sicura – proprio l’opposto di quello che per tanti anni è stato rimproverato a Merkel in patria e alla Germania in Europa: un attendismo estenuante, la tendenza a restare immobili aspettando che passi la nottata.

Il semestre di presidenza potrebbe davvero rappresentare lo strumento per la riconfigurazione di una nuova Germania europea, e di un nuovo ruolo per Berlino: lontano dalla tradizionale rigidità, più elastico e attento alle esigenze di tutti i partner, anche quelli di solito considerati meno “vicini”. Un ruolo che, come suggerisce un pezzo della Heinrich Böll Stiftung, la fondazione vicina ai Verdi, riunisca insieme quelli di «trendsetter, negoziatore e mediatore».

L’idea è che solo con una Germania pienamente consapevole della sua leadership continentale, e pronta ad agire di conseguenza, si possa uscire dalla crisi che il virus ha portato con sé; e che, inoltre, questo nuovo ruolo tedesco possa rivelarsi una carta decisiva da giocare con successo anche sugli altri tavoli, nelle partite ancora aperte che però la pandemia ha fatto passare in secondo piano.

In molti prevedono ad esempio che un fase cruciale della presidenza tedesca sarà quella compresa fra settembre e ottobre, quando i negoziati sulla Brexit (già, la Brexit, ve la ricordate?) entreranno per l’ennesima volta nel vivo. Merkel vuole evitare a ogni costo uno scenario no-deal, che colpirebbe duramente l’export tedesco: è quindi ragionevole ipotizzare che la Cancelliera sceglierà di utilizzare tutta la forza politica che la presidenza e una forte leadership le daranno per guidare le trattative e condurre finalmente a conclusione la faccenda.

Il semestre che inizierà il primo luglio segnerà un altro pezzo della complessa eredità politica di Angela Merkel. Il suo cancellierato lungo un quindicennio ha caratterizzato un’era per la Germania e per l’Europa, ed è sicuramente ironico che proprio nella fase finale, di commiato, la Cancelliera abbia deciso di fare una netta inversione a U rispetto a tutto ciò che tradizionalmente ha rappresentato nell’immaginario dei tedeschi: cauta, lontana dal decisionismo di tanti suoi colleghi, sempre a debita distanza dal prendere posizioni forti e potenzialmente controverse – se si eccettua quel celebre Wir schaffen das con cui ha aperto le porte durante la crisi dei rifugiati, nel 2015.

Tanti show satirici hanno deriso, negli anni, la sua tendenza a non prendere mai una decisione, a restare ferma in attesa che i problemi si risolvessero da soli: un lusso che ora non ci si può più permettere.

Le ragioni di questa svolta probabilmente hanno a che fare sia con motivi esterni, legati appunto alla pandemia, che con motivi interni: il panorama politico tedesco è ormai già da tempo in uno stadio post-Merkel, nonostante la Cancelliera sia ancora capo del governo tutti gli attori in campo sono proiettati verso la fase successiva.

Una fase in cui i protagonisti saranno magari Olaf Scholz, il potentissimo ministro delle Finanze socialdemocratico, o Jens Spahn, il giovane ministro della Salute fra i responsabili della strategia vincente contro il coronavirus; o magari Markus Söder, il popolarissimo Governatore della Baviera e leader della Csu.

Forse è anche per questo che Merkel ha scelto di prendersi la scena un’ultima volta: proprio perché sa che è l’ultima volta. Un colpo di coda, proprio nel finale, da parte della grande temporeggiatrice.

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