Rosa del nordLe commissarie Ue di Svezia, Danimarca e Finlandia scrivono ai loro Paesi per convincerli ad accettare il Recovery fund

La Vice Presidente della Commissione Margrethe Vestager (danese) e Ylva Johansson (svedese) e Jutta Urpilainen (finlandese) hanno inviato una lettera per spiegare perché Copenaghen, Helsinki e Stoccolma devono sostenere il Next Generation Eu da 750 miliardi: «Che il nostro intero mercato interno si riprenda è anche nell’interesse dei paesi nordici»

Mancano pochi giorni al Consiglio europeo del 19 giugno in cui i 27 leader europei dovranno discutere del piano da 750 miliardi di euro proposto dalla Commissione europea per aiutare l’Unione a superare la crisi economica. A favore del piano elaborato da Ursula Von der Leyen che prevede 500 miliardi di sussidi e 250 miliardi di prestiti ci sono Germania, Francia, Italia, Spagna e tutti i Paesi del Sud Europa. Mentre gli Stati del gruppo di Visegrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca eccetto la Slovacchia – sono contrari al modo in cui sono ripartiti i fondi. Un problema anche per gli Stati cosiddetti frugali (Paesi Bassi, Austria, Svezia, Danimarca) e per la Finlandia che contestano le quote troppo generose per alcuni stati, la cifra troppo alta per le sovvenzioni e in generale il meccanismo di rimborso comune.

Il negoziato sarà difficile e tortuoso ha fatto capire il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, parlando alla stampa durante  gli Stati Generali di Roma organizzati dal presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte. Ecco perché in questi giorni dovremo prepararci a proposte, editoriali, lettere e contro lettere da parte dei politici europei per cercare di influenzare l’opinione pubblica europea e quelle nazionali per modificare l’esito del negoziato.

Per questo nel weekend tre commissarie europee, la danese Margrethe Vestager vice presidente della Commissione responsabile per la concorrenza, la svedese Ylva Johansson, (affari interni) e la finlandese Jutta Urpilainen, commissario per i partenariati internazionali, hanno deciso di firmare una lettera ai loro Paesi per spiegare perché sostenere il Next Generation Eu. 

Ecco il testo completo pubblicato sul giornale svedese Dagens Nyheter e lo Hufvudstadsbladet, il quotidiano svedese più diffuso in Finlandia

L’integrazione europea si basa su una catena di generazioni e momenti decisivi. Ora è il nostro momento per creare un’Europa migliore per i nostri figli.

Un virus ha scosso il mondo in modo più potente di un gigantesco uragano globale. Nessun terremoto, nessun conflitto, nessuna crisi finanziaria, nemmeno una guerra ha colpito così tanto in così tante parti del mondo in così poco tempo. Intere industrie si sono fermate, i confini sono stati chiusi, le persone hanno perso lavoro e mezzi di sostentamento e non da ultimo: oltre 400.000 persone sono morte a causa del covid-19.

Anche il nostro progetto europeo sta affrontando la sua più grande sfida. Nell’Unione europea, il virus ha colpito tutti, ma di più in alcuni Stati. La violenza è arrivata prima in Italia e in Spagna, mentre altri paesi hanno avuto più tempo per agire e preparare i loro sistemi sanitari. Tutti hanno cercato di proteggere i propri cittadini con quarantene e restrizioni, che a loro volta hanno danneggiato l’intero funzionamento delle comunità.

Come affrontare una crisi di questa portata? Una cosa di cui siamo sicuri; non possiamo farlo da soli. Né come singole persone né come singoli Paesi.

Quando è arrivata la consapevolezza dell’entità della crisi, l’Ue ha agito rapidamente e con vigore. Con il supporto per lo sviluppo di vaccini e diagnostica, con l’acquisto congiunto di attrezzature mediche, con il coordinamento e la consulenza sui confini temporaneamente chiusi e molto altro.

Ora è tempo per il prossimo passo.

Il 27 maggio, il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato “Next Generation Europe”. Si tratta di un potente pacchetto di recupero di 750 miliardi di euro che si aggiunge alla proposta di bilancio comunitario per il 2021-2027 di 1.100 miliardi di EUR. In altre parole, un sostegno finanziario per un totale di 1.850 miliardi di euro, per un riavvio delle economie europee.

Questo non è denaro che andrà senza vincoli nelle casseforti degli Stati membri. I fondi del piano di risanamento sono collegati agli obiettivi strategici dell’UE e saranno utilizzati per investimenti nella conversione verde, nella digitalizzazione, nella ricerca e nell’istruzione. Parliamo di aziende sane che sono precipitate nella crisi del coronavirus e hanno bisogno di ottenere aiuto per sopravvivere e investire per il futuro.

In tempi eccezionali come questo, è ragionevole che l’UE prenda a prestito sul mercato dei capitali, sfruttando come garanzia con il solido rating di credito dell’Unione. Il denaro viene quindi indirizzato agli Stati membri attraverso i programmi di ricostruzione seguiti e monitorati dalla Commissione e dal Parlamento europeo. 500 miliardi di euro saranno dati come sovvenzioni, 250 miliardi come prestiti.

Parte delle risorse proposte andrà come sforzo immediato per la ricerca sui vaccino, per nuovi metodi di trattamento e un nuovo programma sanitario.

È un impegno enorme da parte degli Stati membri e dell’UE nel loro insieme. La proposta è caratterizzata dall’idea di solidarietà; le regioni più colpite ricevono il massimo supporto. Ma è anche una proposta a beneficio dell’intera comunità dell’Unione, non da ultimo i paesi che conosciamo meglio nella parte settentrionale dell’Europa. Che il nostro intero mercato interno si riprenda è anche nell’interesse dei paesi nordici.

La metà del Pil svedese proviene dal commercio estero, la maggior parte dal commercio con i Pesi dell’UE. Circa 1,5 milioni di svedesi occupano posti di lavoro nel settore delle esportazioni.

In Danimarca, il commercio estero contribuisce a oltre la metà del PIL e circa il 25 percento della forza lavoro, 730.000 persone, dipende da questo. La Finlandia è estremamente dipendente dalle esportazioni, il 60 percento delle esportazioni è destinato al mercato interno europeo e l’industria delle esportazioni impiega 1,1 milioni di persone.

Un’Europa con disoccupazione di massa e società fallite colpirebbe direttamente le economie nordiche. Se le ruote dell’UE smettono di girare, non abbiamo un mercato interno funzionante a cui vendere.

Nessuno degli stati membri dell’UE è servito dalla povertà e dall’esclusione in un’altra parte del continente. La miseria è un terreno fertile per disordini sociali e caos politico che può diffondersi. Ora è importante prenderci cura della nostra giovinezza e del futuro di tutti.

Il Next Generation Eu riguarda davvero la prossima generazione, i nostri bambini e giovani. Non c’è nulla di buono nel virus che ha paralizzato gran parte del mondo. Ma ora è successo e il pacchetto di ripresa è progettato per gli investimenti per il futuro. Legato al bilancio tradizionale dell’UE con follow-up per ciascun paese, possiamo orientarci verso i nostri obiettivi strategici, tra cui un’Europa senza anidride carbonica nel 2050. Il pacchetto intende offrirci un ponte verso il futuro dell’Europa.

Ora si tratta di uscire da una crisi insieme o provare da soli. Nel difficile mercato globale in cui ci troviamo, è una grande differenza trovarsi in una comunità di 450 milioni di persone anziché dieci milioni.

I costi dell’adesione all’UE sono spesso discussi e questo è positivo. Ma spesso i benefici sono sfortunatamente dimenticati. Per citarne alcuni: un enorme mercato di consumo per imprese e servizi, libera circolazione delle persone, opportunità di lavoro in tutta l’UE, opportunità di studio, progetti di collaborazione in innovazione e ricerca, scambi culturali, cooperazione tra forze dell’ordine e, non ultimo: un più forte voce in contesti internazionali e in trattative.

Forse questi benefici sono dati per scontati troppo facilmente. L’integrazione europea si basa su una catena di generazioni e momenti decisivi. Adesso è il nostro momento di creare un’Europa migliore per i nostri figli.

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