Maggioranza e opposizioneSugli aiuti alle scuole paritarie i parlamentari sono tutti d’accordo

Ieri oltre 50 associazioni non profit hanno lanciato un appello online per chiedere stanziamenti più consistenti per le private «che svolgono un servizio pubblico»: il 30% rischia la chiusura. A favore deputati e senatori di Partito democratico, Movimento Cinque Stelle, Italia Viva, Lega, Fratelli d’Italia e Liberi e Uguali. La partita si gioca alla Camera

Pixabay

Il decreto rilancio aveva inizialmente previsto lo stanziamento di 65 milioni di euro per le scuole paritarie dell’infanzia a compensazione del mancato versamento delle rette da parte delle famiglie durante l’emergenza coronavirus. Di recente ne sono stati aggiunti altri 70 per le primarie e secondarie. Ma non bastano: il 30% delle realtà private rischia di chiudere.

Già da settimane le associazioni cattoliche hanno lanciato un appello per chiedere che queste scuole, che accolgono 1 milione di studenti in Italia, possano riaprire a settembre. L’appello è sfociato ieri nel primo “web-pressing” parlamentare organizzato dalle 50 associazioni non profit dell’appello pro-paritarie (Comitato Polis Pro Persona), da Ricostruire di Stefano Parisi e dal Forum delle Associazioni Familiari.

«Scuola statale e paritaria non sono sistemi alternativi o in conflitto fra loro», ha detto Domenico Menorello, deputato di Energie per l’Italia, in apertura della staffetta parlamentare, che ha visto fra i partecipanti anche Maria Elena Boschi di Italia Viva, Tiziana Drago del Movimento Cinque Stelle, Maria Stella Gelmini di Forza Italia, Giancarlo Giorgetti della Lega, Stefano Fassina di Liberi e Uguali, Piero Fassino del Pd, Maurizio Lupi di Noi con l’Italia e e Anna Ascani, sottosegretario al ministero dell’Istruzione. «A vent’anni dalla legge sulla parità scolastica, il tema della parità è un tema di libertà», ha precisato Menorello.

Sul piatto c’è una cifra variabile, a seconda degli emendamenti al decreto Rilancio che saranno accolti. «Il pluralismo dell’educazione è importante. Bisogna approfittare del Covid per superare un sistema scolastico ottocentesco», ha aggiunto Stefano Parisi. «Questi non sono soldi di Conte, sono debiti che ripagheranno i ragazzi che oggi sono a scuola. Quindi devono essere usati per loro».

A fronte di un tema che storicamente genera divisioni ideologiche in ambito di istruzione, stavolta i parlamentari sembrano tutti d’accordo. «Noi ci siamo posizionati per primi per la riapertura delle scuole. In certi territori le scuole paritarie sono l’unica soluzione educativa», ricorda Maria Elena Boschi di Italia Viva.

«Su questo tema ogni posizione ideologica deve essere sotterrata, stiamo agendo in emergenza», aggiunge Tiziana Drago del Movimento Cinque Stelle. E anche Giancarlo Giorgetti della Lega dice: «Da parte nostra da sempre siamo attivi su questo fronte, continueremo a farlo in modo coerente».

Diverse sono le proposte di emendamenti presentate finora, fra cui «l’aumento del fondo a 330 milioni con priorità 0-6 anni, e la detrazione per intero delle rette scolastiche», ricorda Maurizio Lupi. Alcune, come la possibilità per le paritarie di accedere all’ecobonus per le ristrutturazioni, sono già state accolte. Ma il dibattito alla Camera per la conversione del decreto è ancora in atto, per cui serve muoversi in fretta. «Sarebbe importante fare un incontro tra i capigruppo per mettersi al tavolo e decidere quante risorse destinare alle paritarie», dice Mariastella Gelmini, ex ministro dell’istruzione di Forza Italia, auspicando un fronte unico su come spendere gli 800 milioni che il governo ha assegnato al parlamento per le modifiche al decreto.

La proposta è condivisa fra molti dei partecipanti. «Dobbiamo combattere perché nessuna scuola paritaria debba essere costretta a chiudere. Il ristoro e il sostegno al reddito degli insegnanti, dobbiamo portarli avanti», dice Stefano Fassina di Liberi e Uguali, membro della Commissione bilancio. Che però avverte: «va indicato un ordine di priorità».

Atteso, infine, l’intervento di Anna Ascani, sottosegretario al ministero dell’Istruzione: «Io ho seguito personalmente la partita delle paritarie perché ci fosse un articolo su questo tema. Riguarda i diritti di bambini e ragazzi, il venire meno di queste scuole per lo 0-6 anni significa privare dei propri diritti decine di centinaia di bambini; il sostegno a queste realtà è doveroso».

Forse per la prima volta, i parlamentari di maggioranza e opposizione sembrano voler unire le forze in una battaglia comune, quella per difendere il diritto allo studio dei ragazzi e il diritto di scelta delle famiglie. La partita è ancora aperta. Intanto, giovedì è previsto un flash mob in piazza Montecitorio da parte delle associazioni per tenere alta l’attenzione sul tema.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta